Unicredit progetto Social Impact Banking lanciato

Unicredit si avvicina con il suo nuovo programma etico a cittadini, microsimprese e imprese no profit per cercarle di sostenere su tre filoni tra cui prestiti, lavoro ed eduzione finanziaria.

Unicredit progetto Social Impact Banking

Social Impact Banking da Unicredit


Unicredit ha annunciato un nuovo programma etico che sarà dapprima disponibile in Italia e poi nei restanti Paesi dove opera il Gruppo, con l'obiettivo di riuscire a
sostenere e dare beneficio in tre filoni principali ovvero verso i cittadini privati, le imprese sociali e piccole imprese o microimprese. 

Le tre tipologie del programma

Il programma avrà per ogni destinatario tre tipologie principali di intervento che si andranno, poi, ad integrare ciascuna all'interno se possibile della zona e della comunità di cui le imprese o i cittadini fanno parte.

Il primo degli obiettivo è quello di fornire dei microprestiti alle imprese che di solito sono escluse dai finanziamenti e non li riescono ad ottenere. L'obiettivo è quello di erogare oltre 5mila prestiti nei prossimi 24 mesi diventando leader di questo segmento in Italia

La seconda finalità, collegata alla prima, è quella di dare i servizi, dunque, anche i prestiti, alle migliori condizioni sul mercato, sia dei tassi di interesse ma anche dell'eventule consulenza. E di dare oltre 100 milioni di prestiti in questo modo sempre nell'arco temporale dei due anni, misurando anche l'impact financing, ovvero l'impatto sociale che queste iniziative avranno.

Il terzo mira alle scuole, con corsi gratuiti sia di educazione finanziaria che di alternanza scuola-lavoro e di formazione imprenditoriale realizzando delle sinerie
con le scuole inizialmente per il 2018 per 15mila studenti, che diventeranno nell'arco di tre anni 50mila. Questi corsi si valuterà la possibilità di realizzarli anche per i cittadini con sinergie sul territorio.

Rendite tassate al 26%

Tra le novità contenute nella legge di Bilancio, l’ultimo provvedimento del Governo Gentiloni prima dello scioglimento delle Camere che sancisce la fine della legislatura e l’inizio del percorso che porterà l’Italia alle urne probabilmente nella prossima primavera, quelle che riguardano le rendite finanziarie destano molto interesse. Ci ha pensato il quotidiano “Il Sole24Ore” a spiegare nel dettaglio quali saranno le conseguenze del fatto che verranno tassate al 26%. Una tassazione che verrà estesa anche ai dividendi e alle plusvalenze legate alle cosiddette partecipazioni qualificate.

Questo significa che la novità più importante contenuta nella legge di Bilancio consiste nel fatto che le rendite finanziarie saranno tassate a partire dal 2018 al 26 per cento e questa tassazione verrà applicata anche agli utili qualificati, sancendo la definitiva scomparsa di questa differenza tra utili qualificati e non qualificati. Un provvedimento che avvantaggerà, stando alle previsioni del quotidiano economico e finanziario più importante d’Italia, quelli che passeranno all’incasso di dividendi nella fascia di reddito che va oltre i settantacinque mila euro. Coloro che invece potranno incassare dividendi in una fascia di reddito più bassa dovrebbero risultare, invece, penalizzati da questo nuovo provvedimento.

Per le rendite, a partire da quest'anno, dunque, si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%. Questo significa che scomparirà la differenza tra partecipazioni qualificate e non con probabili ricadute positive per coloro che passeranno all’incasso di dividendi in quella particolare fascia di reddito che supera oltre i settantacinque mila euro. Rischiano, invece, di essere notevolmente penalizzati i contribuenti che incasseranno dividendi e che si troveranno negli scaglioni di reddito più bassi. Lo stesso accadrà per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Uno dei lati positivi che sembra aver convinto i risparmiatori risiede nel fatto che, dopo l’entrata in vigore di questo provvedimento, non esisterà più nessuna differenza tra plusvalenze e le minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con le minusvalenze e plusvalenze non qualificate.

Provvedimenti ovviamente che nell’ottica di chi li ha proposti dovrebbero consentire un introito positivo che per il 2018 è stato stimato pari a circa 253 milioni circa. Cifra che scenderà a dieci milioni nel 2019 prima che il saldo tra tassazione a Irpef e la nuova imposta sostitutiva assuma il segno negativo per una cifra che dovrebbe superare gli undici milioni di euro. Questo succederà dal dal 2020 in poi.

Per gli strumenti finanziari partecipativi e per i contratti di associazione in partecipazione si fa riferimento al rapporto fra apporto e patrimonio netto dell’emittente o dell’associante. Le novità avranno ripercussioni concrete anche per quel che riguarda l’impatto delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, oppure altri strumenti finanziari. Le conseguenze di questi nuovi provvedimenti interesseranno sia le persone fisiche residenti, non residenti, le società semplici e gli enti non commerciali residenti in Italia.




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di Gianluca Fiore pubblicato il