Assegni familiari 2018-2019, tabelle nuove importi INPS. E aiuti aggiornati per tutti italiani anche poco noti

Si aggiorna il valore degli assegni famiglia e poi tutta na serie di sostegni e aiuti per le famiglie italiane

Assegni familiari 2018-2019, tabelle nuo

Assegni familiari 2019, ecco le nuove tabelle. Come fare la domanda


Tutti gli importi aggiornati delle tabelle INPS per gli assegni familiari e la situazione attuale degli aiuti aggiornati per le famiglie italiane.
 

L'Inps ha pubblicato le nuove tabelle per gli assegni familiari. Si tratta di importi validi dal prossimo primo luglio 2018 al 30 giugno 2019 e calcolati sulla base dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo pari all’1,1%.

L’importo degli assegni familiari si calcola sulla base della tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti il nucleo familiare e del reddito complessivo dello stesso nucleo.

La domanda per ricevere gli assegni familiari deve essere presentata al proprio datore di lavoro o all’Inps da un solo componente del nucleo familiare che sia:pensionato;percettore di Naspi, mobilità o cassa Integrazione a pagamento diretto dell’Inps;lavoratore parasubordinato iscritto alla gestione separata Inps professionisti senza cassa;colf, badante o baby sitter con contratto di lavoro domestico.

Per gli assegni familiari per le convivenze di fatto la domanda all'Inps deve essere effettuata presentando il modello ANF42, attraverso la cosiddetta autorizzazione ANF43.

Assegni familiari 2018: per chi valgono

L’assegno familiare può essere richiesto anche nel prossimo 2018 direttamente all’Inps da:

  1. lavoratori dipendenti;
  2. lavoratori iscritti alla gestione separata Inps;
  3. lavoratori dipendenti agricoli;
  4. lavoratori domestici;
  5. titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals;
  6. titolari di altre prestazioni previdenziali.

Assegni familiari: importo

Per quanto riguarda gli importi previsti per gli assegni familiari, non si tratta di cifre fisse ma variano ogni anno e vengono comunicati ogni anno dall’Inps. Dal primo luglio scattano, infatti, i nuovi livelli di reddito, aggiornati in base all'inflazione dell'anno precedente, importanti proprio per il calcolo dell'erogazione dell’assegno familiare. Le tabelle con gli importi relativi agli assegni familiari e le fasce reddituali sono pubblicate ogni anno dall’Inps e hanno validità dal primo luglio al 30 giugno dell’anno successivo, per cui gli nuovi importi pubblicati dall'Istituti di Previdenza sono validi fino al 30 giugno 2018. Il reddito da considerare è quello percepito dal richiedente e da tutte le persone che compongono il nucleo familiare, prodotto nell'anno solare precedente. E’ importante sottolineare che l’assegno per il nucleo familiare è cumulabile con l’assegno per il nucleo familiare concesso dai Comuni.

Assegni familiari 2018: come fare domanda e durata

La domanda per la richiesta dell’assegno familiare deve essere inviata direttamente all’Inps esclusivamente in via telematica sul sito dello stesso Istituto. Può essere inviata anche tramite Caf e patronati. La domanda deve essere presentata per ogni anno in cui se ne ha diritto e deve essere comunicata entro 30 giorni ogni genere di variazione intervenuta nel reddito e/o nella composizione del nucleo familiare, durante il periodo di richiesta. La domanda ha una durata annuale per cui deve essere presentata per ogni anno per cui se ne ha diritto:

  1. o al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente, utilizzando il modello ANF/DIP (SR16);
  2. o all’Inps, nel caso in cui il richiedente sia addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata.

Durante il periodo di richiesta dell’assegno familiare, qualsiasi variazione intervenuta nel reddito e/o nella composizione del nucleo familiare deve essere comunicata entro 30 giorni.

