Per chi TFR aumenta grazie a nuova legge e le importanti modifiche già in vigore e in arrivo

di Marianna Quatraro pubblicato il
Per chi TFR aumenta grazie a nuova legge

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Quali sono i motivi per cui Tfr, Trattamento di fine rapporto, potrebbe aumentare, per chi e come: cosa prevedono novità in vigore e chiarimenti

Per chi e in quali casi TFR aumenta del 5% nel 2023 grazie a nuova regola in vigore? Il Tfr, trattamento di fine rapporto, è una somma di denaro accantonata da ogni lavoratore dipendente nel corso del suo singolo rapporto di lavoro, annualmente, che viene liquidata solo a cessazione dello stesso rapporto di lavoro, per qualsiasi motivo avvenga, per esempio per dimissioni, licenziamento o raggiungimento dell’età pensionabile, e per il cui calcolo si devono seguire regole specifiche. Quest’anno in alcuni casi il Tfr è destinato ad aumentare. Vediamo di seguito perché e per chi.

  • Perchè aumenta Tfr nel 2023 e per chi
  • Quali novità già approvate quest’anno per Tfr
  • Cosa potrebbe ancora cambiare per Tfr 2023 con nuova riforma

Perchè aumenta Tfr nel 2023 e per chi

Stando a quanto riportano le ultime notizie, per effetto dell'aumento del nuovo tasso legale al 5%, salito dall’1,25%, dal primo gennaio 2023  il pagamento dilazionato del Tfr aumenterà e soprattutto nei casi di cifre elevate da liquidare. 

Quando si tratta, infatti, di Tfr di importo elevato da liquidare a fine rapporto di lavoro, le parti coinvolte, vale a dire datore di lavoro e lavoratore stesso, concordano un pagamento dilazionato, pagando un interesse uguale a quello legale, che nel 2023 è più alto dello scorso anno, per cui quest’anno datori di lavoro pagano di più e lavoratori percepiscono importi maggiori.

Per calcolare il Tfr rateizzato, bisogna moltiplicare l’importo del Tfr per il tasso di interesse legale, appunto al 5%, e per i giorni di ritardo rispetto al pagamento dovuto e infine dividere il risultato per 365.

Se, per esempio, il Tfr da liquidare è di importo pari a 15mila euro e il pagamento avviene a 100 giorni dalla scadenza, oggi l’interesse da corrispondere è di 205,47 euro, decisamente più alto dei 51,36 euro che si sarebbero dovuti pagare nel 2022.

Quali novità già approvate quest’anno per Tfr

Il nuovo tasso di interesse legale definito ufficialmente che quest’anno 2023 aumenta il valore di Tfr da liquidare è solo l’ultima novità in ordine di arrivo relativa ai Trattamenti di fine rapporto.

E’, infatti, già stata prorogata la convenzione Abi per la liquidazione dell’anticipo del Tfs ai dipendenti statali in maniera agevolata per permettere ai dipendenti pubblici di avere subito il proprio Trattamento senza dover aspettare i lunghi tempi previsti dalla legge ma solo per richieste di importo massimo di 45mila euro e ad un tasso agevolato dello 0,4% e solo se si richiede alle banche convenzionate che hanno aderito all’Accordo Quadro, che, tra l’altro, non possono applicare alcuna commissione.

E novità sono state annunciate già anche dall’Inps che si occuperà della gestione di alcune pratiche di liquidazione di Tfr/Tfs. L’Istituto ha, infatti, comunicato che si starebbe preparando a liquidare oltre 10mila pratiche per Tfr-Tfs, trattamento di fine servizio, ai lavoratori dipendenti statali secondo un piano ben preciso per velocizzare i pagamenti dei trattamenti innanzitutto ai lavoratori della scuola, sia insegnanti che personale non docente, per poi proseguire prima con i pagamenti per i lavoratori della Pubblica amministrazione e poi con le 534 pratiche di riscatto del Tfs-Tfr e 3.038 riliquidazioni, con ricalcoli cioè delle buonuscite. 

Per quanto riguarda l’accordo nuovamente raggiunto per l’anticipo del Tfs a tasso agevolato, è stato rinnovato con nuovo decreto per altri due anni e permette di ricevere il proprio Tfs in tempi relativamente ridotti rispetto a quelli vigenti.

Le leggi attualmente in vigore prevedono, infatti, tempi decisamente lunghi e differenti di pagamento del Tfs agli statali in base al motivo di cessazione del rapporto di lavoro e sono:

  • dopo 12 mesi per cessazione del rapporto di lavoro se raggiungimento dei requisiti, limiti di età o di servizio, per andare in pensione; 
  • dopo 24 mesi per cessazione del rapporto di lavoro se per dimissioni volontarie.

Inoltre, i tempi per il pagamento del Tfs agli statali cambiano anche in base all’importo maturato durante il rapporto di lavoro e che può essere suddiviso nei seguenti modi:

  • in un’unica soluzione se l’importo è pari o inferiore a 50mila euro; 
  • in due rate annuali se l’importo è compreso tra 50mila euro e inferiore 100mila euro e se l’importo lordo complessivo è superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro la liquidazione del Tfs avviene in due rate, la prima pari a 50.000 euro e la seconda pari all’importo residuo; 
  • in tre rate annuali, se l’importo da liquidare è pari o superiore a 100mila euro. 

Precisiamo che i tempi così lunghi valgono generalmente per il Tfs ma non per i pagamenti dei Tfr ai lavoratori dipendenti, che viene liquidato al massimo entro 45 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Cosa potrebbe ancora cambiare per Tfr 2023 con nuova riforma

Ma le novità 2023 relative al Tfr non finiscono qui: se il tasso di interesse maggiore per la liquidazione del Tfr è ufficiale, così come la possibilità di nuovo anticipo agevolato del trattamento, si attendono ulteriori modifiche relative a Tfr/Tfs.

Secondo le ultime notizie, le riforme potrebbero interessare la destinazione agevolata del Tfr, con possibilità di destinare il Trattamento ai fondi complementari e ottenere agevolazioni fiscali. L’ipotesi di lavoro del governo è quella di alleggerire la tassazione sui fondi pensione per consentire di destinare il Tfr alle forme integrative anche con silenzio-assenso.