Postini genovesi in allarme: troppi pacchi Amazon, tantissime città colpite. Tre curiose vicende

Se da una parte in Italia i pacchi Amazon preoccupano le poste e i corrieri come denunciano preoccupati i postini genovesi che si dicono letteralmente sommersi dall'altra c'è la storia dell'uomo che continua ricevere pacchi mai richiesti

Postini genovesi in allarme: troppi pacc

Postini Genovesi allarme pacchi Amazon e la storia del Sign. Miller


E' diventato nazionale il problema dei corrieri genovesi, ma in realtà si stanno avendo gli stessi disagi in molte città italiane. I corrieri stanno ancora smistando migliaia di pacchi che sarebbero dovuti arrivare per Natale. Molti sono smarriti, molti probabilmente torneranno indietro ad Amazon senza mai esser consegnati. E c'è chi invece ha il problema contrario, ogni giorno riceve un pacco senza averlo mai richiesto.

Se da una parte si perdono pacchi e ci sono situazioni di vero allarme come quello dei postini genovesi che denunciano di essere sommersi da pacchi Amazon, dall'altra ci sono storie davvero curiose come quella del Sign. Miler.

La storia del Sign. Miller e Amazon

Da circa 5 settimane negli Usa, il Sig. Terry Miller sta ricevendo in continuazione pacchi da Amazon almeo 4-5 al giorno, ma anche di più di prodotti che non ha mai ordinato.

Sono quasi tutti prodotti per cellulari, accessori e simili, e nonostante le richieste ad Amazon di bloccare questi invii, la società di Bezos ha risposto che non può fare nulla in quanto sono tutti regolarmente pagati.

A questo punto Miller ha avvertito la polizia, ma si è sentito rispondere la stessa cosa sono prodotti leciti e tutti perfettamente pagati.

Ma da chi?

E' questo ora il problema, al momento da un anonimo sconosciuto e Miller non riesce ad ttenere il nome da nessuno. E i doni continuano ad arrivare, con una domanda che sorge spontanea...quale sarà il messagio o lo scopo per cui vengono inviati?

Ritardi pacchi Amazon e dispersi

Per la prima volta, questo Natale, il viaggio dei pacchi verso la propria destinazione non è andata sempre a segno nei tempi prestabiliti. Infatti i corrieri e la stessa Poste Italiane si sono ritrovati con un carico superiore al previsto, nonostante si fossero preparati a contenere i picchi di ordini online per consegnare in tempo i regali di Natale. Vediamo cosa è successo e come è la situazione attualmente e come risolvere.

C'è qualcosa che non funziona nella filiera degli acquisti perché queste festività di Natale sono state caratterizzate da qualche disservizio di troppo sul fronte della spedizione di pacchi e pacchetti. Mettiamo da parte i problemi interni di Amazon, nel mirino sono finite sia Poste italiane e sia numerosi corrieri. E proprio nei giorni in cui il volume del traffico ha raggiunto il suo picco annuale. Basta leggere le tante segnalazioni inviate alle associazioni dei consumatori per rendersi conto come si tratti di un fenomeno che coinvolge, anche se con intensità differenti, tutte le regioni italiani. Eppure, lo ribadiamo ancora, lo stupore è tanto perché in previsione dell'aumento del numero di spedizioni di cartoline (perché c'è ancora chi le spedisce), lettere di auguri e di pacchi regalo per sé e per altri, il tasso di attenzione avrebbe dovuto essere maggiore.

C'è poi un caso che in questi giorni sta facendo parlare di sé. Protagonista suo malgrado è un bambino che sta ancora aspettando di ricevere il regalo della nonna a oltre tre settimane dalla sua spedizione. Il piccolo vive con la mamma in Inghilterra, a Manchester per la precisione e dalla Puglia era partito un pacco con tanto di tracciamento del tragitto e pagamento di un supplemento per la consegna veloce. L'anticipo è stato certamente congruo (il 4 dicembre, come da ricevuta rilasciata dall'ufficio postale di Giovanni D'Agata, in provincia di Lecce) e la spesa extra di 37 euro per accorciare i tempi di recapito sembravano sufficiente per permettere di scartare il pacco regalo il giorno di Natale. Eppure allo stato nulla è arrivato con la conseguente delusione sia di chi l'ha spedito e sia di chi l'avrebbe dovuto ricevere.

