Mutui, banche spread azzerano. Cosa cambia

Diverse banche sulla via di riduzione e azzeramento degli spread: cosa significa e vantaggi per clienti e istituti stessi

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Cosa camia con uno spread quasi a zero dato dalla banche per i mutui. Le prospettive, ama che a cosa fare attenzone attenzione ora anche dopo le recenti situazioni venute a galla
 

Le banche verso nuovi prodotti mutui più convenienti per coloro che decidono di acquistare casa ma non solo: alla luce delle ultime notizie che dopo mesi di grande ricrescita del mercato immobiliare sono tornate ad attestare un nuovo leggero calo delle compravendite, nonostante si tratti di un settore comunque in ripresa rispetto a qualche anno fa complice anche il forte calo dei prezzi degli stessi immobili, le banche hanno deciso di muoversi in diverse e più direzioni per tornare a sostenere una nuova crescita delle vendite attraverso i mutui. Le ultime notizie riguardano soprattutto la decisione di azzerare gli spread, o quasi.

Mutui: banche azzerano spread

Insieme a diversi istituti bancari che stanno mettendo a punto nuovi prodotti con cui finanziare anche oltre l'80% del valore dell'immobile oggetto di acquisto, altri hanno, infatti, deciso di azzerare gli spread bancari, del tutto o quasi. Molte sono, infatti, le banche che hanno fissato il loro spread sui mutui sullo 0.18%, un livello bassissimo che, potremmo dire, non era mai stato raggiunto prima. E la convenienza riguarda soprattutto i mutui a tasso fisso, anche se nel mese di marzo, stando a quanto riportano le ultime notizie, sarebbero stati ridotti anche gli spread sui mutui a tasso variabile.

Si tratta di un cambiamento che strapperà certamente un sorriso a tutti i mutuatari ma anche a coloro che stanno valutando ora l'acquisto eventuale di una casa. Ed è una novità che, insieme alle recenti decisioni di offrire mutui che possano finanziare mutui per oltre l’80%, potrebbe portare ad un concreto nuovo rilancio del mercato dei mutui. Forse ora più che mai potrebbe, quindi, essere il momento giusto per decidere di comprare casa.

Mutui e spread bancari ridotti: cosa significa e vantaggi per banche e clienti

Ma cosa significa per banche e mutuatari la riduzione dello spread applicato dalle stesse banche? Lo spread bancario rappresenta il valore applicato dalle banche nella concessione di mutui casa che insieme agli indici specifici di mutui a tasso fisso e variabile definiscono i tassi di interesse effettivi applicati sui mutui. Ridurre lo spread, dunque, rappresenta un'operazione decisamente conveniente, sia per i clienti, che hanno una condizione più vantaggiosa per la stipula di un mutuo con costi leggermente più bassi, sia per le banche, che offrendo costi minori puntano ad acquisire e fidelizzare nuova clientela che, a sua volta, porta nuova liquidità alla banca stessa. Abbassare lo spread, quindi, per la banca è una decisione in prospettiva, per riuscire ad avere maggiore liquidità in futuro.

Banche condannate per interessi su interessi

La Procura di Lecce vuole vederci chiaro soprattutto per quanto riguarda la concessione di mutui ipotecari con tassi di mora; conti correnti ordinari, conto anticipi e linee di credito con tassi nominali annui, tutti ritenuti oltre la soglia legale. In alcuni casi, gli otto dipendenti di banca indagati avrebbero agito, nell’esercizio della loro professione, in danno di persone che si trovavano in stato di bisogno e imprenditori, professionisti ed artigiani.

Sono tre le banche oggetto della multa per anatocismo da parte dell’Antitrust. Un provvedimento atteso dalle tante realtà civiche nate in questi anni per denunciare una pratica disdicevole, quella dell’anatocismo per l’appunto, ovvero l’applicazione degli interessi sugli interessi a debito, che tanti problemi ha creato ai consumatori italiani. La multa comminata dall’Antitrust, che in totale ammonta a ben 11 milioni di euro, inizia a fare chiarezza anche dal punto di vista normativo visto e considerato che le banche, in questi anni, hanno approfittato di un contesto in evoluzione che consente l’applicazione dell’anatocismo solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente.

E invece, secondo quanto accertato dall’Antitrust, gli istituti di credito hanno deragliato dai binari della correttezza spingendo, attraverso comunicazioni parziali e non corrette, i clienti a rilasciare le autorizzazioni all’addebito in conto corrente. Facendo credere che questo iter fosse la prassi da seguire, ha spinto i clienti a concedere l’autorizzazione. In pratica l'Antitrust contesta questo metodo perché sottintende che la pratica utilizzata per convincere i clienti non è assolutamente regolare. Anche perché le conseguenze della scelta sul fronte del conteggio degli interessi sui debitori non venivano mostrate agli stessi.

