Alfa Romeo previsioni boom. E ci sono speranze per i 530 di Cassino mandati a casa

Alfa Romeo sembra andare verso il boom se i numeri e le previsioni della rivista My own Forecast si riveleranno veri e saranno confermate. Nel frattempo vi sono diverse iniziative da parte dell'intero Gruppo

Alfa Romeo previsioni boom. E ci sono sp

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Secondo alcune previsioni, numeri alla mano, confermti anche da uan rivista specializzata, sta per arrivare un vero e proprio boom dell'Alfa Romeo. E nel frattempo si prendono ulteriori decisioni su altri modelli.

Grande fermento e movimento in tutto il gruppo automobilistico, con Alfa Romeo che potrebbe avere un vero e proprio boom e nello stesso tempo si pensa alla sostituto della punta e ad ulteriori modelli per i vari marchi. Con chiare ricadute occupazionali.

Boom, previsioni per Alfa Romeo di My own Forecar

Il cuore sportivo sta tornando. Come dimostrano i numeri elaborati e forniti dagli analisti americani di My own Forecar l’Alfa Romeo dovrebbe riconquistare ampie fette di mercato visto che per l’anno appena iniziato le vendite dovrebbero subire un aumento pari al trentasette per cento. Da 122mila a 168mila vetture il balzo non è certo da poco. Questo significa che anche per i lavoratori del gruppo FCA ci saranno buone notizie. Almeno per quei 530 che avevano perso il lavoro e che, con questo vento d’Oriente positivo, potrebbero essere reintegrati. Per il momento fanno parte di una riserva dalla quale pescare fino al suo esaurimento, a mano a mano che Fca Cassino Plant dovesse avere bisogno di altra manodopera. La buona notizia è che il mercato in maggiore espansione sarà quello cinese, con numeri certamente non ancora importantissimi, ma certo è chiaro che il mercato cinese rappresenta una ghiotta opportunità per tutti. Per quanto riguarda il biscione e le auto prodotte a Cassino in particolare, la proiezione di “My own Forecast” ritiene che il segno positivo riguarderà solo Giulia e Stelvio, con il suv che secondo gli analisti farà un triplo salto mortale in avanti come volumi di vendita.

Il sostituto della Fiat Punto

Perché poi è anche una questione di prodotti e non solo di organizzazione del lavoro. E così allo stabilimento di Melfi si interrogano su quale auto raccoglierà l'eredità dalla Fiat Punto, l'utilitaria per famiglie per eccellenza. L'interrogativo è inevitabile perché entro l'estate non verranno più prodotti i modelli di segmento B. Da qui la richiesta delle organizzazioni sindacali di maggiore chiarezza, anche perché la questione è strettamente legata ai dipendenti storici, ma anche ai nuovi assunti e agli interinali. A ogni modo, non potevano mancare le indiscrezioni sulla vettura che prenderà il posto della Punto al termine della sua produzione. Tra le opzioni ci sarebbe la realizzazione di un'auto sulla base della brasiliana Fiat Argo, mezzo ibrido a doppia alimentazione. Eppure, non si possono dimenticare le parole pronunciate al Salone dell'auto di Detroit da parte del numero uno di Fca, Sergio Marchionne, che non ha chiuso completamente le porte alla possibile proposizione di una nuova generazione di Fiat Punto. Ma anche in caso di accensione del semaforo verde, lo stabilimento sarebbe quello di Melfi?

Il piano globale

Mentre Sergio Marchionne chiuse l’operazione di fusione tra Fiat e Chrysler, c’era qualcuno che storceva il naso. Ma a distanza di qualche anno la straordinaria capacità visionaria del manager italiano è stata premiata dai risultati visto che quell’operazione ha permesso all’azienda automobilistica italiana di riprendere vigore ed evitare la scomparsa. Un destino che sarebbe stato ineluttabile analizzando l’evoluzione di un mercato che vede competere gruppi sempre più grandi. Il successo di Fca è conclamato dal piano industriale in preparazione e che mostrerà al mercato un’azienda dinamica e in piena forma che proverà a conquistare altre fette di mercato grazie ai suoi modelli che hanno fatto dell’innovazione la priorità assoluta. La Jeep, in questo processo sarà in prima fila.

Sembra passato un secolo dai tempi in cui la Fiat rischiava grosso. Un’azienda che appariva ormai decotta, incapace di mutare pelle e di adattarsi alle novità di un mercato che concedeva sempre meno ai piccoli gruppi industriali nazionali, residuato di quel capitalismo novecentesco inghiottito da una globalizzazione spietata che poi è quella che governa ancora l’economia globale. L’intuizione e la capacità manageriale di Sergio Marchionne impedì che quel destino si compisse ed oggi, grazie alla fusione con Chrysler Fca è una delle aziende più solide nel panorama internazionale.

Più solida e anche più dinamica come dimostrano le novità contenute nel piano industriale in preparazione. A partire, per esempio dal nuovo modello della Jeep Cherokee, sempre in prima fila nella stagione del riscatto o regionali come l’inedita interpretazione del robusto pick-up Ram 1500. Modelli destinati ad ampliare il raggio d’azione del più internazionale dei brand di Fca, che si affaccia nel 2018 puntando a vendere oltre due milioni di vetture.

Marchionne parlando a Detroit in occasione di uno dei saloni per l’auto più importanti del mondo ha sottolineato che il successo di Jeep, sempre in prima fila nella strategia di rilancio dell’azienda italiana diventata una multinazionale, è uno dei principali fautori dell’indipendenza di Fca da legami con altri gruppi automobilistici e che l’azzeramento del debito è a portata di mano ma, soprattutto, ha aggiunto il capitolo riguardante Ferrari che, nel 2020 darà alla luce il suo primo Suv.







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di Luigi Mannini pubblicato il