11,62 due caffè a Roma in centro, non succede solo a Venezia. Che figura

Inutile far presente come si tratti dell'ennesima segnalazione che riguarda una città turistica italiana. Ma questo non è bastato per la diffusione virale dello scontrino.

11,62 due caffè a Roma in centro, non su

Due caffè 11 euro, possibile?


Due caffè a Roma pagati da due turiste in un bar al centro 11,62 euro. Non succede, dunque, soloa Venzia o altre città già famose per fatti del genere. Ma si va ben oltre. E che figura ci fa Roma e l'Italia intera?
 

Possono due caffè costare 11,12 euro? Naturalmente no, ma ci sono delle eccezioni. Ad esempio se ci si trova a Roma, nei pressi di piazza San Silvestro e se a ordinare la consumazione sono madre e figlia. Perché è quando raccontano le due donne con tanto di scontrino in mano. Carta canta e allora ecco che il conto è presto detto: 4,50 euro per un decaffeinato, 5 euro per il caffè americano e 1,62 euro per il servizio al tavolo. Il totale della somma è presto detto e va al di là delle abitudini quotidiani. Inutile far presente come si tratti dell'ennesima segnalazione che riguarda una città turistica italiana. Ma questo non è bastato per la diffusione virale dello scontrino della consumazione con tanto di critiche da parte degli stessi italiani per il trattamento riservato ai turisti.

Lo sfogo delle donne

Non solo la foto perché le due donne hanno deciso di sfogarsi e raccontare l'accaduto con tutta la delusione possibile. Al Corriere riferiscono infatti di non aver mai subito un trattamento del genere non mi era mai successa. Il paradosso è anche un altro: le due donne erano alla ricerca di un posto economico e quel bar, "che da fuori non sembrava placcato d'oro", sembrava proprio quello giusto. Un posto come tanti, di certo non di lusso. E a dimostrazione di come il servizio non fosse stato impeccabile, nessun cameriere si è premurato di accogliere le donne che si sono sedute in autonomia e hanno atteso l'arrivo di qualcuno per ordinare un caffè americano e un decaffeinato.

E dopo la consumazione l'amara scoperta: un conto uguale a quello di una pizza e una bibita. Nel dettaglio, come anticipato 5 euro per un caffè americano, 4,50 euro per un decaffeinato e 1,62 euro per il servizio. La ciliegina sulla torta è il commento finale: "Con buona pace della nostra voglia di caffè, che ci è andato di traverso. Ma cosa penseranno i turisti? Cinque euro per un caffè è un furto" Resta ora da scoprire quale sarà la prossima città e i prossimi turisti vittime dello sgarbo dello scontrino.

Gli scontrini possono far penare per il prezzo scritto da pagare, ma talvolta possono essere anche molto divertenti o lanciare messaggi curiosi e simpatici e talvolta pure istruttivi e benauguranti. Ma non c'è solo questo riguarda gli scontrini.

Lo scontrino sardo

Perché anche quando si va alla cassa per pagare il conto ci può essere un motivo per sorridere. Ne dà la dimostrazione il bar Genia di Oliena (Nuoro) che ha pensato a un semplice accorgimento: scrivere i nomi dei prodotti in sardo. Tanto per capirci, l'aperitivo viene chiamato rifrishu, gli snack diventano pittitos e la birra di marca non può che essere birra 'e casta.

Il colpo di classe si trova però alla fine della ricevuta fiscale, dove al posto dei classici saluti compare la scritta mengius viere in salude.

Quello che adesso sta diventando un argomento di curiosità che sta facendo il giro d'Italia, non è in realtà una novità. Perché sono già diversi anni che lo scontrino viene battuto in lingua sarda. Senza considerare che lo stesso piccolo paese esibisce i cartelli stradali con i nomi dei paesi in sardo con l'obiettivo di mantenere vivere tradizioni e radici. Ma è bastata la condivisione dell'immagine dello scontrino sui social network per suscitare un grande clamore.

Altri scontrini curiosi e divertenti

Si fa presto a dire scontrino parlante perché cosa se non parole e frasi divertenti scritti nella parte frontale o in quella posteriore sono in grado di renderlo vivo e da leggere? C'è perfino chi ha provato a metterli in fila uno dopo l'altro, scoprendo come a non mancare sia proprio la fantasia. Anche se i messaggi si muovono spesso tra il divertimento, lo scandalo e l'irriverenza. Ma alcuni rischiano anche di essere poco educati, come quel "ciccione" con cui un un ristorante di Roma aveva indicato un tavolo in cui era evidentemente presente una persona con qualche chilo di troppo. Inutile far presente come la ricevuta abbia fatto il giro del web. La giustificazione del ristorante? L'appellativo si riferiva al cameriere. 

