Acqua in bottiglia, la piccola città che sfida Nestlè ovvero Davide contro Golia.

Il mercato delle acque minerali è in crescita tumultuosa. Basti pensare che solo negli Stati Uniti ha superato quello delle bevande gassate, altro settore remunerativo.

Acqua in bottiglia, la piccola città che

Osceola Township contro Nestlè

Il gigante dell'alimentare Nestlè ha un nuovo avversario. Anzi, una miriade di avversari considerando che a mettersi di traverso rispetto ai suoi programmi di estrazione di acqua dai fiumi locali per venderla è un interno comune del nord degli Stati Uniti. Si tratta di una piccola cittaà, Osceola Township, nel Michigan, che ha dichiarato guerra alla multinazionale svizzera perché la stazione di pompaggio, sostengono, è destinata ad aumentare lo sfruttamento del fiume Twin Creek fino al suo prosciugamento. E che ci sia qualcosa che no va per il verso giusto è dimostrato dai 200 dollari l'anno che Nestlè pagherebbe allo Stato del Michigan per il suo sfruttamento. Una cifra evidentemente troppo bassa per non scatenare la reazione della popolazione locale. Tuttavia la società svizzera restituisce le accuse al mittente, argomentando che se il livello dei fiumi è sempre più basso è anche per via della presenza di troppe dighe.

Davide contro Golia, Osceola Township contro Nestlè

La partita è allora apertissima e gli interessi in gioco sono altissimi, considerando che il mercato delle acque minerali ovvero, in genarel quello dell'acqua in bottiglia, è in crescita tumultuosa. Basti pensare che solo negli Stati Uniti ha superato quello delle bevande gassate, altro settore particolarmente remunerativo. Secondo La Presse, il mercato ha un giro d'affari di circa 16,42 miliardi di dollari. La cittadina piccola del Michigan, a 320 chilometri di Detroit, ospita una comunità agricola di circa 900 abitanti. Ma nonostante questo (o forse proprio per questo) non ha paura di sfidare la grande azienda. Nestlè, il marchio dietro cui ci sono i vari Acqua Panna e San Pellegrino, ha pronto un progetto con cui pompare 400 galloni di acqua al minuto, contro i 250 attuali. La cittadina di Osceola Township ha però presentato ricorso contestando l'irrimediabile impatto che il progetto avrebbe sulla falda acquifera.

Tasse, affari e posti di lavoro

Uno scenario contestato dalla Nestlé, secondo cui non ci sarebbero conseguenze dal punto di vista ambientale. Non la pensa allo stesso modo l'associazione Michigan citizen for water conservation, secondo cui la società svizzera ha la reputazione di andare nelle comunità rurali povere, di far loro intravedere vantaggi economici che non si materializzano mai e di sfruttare tutta l'acqua possibile finché i ruscelli si seccano, e poi se ne vanno. Parole durissime che fanno innalzare il livello di tensione sul territorio. E dinanzi alla contestazione di versare allo Stato del Michigan 200 dollari per lo sfruttamento del corso d'acqua (ogni anno l'azienda estrae 500 milioni di litri d'acqua nella regione), Nestlè replica di versare 2,4 milioni di dollari di tasse e di dare lavoro a 280 persone.

Provando a gettare lo sguardo oltre confine, sono tanti gli Stati americani che permettono alle imprese di sfruttare la quantità d'acqua che desiderano per una tariffa minima (il caso del Michigan non è il solo) a patto che non ci siano costi per le comunità ovvero che la pompino in autonomia e costruiscano le infrastrutture necessarie.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il