Amazon consegnerà bagagliaio delle auto i pacchi. E nuovi robot rivoluzionari per casa. E modifiche invii Italia

Amazon si muove sotto diversi aspetti, ora per la consegna con Volvo e direttamente nel baule dell'auto, ma anche oltre.

Amazon consegnerà bagagliaio delle auto

Amazon consegnerà i pacchi nel bagagliaio delle auto, ecco i dettagli


Amanzo si muove su più aspetti, cercando di migliorare l'esperienza utente, ma non solo. Alcune iniziative sono dapprima lanciate in Usa, me altre si attendono anche in Italia.

Amazon accordo con Volvo e consegne nel bagagliaio

Facilissimo parlare di novità quando c'è di mezzo Amazon. La capacità di innovare fa parte del suo dna ed ecco allora che fa la sua comparsa la consegna dei pacchi nel bagagliaio delle auto. Due precisazioni sono indispensabili. La prima è che l'intesa riguarda per ora solo Volvo. Tuttavia è facile credere come la collaborazione con la casa automobilista svedese possa rappresentare un precedente al quale far seguire altre partnership. In seconda battuta, non tutti i Paesi sono coinvolti. Ma se la sperimentazione dovesse andare a buon fine, ecco che potrebbero essere coinvolti anche altri mercati, compreso quello italiano. Già, ma come funziona il servizio per ora disponibile ai sottoscrittori del programma Volvo On Call e ai clienti Amazon Prime. Molto semplicemente, dopo aver scaricato l'app Amazon Key ed effettuati gli acquisti dei prodotti, è sufficiente indicare l'opzione di consegna In-Car al momento del pagamento. A quel punto i corrieri della società penseranno al resto.

Il progetto dei robot segreti

Quando c'è di mezzo Amazon, ogni scenario può realmente concretizzarsi. Prima di diventare un'azienda leader del commercio elettronico operava nel più classico dei ripostigli. E poi ha cominciato a individuare nuove sfere di business prima degli altri. Come quella dei lettori di libri elettronici con il Kindle a farla da padrone. Ma si potrebbe naturalmente citare anche l'assistente digitale Echo o i droni della consegna. Insomma, Amazon fa dell'innovazione uno dei suoi cavalli di battaglia. C'è allora poco da meravigliarsi se l'intenzione è adesso quella di costruire robot domestici. O meglio, c'è da essere sicuri che Jeff Bezos faccia terribilmente sul serio e con ogni probabilità riuscirà a fare centro.

I dettagli sono per ora pochi proprio perché si tratta di un progetto top secret. Si sa però che il nome in codice è Vesta e a coordinarlo è Gregg Zehr, a capo della divisione di ricerca e sviluppo hardware Amazon Lab126 con sede a Sunnyvale, in California. Si tratta di quel ramo d'azienda responsabile dei dispositivi Amazon, come i set-top-box Fire TV e la gamma di tablet Fire. L'obiettivo è allora quello di realizzare una nuova generazione di robot per le famiglie e a dimostrazione di come Amazon faccia sul serio, la ricerca di personale è costantemente aperta per posizioni come Principle Sensors Engineer Robotics e Software Engineer. Vale comunque la pena far presente come la società di Jeff Bezos non abbia confermato (ma neanche smentito) queste voci.

Ma poi, quali attività può svolgere il robot segreto Vesta? Qui si entra su un terreno minato perché le certezze sono realmente poche. Se i prototipi dei robot sono equipaggiati con telecamere avanzate e software di visione artificiale e capaci di nuoversi nelle case come se fossero auto a guida autonoma, c'è da credere che queste caratteristiche saranno sfruttate fino in fondo e troveranno abbondantemente spazio. In ogni caso, nulla a che vedere con i robot progettati da Amazon Robotics, società controllata da Amazon con sedi in Massachusetts e Germania. Ma che il settore sia vivo e suscita gli appetiti di altri produttori è davanti agli occhi di tutti.

