Acqua contaminata, lotto bottigliette San Benedetto ritirato. Maggiori dettagli

Acqua San Benedetto Fonte Primavera ritirata dal mercato per presenza di idrocarburi aromatici: lotto interessato

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Due tipologie di Acqua San Benedetto ritirate dal mercato e poi una anomlia tutta italia

Acqua San Benedetto

Acqua San Benedetto ritirata dalla vendita perchè contaminata. Le ultime notizie confermano la decisione da parte dell’azienda di ritirare un lotto di bottiglie da mezzo litro dell’acqua minerale Fonte Primavera. Il lotto è il 23LB8137E, con data di scadenza 16 novembre 2019. Il motivo del ritiro del suddetto lotto è la presenza di idrocarburi aromatici. Alcune analisi effettuate dall’autorità sanitaria di competenza su alcune bottiglie prelevate presso un distributore automatico di bevande refrigerate hanno, infatti, rilevato un elevata presenza di idrocarburi aromatici oltre i limiti permessi. Il Gruppo San Benedetto Spa ha precisato che il ritiro vale esclusivamente per l’acqua minerale Fonte Primavera imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza di Popoli con il nome San Benedetto e limitatamente al lotto indicato, mentre per tutti gli altri prodotti del marchio ne è stata garantita l’assoluta purezza. Sul sito del Ministero della Salute si legge che i contaminanti idrocarburici ritrovati nell’acqua ritirata dal mercato sono, in particolare, xilene, etilbenzene, trimetilbenzene e toluene.

Ma c'è una curiosità...sulle bottiglie d'acqua in generale, tutta italiana

Acqua in bottiglia sì o no? Fino a un certo punto è sembrato che non si potesse fare a meno dell'acqua minerale. Poi sono arrivati i rapporti sulla ripresa del consumo dell'acqua del rubinetto, anche per contenere l'impatto ambientale delle bottiglie. Basti pensare ai soli costi di trasporto. Per i consumatori distratti, insomma, si tratta di una situazione che non può che rappresentare una fonte di confusione. Quel che è certo, senza troppi giri di parole, è che intorno all'acqua in bottiglia ci sia una business che paga. Dati alla mano, quelli diffusi da Legambiente e Altreconomia, il giro d'affari è pari a 10 miliardi euro all'anno. Ma con un dettaglio anomalo da segnalare: il fatturato per le sole aziende imbottigliatrici ammonta a 2,8 miliardi di euro, ma solo lo 0,6% arriva nelle casse dello Stato per via dell'applicazione di canoni concessionari di poco conto.

Vale allora la pena di leggere il dossier "Acque in bottiglia. Un'anomalia tutta italiana" illustrato da Legambiente e Altreconomia in occasione della Giornata mondiale dell'acqua. Vengono infatti fuori informazioni realmente interessanti su uno dei business più redditizi di sempre e che, per definizione (di acqua c'è sempre bisogno), non avrà mai crisi. Ad esempio che le aziende pagano canoni fino a 2 millesimi di euro al litro. Un importo infinitesimamente basso se si pensa che il prezzo è 250 volte inferiore rispetto a quello medio di vendita dell'acqua in bottiglia nei supermercati. Eppure basterebbe poco per invertire il trend ovvero rendere più sostenibile il modello di gestione dell'acqua. Sarebbe sufficiente, spiegano, applicare un canone minimo a livello nazionale di almeno 20 euro al metro cubico ovvero centesimi di euro al litro imbottigliato.

Nuove entrate per le regioni (se lo volessero)

Calcolatrice alla mano, basterebbe questo ritocco per consentire alle regioni, costantemente a corto di quattrini, di incamerare risorse per oltre 200 milioni di euro l'anno. Le stesse cifre potrebbero essere impiegate per implementare interventi per migliorare la qualità dell'acqua di rubinetto, per la gestione degli impianti, per la tutela della risorsa idrica o per qualunque altra misura considerata prioritaria. Ma sono solo alcuni esempio.

Sarebbe insomma una manna dal cielo in questo periodo di scarsità di fondi regionali. Volendo scandagliare in Italia, regione per regione, ecco che

  1. il Lazio, con 34 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 913mila euro a 8 milioni di euro
  2. la Lombardia, con 53 concessioni, potrebbe ricevere introiti da poco meno di 4 milioni di euro a 65,9 milioni di euro
  3. la Campania, con 10 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 1,8 milioni di euro a 37 milioni di euro
  4. il Piemonte, con 27 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 2,8 milioni di euro a 55,3 milioni di euro
  5. l'Abruzzo, con 3 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 167mila euro a 11,1 milioni di euro
  6. l'Umbria, con 16 concessioni, potrebbe ricevere introiti da 1,1 milioni di euro a 22,6 milioni di euro