Rei e Alleanza povertà: come superare le criticità sociali del nostro Paese

​Il reddito di inclusione o Rei è finalmente legge ufficiale ed è in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale con un asumento dei beneficiari e dell'importo e cifra dell'assegno rispetto a quello iniziale. Ecco come fare domanda INPS e chi può farla

Dopo la firma ufficiale del provvedimento che dà finalmente il via al Rei 2017, nuovo reddito di inclusione contro la povertà, i dibattito sulle misure per contrastare l’indigenza continua senza sosta, alla luce di diversi punti critici emersi già con il nuovo Rei. Sono tantissimi ormai i poveri in Italia, ma sempre scarse le risorse economiche da destinare a piani di sostegno per queste persone, e le ultime notizie sul Rei che potrà effettivamente essere destinato solo a pochi ne è una dimostrazione. Bisognerebbe fare di più e non solo da un punto di vista di sostegni economici ma anche per quanto riguarda le politiche attive di reinserimento nel mondo del lavoro di chi oggi si ritrova a non avere un impiego.

Stando a quanto riportano le ultime notizie, nonostante appena entrato in vigore il nuovo Rei, reddito di inclusione 2017, sta creando non poche difficoltà, trattandosi di un sussidio che per la serie di requisiti che chiede di soddisfare alla fine varrà solo per pochi. E per molti non si tratta certo della migliore soluzione per combattere la povertà nel nostro Paese. Proprio per superare queste criticità è stato messo a punto un nuovo documento, Alleanza Povertà, con ulteriori proposte contro l'indigenza che potrebbero essere inserite nella prossima manovra finanziaria.

E proprio in virtù del fatto che il nuovo Rei sarà effettivamente per pochi, l’Alleanza propone di adottare un Piano Nazionale contro la povertà 2018-2020, che prosegua il percorso iniziato con l’introduzione del Rei, estendendolo a tutti gli indigenti, andando oltre i tanti requisiti al momento richiesti, e sostenendone l’attuazione a livello locale. Per il nuovo Piano contro la povertà dell’Alleanza, però, il nodo da sciogliere resterebbe sempre quello delle risorse, poche al momento quelle disponibili e di circa 5,1 miliardi di euro in più rispetto ad oggi richiesti a regime nel 2020. Secondo l’Alleanza solo con maggiori risorse economiche a disposizione si potrà effettivamente fare qualcosa per sostenere coloro che oggi si ritrovano a vivere in condizioni di grosse difficoltà economiche e prevedere nuovi piani di inclusione sociale.

Rei reddito di inclusione: requisiti e come presentare domanda

Il Rei reddito di inclusione 2017, come detto, ha un valore compreso tra i 190 euro e i 485 euro massimi in caso di famiglie numerose e vale per una durata massima di 18 mesi. Al termine di questo periodo, però, si potrà nuovamente richiedere ma per farlo bisognerà aspettare almeno 6 mesi dall’ultima erogazione. Per richiedere il nuovo reddito di inclusione bisognerà soddisfare determinati requisiti che, come riportano le ultime notizie, prevedono:

  1. essere cittadini italiani o comunitari, o familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro;
  2. avere un reddito Isee di 6mila euro;
  3. presenza di figli minori, disabili in famiglia, o disoccupati;
  4. nuclei familiari monogenitoriali, come madre single;
  5. obbligo di mandare a scuola i propri figli;
  6. nel caso di cittadini extracomunitari, avere regolare permesso di soggiorno;
  7. essere titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) e residenti in Italia da almeno due anni;
  8. impegnarsi nella ricerca attiva di un nuovo lavoro o frequentare corsi di formazione sempre volti al reinserimento del richiedente il Rei nel mondo occupazionale.

Non possono, invece, presentare domanda di richiesta per avere il nuovo reddito di inclusione i nuclei familiari in cui vi sia un componente che usufruisce di qualsiasi altro ammortizzatore sociale, come la Naspi, o che nei due anni precedenti la domanda abbiano acquistato una nuova auto, o moto o barche. La domanda per ottenere il nuovo reddito di inclusione dovrà essere presentata presso i punti per l'accesso al Rei, che saranno definiti dai singoli Comuni e gli stessi enti, entro 10 giorni, dovranno inviare la richiesta all'Inps, che entro i 5 giorni successivi verificherà i requisiti del richiedente, riconoscendo il beneficio in caso di esito positivo. Il Rei sarà erogato dai Comuni con i quali i cittadini si impegneranno a rispettare l'impegno di ricerca di un nuovo lavoro.