La capacità di Amazon di diversificare

Proprio questo è uno dei punti di forza: la capacità di allargare i suoi spazi di business, di creare più società all'interno dell'azienda madre. Qualche esempio? Lo sbarco nei servizi cloud per le aziende, nell'intelligenza artificiale con l'assistente digitale Alexa e gli smart speaker Echo, nello streaming mediatico, nei supermercati con Whole Foods, nella logistica e nelle consegne.

Amazon, 20 città per la nuova sede

Parte ufficialmente la caccia alla nuova sede di Amazon. La società di Jeff Bezos ha rivelato la short list per il secondo headquarter da 5 miliardi di dollari e 50.000 nuovi posti di lavoro. Si tratta di una decisione che rivela in tutte la sua chiarezza i piani di investimento della più popolare delle piattaforme di ecommerce, intenzionata a confermarsi protagonista della scena. E considerando che delle 238 che si sono fatte avanti per accogliere il nuovo stabilimento Amazon, si intuisce il fermento che c'è intorno a questa operazione. L'impatto economico è di grande spessore, anche sotto il profilo occupazionale, come rivelato dalla stessa multinazionale del web.

E allora, quale delle 20 città che sono passate alla fase finale delle selezioni taglierà il traguardo? In ballo ci sono grandi nomi ovvero alcuni tra i più importanti centro a stelle e strisce. Ma con una eccezione ovvero al candidatura di una città oltreconfine, la canadese Toronto. Più nel dettaglio, a concorrere per la seconda grande sede di Amazon sono rimaste Atlanta (Georgia), Boston (Massachusetts), Chicago (Illinois), Columbus (Ohio), Dallas (Texas), Denver (Colorado), Indianapolis (Indiana), Los Angeles (California), Miami (Florida), la contea di Montgomery (Maryland), Nashville (Tennessee), Newark (New Jersey), Northern Virginia (Virginia), Philadelphia e Pennsylvania (Pennsylvania), Raleigh (North Carolina) e Washington Dc.

Difficile capire sin da ora dove si orienterò la scelta della multinazionale di Jeff Bezos, anche se alcune coordinate appaiono chiare. Sin dal momento in cui ha reso pubblico il bando per la partecipazione, Amazon ha spiegato di privilegiare quei siti con almeno un milione di cittadini e vicini a uno scalo aeroportuale internazionale. Ma non ci sono solo ragioni logistiche a ispirare l'azione, perché ha evidenziato anche l'importanza della capacità di attrarre e trattenere talenti nel settore delle tecnologie. Delle 20 città rimaste, tutte potrebbe ambire al tagliare il traguardo anche se, ammette Amazon, anche la prima scrematura non è stato affatto un'operazione semplice e indolore.

Da quel processo - ha voluto rendere pubblico per lodare il fermeno che si registra negli Stati Uniti - sono venuti a conoscenza di una serie di comunità nel Nord America che possono considerare come location per investimenti su infrastrutture e creazione di posti di lavoro. Insomma, anche se questo treno scappa via perché poi c'è spazio solo per una città, altre occasioni possono replicarsi nell'immediato futuro.

Come Vente-Privee prova a scalzare Amazon

Per il resto Vente-Privee tenta di coprire quanti più settori di vendita possibili, dai tradizionali comparti dell'abbigliamento, degli accessori, dell'oggettistica e dell'hi-tech fino ad arrivare allo sport e alla gastronomia, dagli accessori ai dispositivi hi-tech. Si tratta allora di una strategia vincente in grado di fare la differenza, magari cavalcando i contrasti di Amazon con alcuni governi sul piano fiscale? Difficile a dirsi sin da ora e il recente caso degli Stati Uniti non gioca a favore dei transalpini. Sarà perché si tratta di un mercato iper competitivo in cui ogni brand produce capi per gli outlet e dunque a prezzi ribassati, ma il progetto non è decollato.