Ma che dire dell'irriverenza presente su uno scontrino di un locale di Fuorigrotta a Napoli, sintetizzato nelle parole "juventino esci pazzo, in Europa non vinci un ca...". Schermaglie tra tifosi, ma niente di grave se paragonate alla parole razziste "non lasciamo la mancia alla gente nera" che una cameriera del ristorante Anita di Ashburn si è vista scrivere a penna dai clienti. Ma purtroppo non si tratta del solo caso perché sembra che proprio questo si uno degli strumenti più adottati da chi vuole manifestare le proprie frustrazioni.

Tornando seri....

Nonostante sia già stata formalmente messa nera su bianco con il disegno di legge della manovra, la lotteria scontrini sembra destinata all'ennesimo slittamento. Si tratta di quella misura pensata per contrastare l'evasione fiscale anche attraverso una delle passioni più note degli italiani quando si parla di gioco con premi in denaro ovvero la lotteria nazionale. I risultati raggiunti sarebbero tre:

  1. i cittadini chiederebbero lo scontrino per sperare di vincere;
  2. il Fisco incamererebbe più risorse;
  3. non si ripeterebbero quegli episodi di multe salatissime per il mancato rilascio dello scontrino, in seguito all'acquisto, ad esempio, di un panino.

Stando a quanto previsto, il provvedimento sarebbe dovuto formalmente entrare in vigore il primo gennaio del prossimo anno (in realtà la prima data individuata era il mese di marzo di quest'anno), ma stando alle ultime notizie che circolano, se ne parlerà più avanti per imprecisati problemi di software. A gestire le operazioni è comunque chiamata la società Sogei, da tempo in collaborazione con l'Agenzia delle entrate.

Non si tratta di una novità assoluta perché già da tempo si parla della possibilità di applicare uno strumento che altrove sta già riscuotendo successo. Il funzionamento è semplice, è già di casa in molti Paesi - Brasile, Malta, Portogallo e Romania, ad esempio - e prevede che al posto dei biglietti ci siano i cosiddetti scontrini parlanti, richiesti dal cliente che acquista un bene o servizio. Il sistema è pensato per incentivare il rilascio della ricevuta fiscale, riducendo in tal modo la relativa area di evasione ed educando il cittadino a un corretto comportamento fiscale. L'onere per l'assegnazione dei premi dovrebbe essere quindi più che compensato dal conseguente incremento delle entrate del Fisco. Anche perché i premi, da estrarre con cadenza regolare, sarebbero a favore sia dell'acquirente di prodotti in possesso della relativa ricevuta o scontrino fiscale, sia del fornitore degli stessi che ha emesso la ricevuta o lo scontrino.

Avrebbero potuto prendere parte le persone fisiche residenti in Italia che acquistano beni o servizi. L'intera procedura sarebbe dovuta passare dall'acquisizione del codice fiscale del cliente al momento dell'acquisto. Tutti condizionali perché l'esecutivo ha deciso di alzare il piede dell'acceleratore e la partenza è stata rinviata a data da destinarsi. Lo spostamento sarà formalmente previsto nella manovra che a breve il governo presenterà in parlamento. Un primo passo indietro c'era dunque già stato. Lo scorso anno ci doveva essere una sperimentazione su piccola scala per testare il sistema. Ma a gennaio di quest'anno, il decreto Milleproroghe ha cancellato la sperimentazione mantenendo come data di partenza il mese di gennaio del prossimo anno.

Sembra dunque scontato il rinvio della lotteria degli scontrini: si tratta di una misura antievasione introdotta con la manovra e che durante l’iter parlamentare è stata anticipata al primo marzo per chi paga con la moneta elettronica. Gli aggiornamenti tecnologici sono risultati però meno facili da attuare del previsto, rendendo dunque necessario prendere tempo. La misura va inquadrata anche nel contesto del già esecutivo innalzamento della soglia di 3.000 euro per pagare in contanti. Alla base di questa scelta c'è appunto la volontà dell'esecutivo di contrastare l'evasione fiscale che, dati alla mano, ammonta a 110 miliardi di euro all'anno.

