Il divieto di uscire per il coronavirus non vale per i politici? Ecco cosa accade

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Il divieto di uscire per il coronavirus

Coronavirus, divieto di uscire vale per politici?

Le proteste dei politici, pubbliche e plateali, appaiono incomprensibili perché la libertà di movimento non è negata ai lavoratori.

Abbiamo scoperto che i politici sono immuni al coronavirus. Perché rivendicando il diritto di circolare liberamente per le strade italiane e si infastidiscono nel caso di controlli.

Non tutti, vogliamo sperare, ma ascoltare le proteste di uno dei principali rappresentanti - Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato - ci lascia contemporaneamente perplessi e sollevati.

Perplessi perché non capiamo come possano essere considerati inaccettabili i regolari controllo di polizia nei confronti di deputati e senatori.

Siamo però anche (fintamente) sollevati perché abbiamo scoperto l'esistenza della prima categoria di lavoratori immuni al coronavirus, resistenti al contagio e incapaci di trasmetterlo.

Le proteste dei politici, pubbliche e plateali, sono incomprensibili perché la libertà di movimento non è affatto negata ai lavoratori. Le disposizioni approvate dal governo prevedono infatti la possibilità di uscire dalla propria dimora per ragioni lavorative o di salute.

L'unica accortezza che viene chiesta è di portare con sé il modulo dell'autocertificazione, da compilare in caso di controllo. Ma per molto politici questo è troppo. Solo per loro, naturalmente.

Coronavirus, il divieto di uscire vale anche per i politici?

Siamo insomma davanti a una riedizione del "lei non sa chi sono io" ai tempi del coronavirus. Leggere affermazioni come "ho notizia di deputati e senatori fermati dalla Polizia.

Vogliamo cortesemente ribadire che un parlamentare ha il diritto di potersi muovere per tutto il territorio nazionale perché è parte integrante del suo ufficio?", scritto e sottoscritto dal deputato leghista Claudio Borghi, equivale a dire che esistono cittadini di Serie A e cittadini di Serie B, cittadini con più diritti civili (i politici) e cittadini con meno diritti civili (tutti gli altri).

E non si tratta di un caso isolato perché a supporto di Borghi è arrivata la stessa Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, che ha addirittura chiesto l'intervento del governo affinché i parlamentari possano circolare liberamente e senza ostacoli.

Ma non sono da meno Renato Brunetta (Forza Italia) che parla di "eccesso di zelo di qualche agente", Sara Cunial che rivendica "il diritto di alloggiare dove voglio" e Stefano Ceccanti (Partito democratico) per cui il parlamentare ha il diritto di muoversi su tutto il territorio.

L'Italia è diventata l'ufficio dei parlamentari?

Il diritto rivendicato da questi parlamentari è di muoversi in lungo e in largo per l'Italia poiché tutto il territorio andrebbe considerato parte integrante dell'ufficio personale.

Succederà allora che i prossimi servizi televisivi sulla caccia ai trasgressori dei divieti di spostamento finiranno per intercettare i parlamentari a spasso per le strade della città.

Pensiamo al servizio dall'elicottero andato in onda nella trasmissione di Barbara D'Urso a Pasquetta o a quello realizzato Rai3 (Agorà) con il drone che insegue un runner sulle note di Apocalypse Now.

Ma con la differenza che, a differenza dei cittadini comuni, i parlamentari in libera circolazione non susciteranno scandalo perché godono evidentemente della tessera di immunità, che nessuno ha però mai dato loro.

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