Jacques-Antoine Granjon, fondatore e Ceo di Vente-Privee, scommette anche sulle collaborazioni di qualità, quelle in grado di fare la differenza e aumentare il grado di referenza. Basti pensare a quelle con l'École 42 ed Epitech su l fronte hi-tech e utili appunto per la formazione. Stando agli accordi, i partecipanti più meritevoli possono essere assunti direttamente dalle aziende. In pista c'è anche l'intesa con l'hub con 80 postazioni e un team all'interno del campus parigino Station F. L'obiettivo? Dare una spinta alle startup con progetti dediti al fashion retail e ai servizi mirati alla trasformazione dell'esperienza di shopping nei negozi. Se non è questa innovazione...

Nel frattempo Amazon in Italia taglia spese spedizioni

Una riduzione interessante da Amazon Italia per quanto riguarda le spedizioni veloci, attendo ulteriori servizi che dovrebbero arrivare anche in Italia. E poi alcune storie che hanno davvero dell'incredibile in riferimento alle consegne Amazon e non solo

E' stato deciso il taglio dei costi delle consegne veloci da Amazon Italia ed è diventato operativo e ufficiale dalla scorsa notte. Non, però, per gli abbonati Prime.

Si è scesi a 5,99 euro dagli 8 euro precedenti per la consegna in un giorno lavorativo, mentre per Milano per la consegna serale è diventata 8,99 invede di 10 euro+ 4 euro epr ciascun prodotto ordinato. Questo chiaramente è un vantaggio per gli ordini con più prodotti e presto dovrebb passare anche ad altre città principali come è successo per altri servizi.

E proprio sulle spedizioni....

Tutto in casa, dalle vendite alla consegna. Amazon compie un passo decisivo nel mercato del commercio elettronico e trova un altro comparto di business. Il più importante player dell'ecommerce mondiale riuscirebbe a raggiungere due obiettivi con una sola mossa. Da una parte si libererebbe, almeno parzialmente, dai costi e dalle grane che derivano dal rapporto con i corrieri. Dall'altra si andrebbe a infilare in un business redditizio. Senza contare l'ottimizzazione dei tempi di consegna a favore dei consumatori. E non si tratta solo di un'idea perché il progetto Shipping with Amazon è ai nastri di partenza è nell'arco di poche settimane è pronto a trasformarsi in realtà nella città di Los Angeles. Poi, in base al successo dell'iniziativa, è pronto un allargamento anche del resto del Paese e magari anche altrove, Europa e Italia inclusi.

La società di commercio elettronico è allora pronta a prendere in mano l'intera filiera, dalle vendite alla consegna. Manca solo la produzione, ma solo in parte, considerando i servizi che portano già la sua firma. A ogni modo, se le anticipazioni del Wall Street Journal troveranno riscontro, siamo allora davanti a una vera e propria rivoluzione dalle prospettive senza limiti. Perché se Amazon diventa un corriere, appare evidente come prenderà in mano un'intera linea di business. E che qualcosa sia da tempo nell'aria è dimostrato non solo dai chiacchierati droni per la consegna dei pacchi così da evitare gli ingorghi stradali nelle grandi città, ma anche la presunta creazione di una flotta di aerei da trasporto e perfino di navi per le spedizioni marittime.

In ogni caso, anche se non è affatto da escludere che Amazon riesca a fare centro nell'arco di poco tempo, occorre procedere con la dovuta cautela perché è molto complicato riuscire di fatto a diversificare gli ambiti di affari in due macro settori. Non è un caso che Shipping with Amazon stia iniziando da una sola città in una sorta di sperimentazione per scoprire quali sono le principali difficoltà nella gestione del servizio. Che l'iniziativa stia facendo discutere e addirittura preoccupare e società di consegna e di spedizione a livello nazionale, è dimostrato dai campanelli di allarme che sono stati fatti suonare a più riprese nelle ultime ore con l'invocazione di una precisa regolamentazione. La questione è caldissima e c'è da credere che Shipping with Amazon sia solo una tappa di un cammino ben più lungo destinato a durare ancora per molto tempo.