eppur con un anno di ritardo, ecco che in questo 2018 fa il suo ingresso nel sistema italiano la Carta Famiglia, destinata a quelle con almeno 3 figli. Già istituita 13 mesi fa, è stato necessario un bel po' di tempo prima che diventasse effettiva. Di conseguenza è già corsa per conoscere tutti i dettagli di questa misura, dai requisiti necessari per avanzare richiesta alla conoscenza di tutti i contenuti della tessera, fino ad arrivare alle modalità (e dove) di richiesta. Due premesse sono utili: la prima è la sua disponibilità nel mese di febbraio ormai alle porte. la seconda è che non si tratta di una carta acquisti simile a quelle introdotte negli ultimi anni. La Carta Famiglia è una vera e proprio tessera sia per portare a casa a prezzi scontati beni fisici nei negozi (non solo alimentari) e sia per fruire di servizi quotidiani, come l'utilizzo dei mezzi pubblici e le bollette.

Svolta a  Luglio 2018 e anche subito

Il reddito di inclusione (Rei) avrà una svolta ulteriore da Luglio 2018, con le nuove risorse date dalla finanziaria che porteranno ad un aumento del budget disponibile deciso dell'attuale esecutivo uscente che porterà dalle attuali 1,8 milioni di persone e 500mila famiglie ad una copertura potenziale per 700mila famiglie e circa 2,5 milioni di persone.

Le risorse stanziate non sono state il miliardo che doveva essere inserito ogni in aggiunto nella legge di bilancio, ma c'è stato un aumento. E così, nel piano programmatico, dovrà essere ogni anno.
Tra l'altro si muovono le cose anche a livello regionale, ad esempio in Toscana, dove grazie ad un accordo tra Regione-Stato, il numero delle famiglie che potranno avere il Rei sarà maggiore, un beneficiario su due almeno secondo gli annunci. E tali accordi sembra ci saranno con diverse altre regioni, ma anche Comuni e Province.

La cosa importante è monitorare il sito del proprio Comune e Regione o Provincia per sapere se ci sarà un ampliameto o chiedere direttamente ai Caf. Noi ovviamente da parte nostra continuremo con i nostri aggiornamenti a riguardo.

A chi spetta la Carta Famiglia

Stando alle norme approvate, possono richiedere la Carta Famiglia i nuclei familiari costituiti da cittadini italiani o stranieri regolarmente residenti nel territorio italiano con almeno tre figli minori a carico e un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 30.000 euro. Due dettagli sono importanti per inquadrare al meglio questo strumento. Tra i figli sono compresi anche i bimbi in affidamento. E si fa riferimento al numero di under 18 presenti. L'elenco dei prodotti e dei servizi da acquistare con la Carta Famiglia è molto lungo e comprende:

  1. beni alimentari, tra cui le bevande analcoliche;
  2. prodotti non alimentari, come abbigliamento e calzature, articoli di cartoleria e di cancelleria, detersivi per la pulizia della casa, libri e sussidi didattici, medicinali, prodotti farmaceutici e sanitari, saponi e dentifrici, strumenti e apparecchiature sanitari;
  3. servizi, quali fornitura di acqua, energia elettrica, gas e altri combustibili per il riscaldamento, impianti turistici e del tempo libero, istruzione, formazione professionale, musei, spettacoli e manifestazioni sportive, palestre e centri sportivi, raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani, ristorazione, servizi ricreativi e culturali, servizi socioeducativi e di sostegno alla genitorialità, servizi turistici, alberghi e altre tipologie di alloggio, trasporti.

Carta Famiglia: come fare a richiedere

Per richiedere la Carta Famiglia occorre recarsi agli sportelli del Comune in cui risiede la famiglia da parte di uno dei genitori, che ne diventa titolare. Occorre comunque pagare un costo di emissione fissato dallo stesso Comune a cui ci si rivolge. E se i componenti della famiglia hanno residenze differenze, a valere è quella indicata sul modello Isee dell'anno in corso, da presentato insieme alla domanda per l'ottenimento della Carta Famiglia. Per riconoscere i negozi in cui la tessera sarà spendibile bisogna cercare l'apposito bollino insieme al logo della card esposto dai negozi. Riporta la dicitura "Amico della famiglia", in caso di sconti del 5% e oltre rispetto al prezzo di listino dell'articolo o servizio, oppure "Sostenitore della famiglia", se gli sconti arrivino al 20% del costo normale del bene scelto.