E sempre sugli scontrini un'altra contraddizione

I sacchetti a pagamento arrivano anche dal calzolaio, non privi di contraddizione, insieme all'obligo di emettere lo scontrino, dove prima non c'era. Ma la polemica sui sacchetti bio continua così come anche le iniziative per far modificare l'attuale normativa

Mentre non si placano le polemiche sui sacchetti a pagamento per la spesa di frutta e verdura, le ultime notizie si concentrano su un'altra 'stranezza' che sta per arrivare: stando, infatti, a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, l'obbligo di pagamento, con relativo scontrino, varrebbe anche per i sacchetti bio dei calzolai. In particolare, la norma che prevede il pagamento dei sacchetti per l’acquisto di frutta e verdura introduce anche l'obbligo di scontrino per i lavori di riparazione per i quali finora i calzolai erano esenti. Le legge imporrebbe, inoltre, il pagamento di tutti i bio sacchetti consegnati da commercianti e artigiani al cliente, tra cui anche i calzolai. E non solo. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dal presidente regionale veneto dei calzolai di Confartigianato, Eugenio Moro, per i calzolai il danno non si esaurisce al dover far pagare sacchetti che prima venivamo dati gratis ai clienti ma comprende anche l’obbligo di emettere scontrini per servizi che prima ne erano esenti. E si tratta di novità che sarebbe bene osservare, considerando che per i trasgressori sono previste salate sanzioni: se, infatti, vengono venduti sacchetti che non rispettano le caratteristiche previste dalla normativa, cioè che non siano biodegradabili e compostabili, si potrebbe essere soggetti ad una sanzione pecuniaria compresa tra i 2.500 e i 25mila euro, con possibilità di arrivare anche a 100mila euro.

La nuova polemica è servita, scommettiamo? Nella lunga lista degli aumenti di questo inizio 2018 rientra anche quello sul costo della tazzina di caffè al bar. E considerando il larghissimo ricorso che gli italiani fanno di questa bevanda, c'è da scommettere che non mancherà una sollevazione popolare alla pari di quanto è accaduto con i recenti rincari. E allora, il suggerimento a tutti i consumatori delle città di Milano, Roma, Palermo, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Venezia, Potenza, Torino, Ancona, Perugia, Trieste, Genova, Cagliari, Catanzaro, Trento, L'Aquila, Campobasso, Aosta, ma anche di capoluoghi di provincia e di tutti i piccoli centri italiani è di verificare se anche il proprio bar di fiducia ha ritoccato verso l'alto il prezzo della tazzina. Certo, non ovunque il costo è uguale ma questa volta Federconsumatori lamenta l'assenza di valide giustificazione per questo nuovo rialzo.

Caffè al bar più costoso, perché

Se c'è allora qualcosa che non va giù alle associazioni dei consumatori non è solo l'aumento in sé del costo della tazzina di caffè al bar. Che comunque andrà a impattare in misura rilevante sull'economia nazionale, considerando che tutti i giorni (e per più volte al giorno), gli italiani sono soliti recarsi da soli o in compagnia per gustare l'aroma del caffè. E anzi, c'è chi ricorda l'usanza di un tempo del caffè sospeso a Napoli, patria di intenditori dell'espresso, ovvero il pagamento di una tazzina per lo sconosciuto avventore successivo. Il principale punto di contestazione è la (mancata) ragione del ritocco dei prezzi in questa precisa fase congiunturale Quasi che fosse un obbligo rivedere le tariffe ogni inizio dell'anno. Tuttavia, ribadiamo, non c'è uniformità di costi e le differenze tra città e città, anche nella stessa regione, possono essere di rilievo.

E allora, rilevazioni alla mano, la tazzina di caffè più costosa è quella dei bar di Torino dove il prezzo medio è di 1 euro e 10 centesimi. Ma il capoluogo torinese non è quello che ha fatto registrare il maggiore aumento. Per quello occorre puntare a Roma dove, nel giro di un anno, il costo dell'espresso è schizzato verso l'alto dell'11,96%, Insomma, un aumento in doppia cifra che ha reso di fatto impossibile sperare di consumare un espresso a meno di euro. Nel complesso, l'aumento è stato mediamente del 5,95%. Se i consumatori di caffè di Torino e Roma non sorridono, non possono farlo neanche quelli di Firenze e Milano. Se però nella città rinascimentale il ritocco è stato dell'1,96%, nella città meneghina l'aumento registrato è stato di un tondo 8%. A proposito, e nelle città del sud, Napoli in testa, cosa è successo?

E a Napoli?

Nessun cambiamento di tendenza. Anche in qui il costo dell'espresso è stato rivisto all'insù: +5,81% a Napoli e +2,17% a Palermo. Ma con una differenza sostanziale: il tetto psicologico di un euro non è stato ancora raggiunto e il costo medio è rispettivamente di 0,91 e 0,94 euro. Qualcuno spiega che alla base di questa rivisitazione del prezzi ci sia il costo della materia prima acquistata in dollari e la (modesta) ripresa dell'inflazione. Ma si tratta delle solite spiegazioni quando si tratta di giustificare l'aumento dei prezzi.