E in Italia su consegne Garante interviene, ma nel frattempo Amazon si espande

Continua in maniera molto forte lo sviuppo di Amazon in Italia, ma nello stesso ci sono problemi su diversi aspetti e questa volta ne arriva uno molto concreto ovvero la diffida da parte di Agcom, Garante dela Comunicazione, di diventare uin corriere, o meglio un operatore postale come sta facendo ormai di fatto da diversi mesi sul nostro territorio. In quanto si comporta come un corriere espresso, spedisce pacchi e pacchettini direttamente dai propri centri o ha acquisito alcuni esterni.
Il costo per diverntalo è molto basso, poco più di 600 euro, ma la questione sono le regole che cmabierebbe, in modo aprtiolare le condizioni per i lavoratori e i diritti sindacali con conseguenze per i contratti. E proprio quando ci sono stati i primi scioperi da parte dei lavoratori Amazon in Italia., 
A questo punto dìse da una  parte come si vede sotto, Amazon si sta svilupando fortemente in Italia, dall'altro arriva questa doccia gelata. Che cosa deciderà l'operatore?

Amazon mette le radici anche in Italia. Più precisamente a Milano, città che conferma ancora una volta di essere il vero propulsore economico-finanziario del Paese attirando su di sé investimenti di questo calibro. Il quartier generale italiano della piattaforma di e-commerce leader mondiale del settore è stata individuato e realizzato in una struttura davvero immensa con i suoi diciassettemila e cinquecento metri quadrati di superficie nel cuore del distretto high tech della metropoli meneghina.

E Amazon sarà in buona compagnia visto che in questa zona si trovano anche le sedi operative di Microsoft e Samsung e con i suoi quattrocento dipendenti si confermerà come un colosso multinazionale anche rispetto alle aziende prime citate. Dipendenti che potranno lavorare in una struttura moderna e funzionale visto che l’impianto di illuminazione permetterà alle luci di accendersi automaticamente. Non solo tecnologia però perché la struttura prevede anche piazze interne dove incontrarsi per scambiare pareri o per cercare un po’ di relax, cucine, strutture per il relax, terrazze panoramiche. Una struttura infine anche attenta all’ambiente con i suoi duecento metri quadri di pannelli solari sul tetto e piazzole di ricarica per le auto elettriche nei parcheggi. Previsti anche ulteriori sviluppi in Italia. Vediamo quali

Sono quattrocento i dipendenti di Amazon che sono entrati nel nuovo quartier generale di Amazon a Milano. E le impressioni sono state molto positive visto che rispetto alla vecchia struttura è aumentato non solo lo spazio a disposizione ma anche il comfort di poter approfittare di una sede nuova, moderna e funzionale. Parcheggi interni per auto e bici che a Milano rappresentano un bene primario e la possibilità di farsi anche la doccia visto che i bagni ne sono forniti in abbondanza. Oltre 17.500 metri quadri spalmati su due blocchi, nel centro di Milano, sui Bastioni di Porta Nuova, praticamente dando le spalle a Eataly. Zona emergente ma già abbastanza chic per la più grande Internet company al mondo.

Questo investimento di Amazon rappresenta solo il primo passo verso un futuro ancora più grande visto che sono previsti ulteriori sviluppi in Italia. Primo step il numero di dipendenti che da quattrocento saliranno presto a più di mille, ragion per cui nel prossimo periodo sono previste assunzioni di diverse figure professionali. È inevitabile per una città che si sta accreditando sempre più come centro nevralgico delle politiche future per il mercato italiano. L'inaugurazione del quartier generale sancisce il definitivo ingresso di Amazon in Italia, una conseguenza anche del ritrovato accordo col fisco nazionale.

Dopo le accuse dello scorso aprile di aver evaso centotrenta milioni di tasse in Italia Amazon ha firmato un accordo nel quale vengono chiariti per bene alcuni aspetti legati al prelievo fiscale. Con la nuova sede operativa sono tutti contenti: Milano, che rafforza la sua immagine di capitale economica del Paese e città tecnologicamente all'avanguardia a livello internazionale, Amazon che lascia gli ormeggi e non nasconde più la sua presenza cospicua in Italia come accaduto fino a qualche tempo fa e l'Agenzia delle Entrate, che ha certamente risposte adeguate alle proprie esigenze. Insomma, la regola principale affinché un business vada a buon fine, e cioè che quella che tutti i soggetti che rientrano nel medesimo affare, siano contenti delle condizioni createsi, è stata rispettata. Ora non resta che attendere le assunzioni per poter essere pienamente soddisfatti di questo importante investimento.