Colui che perde il proprio posto di lavoro può anche nel 2018 richiedere la Naspi, indennità di disoccupazione che ha sostituito dal 2015 Aspi e Mini Aspi e che può essere richiesta nel 2018 da:

  1. lavoratori dipendenti;
  2. apprendisti;
  3. soci di cooperativa purché abbiano instaurato un rapporto subordinato.
  4. personale artistico sempre se a contratto subordinato;
  5. lavoratori dipendenti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione.

Naspi o Naspl precompilata, le novità

Al via la possibilità di inviare via Internet la domanda di NaspI precompilata. A comunicare l'avvio di questa fase sperimentale ci ha pensato l'Inps. Si tratta in buona sostanza della trasmissione dell'istanza della domanda di disoccupazione attraverso il servizio Domanda di NaspI precompilata Inps. Di conseguenza, sapere come funziona e chi può accedere è importante per sfruttare questa opportunità. L'utilità di questa semplificazione è presto detta: l'interessato in possesso dei requisiti per richiedere l'assegno di disoccupazione trova un modello in parte compilato, al quale aggiungere poche altre informazioni. Per farlo basa solo accedere con il proprio Pin nell'area denominata "MyInps - I tuoi avvisi" sul sito dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale, riempire gli eventuali campi vuoti e invia la domanda di NaspI online. A quel punto, se ha indicato le modalità di pagamento, come il conto corrente, il libretto postale o la carta prepagata con Iban, il gioco è fatto.

I requisiti per richiedere la Naspi 2018 sono semore:

  1. essere in stato di disoccupazione;
  2. aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti il licenziamento;
  3. aver svolto almeno 30 giornate di lavoro effettivo o equivalenti, a prescindere dai contributi versati nei 12 mesi prima dell’inizio del periodo di disoccupazione.
  4. Inoltre, per poter richiedere la Naspi 2018 bisogna:
  5. aver perso involontariamente il lavoro e richiesto lo stato di disoccupazione;
  6. aver dichiarato al centro per l’impiego la DID, dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, che può essere presentata anche a momento della presentazione telematica della domanda Naspi all'Inps;
  7. accettare di partecipare alle misure di politica attiva del lavoro, come corsi di formazione organizzati dalla Regione o altri enti locali, corsi di orientamento etc.

Naspi: importo previsti e durata

Per quanto riguarda il valore dell’importo Naspi 2018 previsto, è pari:

  1. al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, se è pari o inferiore a 1.195,00 euro;
  2. al 75% di questa somma sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile imponibile ed euro 1.195,00, se la retribuzione media mensile imponibile è superiore a questo importo.

In ogni caso non può superare il limite massimo di 1.300 euro. L’erogazione della Naspi ha una durata massima di 24 mesi. In particolare, la Naspi spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, ma, sottolineiamo, non vengono considerati nel calcolo della contribuzione i periodi coperti da contributi figurativi già considerati per il pagamento di prestazioni di disoccupazione. Il primo accredito Naspi dovrebbe avvenire in 60 giorni dalla presentazione della domanda, ma si tratta di untempo che talvolta si allunga arrivando anche a 5-6 mesi. Tuttavia, il tempo di erogazione Naspi varia in base al giorno in cui viene presentata la domanda online:

  1. se la domanda Naspi 2018 viene presentata entro 8 giorni dal licenziamento, il pagamento parte dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  2. se la domanda Naspi 2018 viene presentato dopo 8 giorni dal licenziamento, il pagamento parte dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda;
  3. nei casi di maternità, malattia o infortunio, il pagamento parte dall’ottavo giorno successivo al termine dell’evento ma solo se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno.

Naspi 2018: come presentare domanda

La domanda della Naspi deve essere presentata all’Inps entro 68 giorni dalla data di cessazione dell'ultimo rapporto di lavoro e tramite diverse modalità:

  1. direttamente online sul sito dell’Inps usando il proprio codice Pin sul portale dell'Inps;
  2. contattando telefonicamente il numero 803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da cellulare;
  3. rivolgendosi a Caf e patronati.

