Italia, senza sostegni rischi avvisa Bce. Ma c'è chi si arricchisce a nostre spese. Elenco rischi per italiani

Numeri da record al quale sarà possibile fare fronte solo a colpi di sacrifici e rinunce. Come quello del finanziamento dei costosi provvedimenti immaginati dall'esecutivo italiano.

Italia, senza sostegni rischi avvisa Bce

Stop agli aiuti della Bce


L'Italia corre almeno due gravi rischi senza gli aiuti della Bce e senza particolari condizioni economiche di miglioramento. Ma nel frattempo c'è chi guadagna a nostre spese e non lo fa da ora

Inutile girarci troppo attorno e né fare finta che una decisione di questo genere non abbia immediate ripercussioni per l'economia italiana. La Bce interromperà prima o poi il programma di aiuti ovvero il quantitative easing. Si tratta di quella gigantesca operazione di immissione di liquidità attraverso l'acquisto di titoli di Stato. Sono in molto gli analisti che considerazione questa azione vitale per i conti pubblici e il mantenimenti dei pur fragili equilibri. Ma anche se aver indicato una data precisione del passo indietro ovvero del cosiddetto tapering, l'Istituto di Francoforte sa bene come questo sia il prossimo orizzonte. Già, ma quando? Più prima che poi.

Stop agli aiuti della Bce, da quando?

Se può essere d'aiuto, c'è una consolazione per l'Italia: l'interruzione del quantitative easing sarà certamente graduale ovvero non si arriverà al completo azzeramento nell'arco di una settimana. E almeno per un po' di tempo c'è da stare tranquilli perché grazie al rinnovo dei bond a scadenza, la Banca centrale europea continuerà comunque ad acquistare titoli italiani per circa 3,3 miliardi al mese. Succede perché la durata media attuale dei titoli di Stato acquistati dalla Bce è di circa 9 anni. Il che lascia stimare come fino al 2027 possano arrivare ogni anno a scadenza con successivo rimborso, titoli per 40 miliardi di euro.

Spread e spese record: quali conseguenze

Ma saggezza e lungimiranza impongono che non ci si faccia cogliere impreparati ovvero, anche e soprattutto perché - come ribattono da settimane e settimane gli analisti economici - la fine del quantitative easing è destinato a mutare le condizioni del mercato e a rendere più facile un aumento dei tassi di interesse con tutte le conseguenze del caso anche per i consumatori finali. Provando a ipotizzare gli scenari, con il passo indietro della Banca centrale europea lo spread potrebbe schizzare a 400 ovvero ben oltre la soglia d'allarme. L'esborso per lo Stato ammonterebbe così a 4 miliardi di euro il primo anno, a 9 miliardi di euro il secondo e a oltre 13 miliardi di euro il terzo.

Numeri da record al quale sarà possibile fare fronte solo a colpi di sacrifici e rinunce. Come quello del finanziamento dei costosi provvedimenti immaginati dall'esecutivo italiano. Il primo riferimento non può che andare al reddito di cittadinanza, la cui introduzione è stata promessa nell'arco di una legislatura che si profila tutt'altro che serena dal punto di vista dei conti pubblici. Ma siamo solo alle battute iniziali.

Oltre al reddito di cittadinanza è chiaro che il rischio reale è un blocco totale di tutta le iniziative politiche del nuovo esecutivo dalla tasse alle pensioni, per una vera e propria manca di soldi. 
Realtà già difficili al momento se si pensa che per i mancati introit delle cartelle rottamate hanno portato un buco di 9 miliardi certificato dalla Cote dei Conti e ch la Bce probabilmente ci chidederà un rientro di aggiustamento di bilancio di altri 9 miliardi per la situazione del debito pubblico. Insomma, anche senza il problema degli aiuti della Bce, si rischia un blocco di tutto, per un iter economico negativo da almeno 18 miliardi. E questo senza tagli alle spese o extra deficit significa imposte in più.

Ma c'è sempre qualcuno che diventa più ricco e guadagna

Non si sa bene se meravigliarsi di più per le 3.374 tonnellate di oro che fanno della Germania il primo Paese d'Europa e il secondo del mondo per riserve, oppure per la rapidità con cui è riuscita ad accumulare questo tesoro. Basti solo ricordare che alla fine dell'ultima guerra mondiale, i suoi forzieri erano stati completamente svuotati. Tuttavia grazie al surplus delle partite correnti dagli anni cinquanta, la situazione non solo si è rimessa in sesto, ma è diventata floridissima.

Tutto è stato fatto alla luce del sole, al pari dei dati contenuti nel libro di 160 pagine Das Gold der Deutschen, in cui sono ricostruite tutte le vicende recenti e si risponde in maniera più o meno esaustiva alle domande dei cittadini tedeschi sull'oro della Bundesbank. Non senza una punta di orgoglio si parla di miracolo economico tedesco dopo la seconda guerra mondiale. Ed è interessante notare che le riserve auree così come il benessere del Paese 8ad esempio gli stipendi) siano aumentate proprio nel momento della crisi economiche ha travolta l'Italia e tutto l'Ue o quasi. Non che prima non fossero salite, ma hanno avuto negli ultimi 15 anni circa, un balzo record.

Dal passato al presente, le cose vanno alla grande per la Germania, dalla crescita del Prodotto interno lodo al 3% alla disoccupazione al 3,6% fino ad arrivare a un surplus commerciale record da 300 miliardi di euro, non sembrano esserci nubi all'orizzonte.

Eppure i maggiori economisti tedeschi non nascondono qualche preoccupazione di troppo. Succede però che l'Unione europea non vive il suo periodo più brillante ed ecco che è allo studio il modo per favorire l'uscita indolore da parte degli sconti. E anche senza citarla esplicitamente, il riferimento velato è anche per l'Italia. Stando alla proposta allo studio, la legislazione comunitaria dovrebbe prevedere una procedura di uscita dall'Eurozona al pari del famigerato articolo 50 del Trattato di Lisbona appellato dalla Gran Bretagna.