Ma non è tutto perché il pacco è scomparsa. Significa che il codice del tracking indicato dal corriere Sda, il corriere di Poste italiane che si occupa delle spedizioni, non porta da nessuna parte e a oggi non si sa dove sia localizzato il pacco. E tra l'altro stiamo parlando di un pacco di 15 chili, non proprio così leggero e facile da smarrire. Per cercare di venirne a capo, ma senza la certezza di arrivare a soluzione, ci sarebbe la possibilità di contattare l'assistenza telefonica. Peccato solo che si tratti di un numero a pagamento. Esattamente quello con prefisso 199 con costi variabili da un minimo di 5,67 a un massimo di 14,49 centesimi di euro al minuto a seconda del giorno e della fascia oraria della chiamata. Insomma, oltre al disservizio si aggiunge anche la beffa non così facile da accettare.

E non è tutto perché stando allo Sportello dei Diritti che ha portato alla luce il caso del piccolo Matteo, si tratta solo di uno dei tanti episodi di pacchi smarriti che si continuano a verificare nonostante il miglioramento delle tecnologie e delle tecniche di spedizione. Da qui la doppia raccomandazione del sodalizio a tutela dei consumatori di presentare reclamo, anche attraverso queste associazioni, e di ricordare che Poste italiane, Sda o qualunque corriere sono responsabili civilmente, in qualità di vettori, della perdita o deterioramento del bene consegnato.

Ma altre storie curiose non mancano

A chi è mai capitato di fare un ordine di acquisto su Amazon e ricevere un prodotto differente da quanto richiesto e pagato? Anche se è raro, può succedere. In fin dei conti le procedure sono informatizzate e l'errore umano è sempre dietro l'angolo. Poco male, perché c'è sempre il diritto a restituire il prodotto non conforme. Ma come metterla se nella confezione d'acquisto sono presenti 40 chili di marijuana? Come possiamo immaginare di esercitare il diritto alla resa? Ma soprattutto, è realmente possibile trovarsi in una situazione paradossale di questo tipo? La risposta è affermativa, come raccontano una coppia di Orlando, in Florida, che non aveva fatto altro che acquistare banalissimi contenitori di plastica sul portale di ecommerce.

Viene da sorridere, naturalmente, ma anche da credere che i due non siano affatto consumatori di marijuana, come dimostrato dalla pronta denuncia. La storia è stata raccontata dal sito WFTV e ha tutti i crismi dell'eccezionalità. La coppia si resa conto come qualcosa non andava per il verso giusto sin dal momento della consegna del pacco da parte del corriere. Quello che doveva essere un pacco leggerissimo si è infatti rivelato qualcosa di eccessivamente pesante. Perché? Pochi secondi dopo è arrivata la risposta. All'interno dei contenitori di plastica erano presenti due ulteriori pacchi ben avvolti con carta verde, del peso complessivo di circa 40 chili, contenenti marijuana.

La reazione è stata tra la sorpresa e il sorriso, ma immediatamente è scattata la telefonata alle forze dell'ordine. E il bello è che neanche gli agenti credevano ai loro occhi. Siamo pronti a scommettere che per qualche minuto abbiano anche avuto qualche dubbio sulla veridicità della versione dei fatti raccontata dalla coppia. Non conosciamo l'identità dei due e né l'età. Sappiamo solo che sono fidanzati e che, in seguito alla denuncia, sono scattate le indagini per individuare il responsabile ovvero in che modo quel carico è finito nella spedizione, evidentemente per errore. I due non hanno nascosto il timore di essere entrati involontariamente in un giro pericoloso, e per qualche ora se la sono vista veramente brutta.

Sulle prime Amazon non è stata in grado di fornire una spiegazione, non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica e crediamo che abbia già avviato una indagine interna per ricostruire l'accaduto. Sulla base delle informazioni trapelate, con tanto di immagini, il pacco è partito da un magazzino in Massachusetts, ma se ci sia qualcosa sotto è tutto ancora da verificare con attenzione. A quanto pare, la multinazionale del commercio elettronico avrebbe inviato ai due un buono da 150 dollari a mo' di risarcimento. Cosa avreste fatto se un episodio di questo tipo fosse capitato a voi? Di certo si tratta di una situazione imbarazzate e, al di là dei qualche inevitabile sorriso per sdrammatizzare la disavventura, va affrontata con la dovuta cautela. 40 chili di marijuana sono veramente tanti.

Amazon da sempre molto attenta a tutto ciò che accade in Rete, ci ha scritto spiegandoci cosa ha fatto dopo l'accaduto affermando "Il nostro customer service ha collaborato direttamente con il cliente per rispondere alle sue preoccupazioni e collaborerà con le forze dell'ordine per indagare il caso, se necessario.”