Per la presentazione della domanda Naspi 2018 è prevista una nuova procedura grazie alla quale il lavoratore, dopo aver presentato per via telematica la domanda di disoccupazione all'Inps e sottoscritto contestualmente la DID, dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di un'attività lavorativa per la richiesta Naspi, può presentarsi al Centro per l’impiego nell’attesa che i suoi dati vengano trasmessi dall'Inps alla nuova Anpal, Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro.

Entro 2 mesi dalla data di licenziamento, il lavoratore viene convocato dal centro per l’impiego per il suo primo colloquio conoscitivo, viene, quindi, iscritto all'Anpal e deve sottoscrivere il Patto di Servizio Personalizzato, fondamentale per avere la Naspi, pena la decadenza della stessa indennità di disoccupazione.

Bonus 80 euro, si sente odore di beffa che costa sta succedendo

Si sente odore di beffa perché, dati ufficiali alla mano, un contribuente su sette è stato chiamato a restituire il bonus di 80 euro. Quello che secondo le intenzioni del governo che lo ha introdotto avrebbe dovuto rilanciare i consumi. Le ragioni sono essenzialmente due: l'uscita dai limiti massimo e minimo di reddito previsto per ottenere il bonus oppure la presenza di errori nella dichiarazione dei redditi. In qualunque modo la si veda, si tratta di una situazione imbarazzante che lascia capire come ci sia qualcosa nel meccanismo di erogazione del bonus che non funziona alla perfezione.

E non conta nulla, si badi bene, il recente aumento degli stipendi per i lavoratori pubblici poiché i dati diffusi dal Ministero dell'Economia si riferiscono allo scorso anno e non tengono quindi conto delle recenti modifiche. Numeri alla mano, il bonus di 80 euro era stato distribuito a 11,5 milioni di cittadini per un totale di 9,4 miliardi di euro.

Le regole sul bonus 80 euro al mese sono chiare: spetta ai lavoratori all'interno di una precisa fascia di reddito ovvero tra 8.174 e 26.600 euro lordi. Succede però che nel corso dell'anno in questione il lavoratore sfora questa soglia senza che il sostituto d'imposta che eroga il surplus in busta paga ne sia a conoscenza. A quel punto il lavorato ha due possibilità: o avvisa il datore della nuova situazione e chiede formalmente di non ricevere il bonus di 80 euro attraverso l'apposito modulo di rinuncia al bonus oppure è chiamato a versare in un'unica soluzione le somme in eccedenza in sede di dichiarazione di redditi.

Stando alle norme in vigore che coinvolgono i titolari di reddito di lavoro dipendente e di alcuni redditi assimilati, ad esempio, se un lavoratore ha due rapporti di collaborazione, per i quali è previsto ad esempio un compenso rispettivo di 15.000 e 20.000 euro, i due sostituti d'imposta riconoscono il credito in via automatica anche se non ne hanno diritto. Spetta poi al contribuente comunicarlo. C'è però un aspetto importante da segnalare: se il lavoratore ha rinunciato al bonus Renzi e allo scadere dell'anno è idoneo a ricevere il credito, non perde il diritto e ricevere gli 80 euro in un'unica soluzione in occasione del conguaglio del modello 730 dell'anno seguente.

Regole attuali

Il bonus non ha natura retributiva, non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, dell'imposta regionale sulle attività produttive e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale. In ogni caso continuano a essere tagliati fuori le partita Iva in forma autonoma o d'impresa, gli incapienti ovvero coloro che guadagnano meno di 8.174 euro, i pensionati, qualunque sia l'importo dell'assegno previdenziale.

A beneficiare dello sgravio Irpef sono i lavoratori a tempo indeterminato e coloro con redditi assimilati, anche part time, ovvero compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative, le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità. E ancora: somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio, premio o sussidio per fini di studio o addestramento, redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, remunerazioni dei sacerdoti, compensi per lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative. I lavoratori senza sostituto d'imposta, come colf e badanti, possono richiedere il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta secondo le modalità specificate nei modelli delle dichiarazioni dei redditi e utilizzarlo in compensazione.

