Shopping district nuovo e ipermoderno a Parma.

Inedito shopping district a Parma e non è l'unico in Italia nuovi già aperti o in fase di costruzione.

Shopping district nuovo e ipermoderno a

Sonae Sierra e Impresa Pizzarotti & C. insieme per un nuovo shopping district a Parma


Un nuovo e ipermoderno shopping district a Parma al via. E' stato decisa la costruzione anche se non possono mancare alcune riflessioni su determinati problemi che tali strutture possono potenzialmente portare a livello italiano e mondiale
 

Mentre i piccoli negozi chiudono sempre di più nascono numerose aree commerciali di veste dimensioni per lo shopping che vogliono essere qualcosa in più e di alternativo al centro commerciale normale, anch'esso in molti casi in crisi.

A Parma, il nuovo shopping district

Quello che sta per nascere è non un centro commerciale qualunque, ma uno dei distretti economici e industriali più importanti dell'Emilia. Si tratta dello Shopping District di Parma e a metterci la firma sono Sonae Sierra, società immobiliare nel settore retail, e Impresa Pizzarotti, società impegnata in più settori, come edilizia, energia, immobiliare e infrastrutture. Più esattamente nascerà a nord del Comune di Parma, vicino al Polo fieristico della città. Troveranno allo spazio decine e decine di negozi, bar e ristoranti, un supermercato, servizi e attività di intrattenimento. L'investimento per la realizzazione del progetto ammonta a circa 200 milioni di euro, messi a disposizione da da Banca Imi, Banco Bpm e Unicredit. Nelle intenzioni si tratta di un uno dei più grandi centro del nord Italia e si propone a un bacino di utenza di livello interregionale con un'offerta commerciale extra-cittadina.
Facile allora aspettarsi i grandi marchi, tra cui quelli in franchising, e uno spazio più ridotto per quelli locali. Provando a dare qualche numero, il progetto dello shopping district, che si sviluppa su un'area di circa 300.000 metri quadri e creato su un'area dismessa, prevede un centro commerciale su più livelli e un retail park, circondati da spazi verdi a uso pubblico e oltre 5.100 posti auto, di cui 1.600 in parcheggio multipiano. I lavori di costruzione del centro commerciale sono iniziati con l'obiettivo di inaugurarlo nell'autunno del prossimo anno. Per quanto riguarda il concept il centro, spiegano le società impegnata nella concretizzazione del progetto, è improntato su un design contemporaneo e innovativo con gallerie illuminate naturalmente e spazi lounge dove incontrarsi.

E a Milano il più grande italiano aperto da poco

CityLife Shopping District si pone infatti come il più grande distretto commerciale urbano in Italia. Tutto dedicato allo shopping e al tempo libero, apre le sua porte dal 30 novembre nella città di Milano. A catturare l'attenzione sono innanzitutto le sue dimensioni: in 32.000 metri quadri trovano spazio infinite opportunità di shopping e svago, brand nazionali e internazionali, nel contesto di una strutturata curata in ogni minimo dettaglio dal punto di vista dell'archiettura e dell'accessibilità. Ma attenzione, mettono in guardia qui a Milano, non scambiare questa mega area per un centro commerciale: accanto all'offerta commerciale c'è quella di intrattenimento, non meno importante.

CityLife Shopping District a Milano è distribuito in tre aree:

  1. la galleria commerciale su due livelli (The Mall) progettata da Zaha Hadid Architects
  2. la grande piazza centrale (The Square) Tre Torri di One Works
  3. l'asse pedonale scoperto (The Street) a firma dell'architetto Mauro Galantino

Tutte loro ospitano oltre 100 unità ovvero 80 negozi, tra cui un salone per uomo, una parafarmacia e una edicola, 20 bar e ristoranti, un supermercato gourmet, uno spazio Fitness&Wellness e un cinema da 1.200 posti con 7 sale. Commercio e intrattenimento, dunque, come premesso. E senza dimenticare il grande parco, il secondo per estensione a Milano con una superficie di circa 170.000 metri quadri. Se i numeri sulle dimensioni non bastano, per capire la portata di bacino di CityLife Shopping District, basti pensare che il bacino di utenza è di 700.000 persone ovvero una città italiane di medie dimensioni. Tra i marchi spicca subito la presenza di Huawei, gigante cinese dell'elettronica di consumo che con i suoi prodotti si sta ponendo come alternativa credibile di Apple. Non si tratta di un ospite scontato perché è il primo store europeo con sistemi ecosostenibili.