E punta sempre più a diventare banca

Da una parte i colossi del Web, fanno paura alle banche tradizionali perchè potrebbero loro stessi trasformarsi in istituti di credito. E in parte lo fanno già come Amazon che ha lanciato da tempo un servizio prestiti e sarebbe pronta a conti depositi. E se non si può fare la guerra, allora, almeno alcuni istituti bancari come Bak of America di Merrill Linch si alleano. Infatti, quest'ultima ha siglato un accordo proprio con Amazon per potenziare il servizio prestiti e non solo.

Da una parte ci sono le nuove regole Mifid II e Psd che apriranno le porte del credito ai colossi del web. Dall'altra, secondo gli analisti, la Cina sarà il bacino più grande al mondo per i prestiti online. Ed è sulla base di queste due coordinata che occorre leggere con attenzione il rapporto tra banche e Fintech ovvero cosa potrà accadere nel corso del 2018. C'è un nome da segnare sul taccuino: è quello di Alibaba. La multinazionale cinese guida la corsa del Fintech e sfida adesso le banche tradizionali con 160 miliardi di dollari. Come spiegato dal vicedirettore di Bankitalia, Fabio Panetta, gli istituti di credito devono comprare le società del Fintech o sono destinate a essere assorbite da loro nel giro di pochi anni.

Si tratta del frutto dell'innovazione che galoppa, anche se il dirigente della Banca d'Italia considera i Bitcoin una scommessa prima ancora che una moneta. A suo dire, è sbagliato parlare di valute virtuali perché non hanno uno Stato alle spalle e sono solo contratti speculativi.

Numeri alla mano, la quota di profitti delle banche che tra dieci anni potrebbe sparire a causa dell'arrivo del Fintech è pari al 60% e ammontano già tre miliardi i finanziamenti erogati da Amazon con il servizio di prestiti lending, attivo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone. Sempre secondo Panetta, se un gigante del web chiedesse una licenza, potrebbe ottenerla dimostrando di avere tutti i requisiti. Provando a mettere alcuni punti fermi, la tecnofinanza (Fintech) o tecnologia finanziaria è la fornitura di servizi e prodotti finanziari con le più moderne tecnologie. I servizi vanno dalle transazioni dei Bitcoin ai pagamenti online con lo smartphone fino all'intermediazione e alla gestione del rischio con i consulenti robot.

Si accennava ai servizi proposti dalle grandi multinazionali di Internet. Ebbene, c'è Amazon Lending che offre prestiti ai piccoli negozianti che vendono sul suo portale di commercio elettronico. Il servizio è adesso disponibile negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone. In poco tempo, la società di Jeff Bezos ha erogato 3 miliardi di dollari di finanziamenti a un totale di 20.000 clienti-rivenditori. E ora questo servizio andrà a potenziarsi con Bank of America

E le prospettive sono incoraggianti e di costante crescita. Amazon non è la sola società perché sul pezzo c'è da tempo PayPal. Il colosso nei pagamenti online ha appena messo piede nel settore dei conti deposito, i salvadanai virtuali diventati popolari soprattutto tra i piccoli risparmiatori. Permetterà ai suo utenti di accedere a oltre 40 conti di diverse banche di tutta Europa, Italia inclusa.

Fari puntati anche su Alipay. Si tratta del braccio bancario di Alibaba. In Cina è il sistema di pagamento più diffuso con oltre 450 milioni di utenti. Da poco ha stretto un accordo in Italia con la banca Unicredit e consentirà a turisti e commercianti cinesi in visita nel nostro Paese di pagare attraverso la sua app. E anche Facebook, la società che gestisce la più popolare delle piattaforme di social network, guarda questo settore con grande interesse.