Bonus luce e gas 2018, cosa bisogna sapere

Risparmiare si può, anche sulle bollette di luce e gas. E anzi, considerando che il 2018 è l'ennesimo anno dell'aggravio dei costi a carico del consumatore, andare a caccia delle opportunità di risparmio e scoprire quali sono le categorie dei beneficiari delle agevolazioni rappresenta un passaggio da non perdere di vista. Non tutti possono ottenere lo sconto in bolletta nel 2018 e la stessa entità della riduzione varia in base alla situazione personale. Tuttavia, se ci si accorge di rientrare nella categoria di chi può risparmiare ovvero si è in possesso dei requisiti richiesti, sapere come fare domanda sia nel caso dell'energia elettrica e sia del gas è lo step successivo. Dopo aver presentato istanza occorre invece consultare il calendario perché l'agevolazione non è per sempre, ma dura 12 mesi, da rinnovare eventualmente anno dopo anno.

Gli sconti sono allora destinati alle famiglie meno abbienti e più bisognose e lo strumento utilizzato per l'individuazione della soglia al di sotto della quale si ha diritto allo sconto è l'Isee. Possono allora richiedere il bonus per l'energia elettrica

  1. le famiglie con Isee fino a 8.107,50 euro all'anno
  2. le famiglie con più di tre figli a carico e Isee fino a 20.000 euro

A questa due categorie se ne aggiunge una terza: quelle in cui uno dei componenti è in gravi condizioni di salute ovvero è in possesso dei requisiti per il bonus per disagio fisico. La domanda va presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comun utilizzando gli appositi moduli. Per la presentazione dell'istanza per l'ottenimento dello sconto nella bolletta della luce occorre equipaggiarsi con documento di identità, eventuale delega, il cosiddetto modulo A da scaricare sul sito dell'Arera ovvero l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, l'attestazione Isee in corso di validità, l'indicazione del numero di persone che compongono il nucleo familiare, l'autocertificazione famiglia numerosa nel caso di nucleo familiare con quattro o più figli a carico, il codice Pod ovvero l'identificativo del punto di consegna dell'energia, la potenza impegnata o disponibile della fornitura.

Ma a quanto ammontano i risparmi in bolletta? L'importo è variabile da 125 euro a 128 euro alll'anno in base al numero dei componenti della famiglia. Più precisamente, per il 2018, il quadro è il seguente;

  1. componenti della famiglia da 1 a 2: 125 euro di sconto
  2. componenti della famiglia da 3 a 4: 153 euro di sconto
  3. componenti della famiglia oltre 4: 184 euro di sconto

L'importo del bonus viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un'unica soluzione, ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda. L'erogazione può essere interrotta se i dati anagrafici dichiarati non sono corretti; il dichiarazione Isee risulta non veritiera o non conforme ai limiti stabiliti; il contratto di energia elettrica da uso residente diventa non residente; il contratto di energia elettrica viene intestato ad altro soggetto; la tariffa da uso domestico diventa uso non domestico. Stessi destinatari per il bonus gas e con risparmi variabili tra 31 e 266 euro.

Bonus bebè 2018: per chi, requisiti e come funziona

Il bonus bebè è stato confermato soltanto per il 2018 e prevede sempre:

  1. un assegno da 80 euro al mese per chi ha un reddito inferiore ai 25mila euro;
  2. un assegno di di 160 euro per i redditi inferiori ai 7mila euro annui.

Su base annua, considerando i valori appena riportati, per la prima opzione si tratta di 960 euro all'anno, mentre nella seconda si arriva a 1.920 euro. L’importo del bonus bebè dipende, dunque, dal valore Isee familiare e prevede importi differenti. Il nuovo bonus bebè vale per i nati dal primo gennaio 2018 in poi, per cui le famiglie dei bambini nati fino al 31 dicembre 2017 non possono avere accesso all'assegno. I requisiti richiesti per poter presentare domanda per la richieste del bonus bebè 2018 sono:

  1. essere cittadini italiano o dell'Unione europea;
  2. essere cittadino extracomunitario ma in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  3. dimostrare la convivenza con il figlio.