Non solo hi-tech perché riecco il brand dell'arredamento Habitat, il drugstore austriaco Dm Drogerie Markt, la clinica estetica Juneco, i vari California Bakery, Cioccolatitaliani, Panini Durini, Pizza Italia Espressa, That's Vapore, Vivo. Insomma, si fa prima a cercare cosa manca anziché a stilare l'elenco delle presenze. La posizione è strategica perché CityLife Shopping District è facilmente raggiungibile in bus e metropolitana:

  1. Linea 1 - Fermata Domodossola
  2. Linee 78 - Fermata Portello M5
  3. Linea 19 - Fermata Piazza 6 Febbraio
  4. Linea 68 - Fermata Amendola
  5. Metro Linea 5 - Fermata Tre Torri
  6. Metro Linea 1 - Fermata Amendola

Chiudono i negozi, cambia il commercio e il lavoro. Nuovi schiavi italiani

Il mondo è diviso in due parti: c'è chi ha un lavoro debitamente retribuito e chi è costretto a sbarcare il lunario per 4 euro l'ora. Definirlo low cost o nuova schiavitù cambia poco, resta il fatto che questo fenomeno ha subito una decisa accelerazione negli ultimi anni, complice anche la crisi che ha spinto le aziende a cercare e proporre impieghi a cottimo. E incrociando i dati ufficiali c'è stato chi è andato alla scoperta dei mestieri sottopagati. La fotografia scattata è piuttosto impressionante, anche e soprattutto perché alla fine del mese o della settimana, il guadagno rischia di essere pari a zero per la semplice ragione che nella contabilità generale occorre inserire anche i costi di spostamento o quelli necessario per lo svolgimento dell'attività.

Salta allora fuori un tariffario piuttosto imbarazzante: 4,5 euro l'ora per un operaio agricolo, 6 euro per una cameriera di catering, 4 euro per un autista, 7,5 euro per un addetto alle pulizie, 6 euro per un facchino magazziniere, 5,60 euro per un fattorino in bici, 6,50 euro per un lavapiatti, 4 euro per un postino privato, 6,70 euro per una badante, 8 euro per un educatore di una cooperativa in subappalto. Il lavoro è a chiamata e dinanzi a questa situazione, anche vivere alla giornata diventa un esercizio complicato. Inutile ricordare come le tutele contrattuali siano inesistenti e gli straordinari sono un miraggio. Anche perché sono gli stessi ordinari a mancare. C'è una ragione ben precisa alla base di questa deregulation: non esiste un salario minimo stabilito per legge se non nel caso della contrattazione collettiva.

Non tutti i comparti lavorativi attraversano la stessa situazione ovvero fanno segnare la stessa crisi dei numeri. Fermo restando che la pratica del cosiddetto lavoro low cost è trasversale, ci sono settori ben precisi in cui si registra una maggiore percentuale di lavoratori sottopagati ovvero quelli in cui si registra il maggior numero di violazione delle paghe minime orarie di settore. A elaborare una vera e propria classifica ci ha pensato il quotidiano piemontese la Stampa. E non mancano alcune sorprese:

  1. agricoltura e settore minerario 31,63%
  2. arti e attività domestiche 30,89%
  3. hotel e ristorazione 20,66%
  4. settore immobiliare e attività amministrative 15,48%
  5. educazione 15,07%
  6. commercio al dettaglio 11,81%
  7. finanza e assicurazioni 10,24%
  8. manifattura, servizi acqua ed elettricità 10,12%
  9. salute 8,20%
  10. trasporti 7,93%
  11. costruzioni 7,41%
  12. informazione e comunicazione 7,02%
  13. pubblica amministrazione 4,15%

Stando sempre all'incrocio dei dati Istat e Inps, viene anche fuori come i settori con retribuzione media annua più bassa tra i dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici) sono in ordine decrescente attività artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento (14.280 euro lordi l'anno), noleggi, agenzie viaggio servizio supporto imprese (13.738 euro lordi l'anno), istruzione (13,611 euro lordi l'anno), attività di servizi alloggio e ristorazione (10.269 euro lordi l'anno).