Sono tre le banche che hanno ricevuto la multa la parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per anatocismo la sgradevole pratica dell’applicazione degli interessi sugli interessi a debito che comporta l’istruzione delle sanzioni in oggetto. Una pratica che va a danno dei consumatori costretti quindi ingiustamente a pagare soldi non dovuti. E sono tanti i movimenti civici nati in questi anni con il preciso scopo di denunciare il ricorso all’anatocismo da parte di diversi istituti di credito. Le tre banche che sono state oggetto di questo provvedimento sono UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Intesa San Paolo. Le cifre da pagare sono rispettivamente di cinque, quattro e due milioni di euro per un totale di undici milioni da versare nelle casse dell’erario. La motivazione del provvedimento preso dall’Antitrust è che le tre banche hanno adottato condotte aggressive volto all’applicazione dell’anatocismo bancario.

Tali condotte sono state poste in essere in un quadro normativo in evoluzione che attualmente ne consente l’applicazione solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente. Tale strategia è stata sostenuta da varie azioni finalizzate all’acquisizione delle autorizzazioni da parte della clientela che ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici, sia sull’internet banking.

Ecco spiegate in breve le motivazioni che hanno spinto l’Antitrust a comminare la multa i tre istituti di credito. Una multa che ammonta complessivamente a ben 11 milioni di euro. Le banche, nell’adottare queste politiche aziendali, hanno fornito informazioni non attinenti al vero, o quanto meno parziali, volte cioè a scoraggiare, evidenziando solo gli effetti negativi che si sarebbero manifestati in caso di pagamento non effettuato degli interessi di mora e la conseguente iscrizione negli elenchi dei cattivi pagatori. Inoltre nelle informative non si accennava minimamente a quello che sarebbe successo in seguito all’autorizzazione connesse con l’applicazione di interessi anatocistici.

L’Autorità ha dunque ritenuto scorrette le modalità utilizzate per ottenere le necessarie autorizzazioni dai clienti condizionati a prendere decisioni che non avrebbero altrimenti preso in considerazione dell’applicazione, in caso di addebito degli interessi in conto, dell’anatocismo bancario. Nel corso dell’istruttoria sono stati svolti accertamenti ispettivi con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Ancora una situazione grave per le banche, anche se questa volta sembrare centrare i dipendenti. Ma non è l'unico fatto che a come soggetto le banche e i rapporti con la clientela

Tassi da usura

Gli indagati per una vicenda che ha dell’incedibile sono otto. A causa di prestiti concessi a tassi unitari sono scattate le indagini per quanto riguarda otto dipendenti di banca. Che, stando alle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Lecce, avrebbero concesso presunti prestiti a tassi usurai a persone in difficoltà.

Sarebbero dunque persone senza scrupolo che non avendo alcun rispetto per la situazione di queste persone ne avrebbero approfittato. I fatti risalirebbero, al periodo compreso tra il 2004 e il 2015, e coinvolgerebbero alcuni istituti di credito attivi nel Basso Salento.

L’accusa a loro rivolta è quella di usura aggravata e gli otto dipendenti finiti sotto il mirino della Procura adesso dovranno rispettare il termine di venti giorni per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal Pubblico Ministero.

Risarcimenti...

Si può chiedere risarcimento alla propria banca per i tassi dei mutui applicati se contenevano un riferimento, o meglio si basavano sull'Euribor o anche solo su una parte di esso. Lo si può fare basandosi sulla sentenza della Commissione Europea e di altre nazionali che stanno arrivando. Ma non lo si può fare per tutti gli anni e per tutte le banche. Ogni caso come sempre va esaminato nei dettagli.

Finalmente dopo anni, è stata pubblicata la sentenza del 2013, precisamente del 3 dicembre 2013, At 39914 che indica, seppur non esplicitamente che i cittadini che hanno contratti mutui basati sull'Eurbor hanno diritto al risarcimento.
E lo hanno per due motivi. Il primo è quello che ogni contratto di prestito deve avere un tasso di interesse ben determinato. Mentre l'Euribor che segue le oscillazione dei mercati non lo è. E già questo è un primo motivo di risacimento per l' art. 117 T.U.B e di invalidità del cotratto.
Il secondo che interessa solo, però, i mutui stipulati dal 2005 al 2009, è basato sul fatto che la stessa Commissione Europea nella stessa sentenza dopo lungo indagine ha confermato che quattro tra le principali banche europee manipolavano l'euribor a loro favore.
QUste quattro banche sono state condannate a 1,7 miliardi di multa, ma ora stanno iniziando anche le cause a livello nazionale dei singoli cittadini

E in Italia

Vi è un primo caso italiano del tribunale di Nocera Inferiore che seppur non ancora definitiva e preliminare indica come è necessaio procedere con l'sitruttoria dopo la denuncia e la richiesta di un processo per causa di un risarcimento di un cittadino per un mutuo contratto con una banca proprio facendo riferimento alla sentenza del 2013 della Commissione Europea.

A questo punto, inizierà il processo a cui ne potrebbe seguire diversi anni. E noi ovviamente vi terremo aggiornati sul suo esito finale.