Chi percepisce già il bonus bebè e ha presentato domanda negli anni passati per i figli nati adottati o in affido nel periodo 2015-2017 non dovrà ripresentare una nuova domanda. Ma per rinnovare il bonus bisogna confermare i requisiti Isee e familiari nell’apposita area del sito Inps.

Bonus bebè: come fare domanda e cosa cambia

Per presentare la domanda per ricevere bonus bebè deve essere presentata all’Inps entro 90 giorni dal verificarsi dell'evento della nascita o dall’adozione e sono diverse le modalità tra cui scegliere per poter farne richiesta. Si può infatti inviare domanda:
La domanda per la richiesta del bonus bebè 2018 deve essere presentata:

  1. direttamente sul sito Inps, www.inps.it. accedendo alla voce Servizi on line, e inserendo il proprio Pin Inps personale;
  2. contattando telefonicamente il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164 164 da cellulari;
  3. attraverso Caf o patronati.

L’accesso al servizio di presentazione della domanda online per richiedere il bonus bebè avviene solo se muniti del proprio Pin Inps personale. Ricordiamo che la domanda deve essere presentata una sola volta per ogni figlio e completata la procedura web di presentazione lo stesso servizio permette anche di visualizzarne l’esito.

Dopo la verifica da parte dell’Inps dei requisiti del richiedente, se la domanda viene accettata, lo stesso Istituto eroga l’assegno del bonus bebè a partire dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione e fino al compimento del primo anno di età o fino al primo anno dall'ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione e direttamente al richiedente tramite bonifico domiciliato.

Il bonus bebè 2018 viene, dunque, erogato per 12 mensilità e non per 36 a differenza di quanto previsto fino al 2017, per le nascite nel periodo compreso tra primo gennaio 2015 e 31 dicembre 2017. L’erogazione del bonus avviene tramite accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con Iban intestati al richiedente a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.

E alcuni aiuti pocho conosciuti, Bonus materassi 2018

E’ possibile usufruire della detrazione Irpef sull’acquisto di un materasso sia che sia stato acquistato nell’ambito di lavori di ristrutturazione del proprio appartamento e tra nuovi mobili, sia che sia stato acquistato nell’ambito di spese mediche  in base alla tipologia di acquisto effettuato è prevista una detrazione fiscale differente. che sarà pari al 19% o al 50%. Nel caso di acquisto di un nuovo materassi nell’ambito di lavori di ristrutturazione in casa, si può usufruire della detrazione Irpef al 50%. Se il materasso non viene acquistato nell’ambito di lavori di ristrutturazione della propria abitazione, ma rientra tra le spese mediche, la detrazione Irpef prevista sarà invece del 19%. In tal caso, è necessario essere in possesso del certificato medico che attesti la necessità di spesa del particolare materasso che, come nel caso di quello antidecubito, viene classificato come ‘Dispositivo Medico di Classe 1’. Per usufruire del bonus materassi, bisognerà acquistarne uno nuovo tra il primo gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018.

Bonus materassi 2018: regole di pagamento e documenti da conservare

Per la richiesta del bonus relativo all’acquisto di un nuovo materasso, il pagamento deve essere effettuato esattamente come per i lavori di ristrutturazione della propria casa casa o l’acquisto di altri mobili, vale a dire con bonifico, con carta credito o bancomat. Non si può pagare, invece, con contanti, assegno bancario, o altri sistemi di pagamento alternativi a quelli sopra elencati. Una volta effettuato il pagamento, per la richiesta del bonus, a conferma dell’avvenuto acquisto e pagamento, è sempre bene conservare documenti specifici che attestino, appunto, la spesa sostenuta.

In Particolare, i documenti da conservare sono:

  1. nel caso di pagamento con bonifico bancario, la ricevuta dell’avvenuto bonifico che riporti causale del versamento, data e dati del richiedente la detrazione;
  2. nel caso di pagamento con bancomat o carta di credito, la ricevuta di avvenuta transazione;       
  3. le fatture di acquisto del materasso stesso, con natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi acquisiti;
  4. dichiarazione di ristrutturazione con data di inizio lavori.