Tasse in crescita e provvedimenti non veritieri come stati spiegati finora. Paradossale

La manovra dovrebbe valere una quarantina di miliardi di euro. Circa la metà provengono dall’aumento del deficit al 2,4%. I restanti tredici dovrebbero sbucare da tagli a ministeri e a sconti fiscali

Tasse in crescita e provvedimenti non ve

Ecco le prime indiscrezioni su come il Governo intende trovare le coperture necessarie per la prossima legge di Bilancio


Si incominciano a capire le prime coperture che probabilmente verranno fatte per poter coprire i costi della manovra. E vi tagli alle agevolazioni fiscali, con un incremento indiretto delle tasse e un aumento degli acconti. Si parla anche di un generico tagio delle pese dei ministeri. Ma tutto quello annunciato come interventi che dovrebbero essere finanziati in quetso modo pare assolutamento meno ampio di quello che era stato e viene ancora detto.

Le polemiche seguite alla divulgazione dei provvedimenti contenuti nel Def stanno pian piano lasciando il posto alla curiosità, mista a scetticismo, sulle coperture che sono state individuate per far quadrare i conti alla luce degli impegni che entreranno nella prossima manovra di bilancio. Che, per rispettare gli impegni che le due forze politiche al governo avevano sbandierato durante la campagna elettorale, tra reddito di cittadinanza, riforma pensioni, avvio della flat-tax e blocco dell’aumento dell’Iva vale una quarantina di miliardi di euro. Circa la metà, ovvero 27 miliardi di euro, provengono dall’aumento del deficit al 2,4%. I restanti tredici miliardi dovrebbero sbucare dalle classiche operazioni come tagli ai ministeri e agli sconti fiscali. Vediamo quali sono tutti i dettagli. 

Le coperture per far quadrare i conti

Le coperture dunque per far quadrare i conti verranno trovate attraverso operazioni che non si distinguono per l’originalità. Tra risparmi e qualche sforbiciata di qua e di là, come per esempio ai ministeri il governo Conte, stando alla Nota di aggiornamento, pensa di recuperare 3,6 miliardi di risparmi, in pratica due decimi di punti di Pil. Poi bisognerà ovviamente che la spending review, riprenda quota e cominci a elargire i propri benefici. E non è qualcosa che può produrre risparmi consistenti in tempi brevi. Per il resto si ripiegherà sui soliti tagli lineari e semilineari che sono stati il cavallo di battaglia anche degli esecutivi che hanno preceduto quello attualmente in carica.

Per garantire la sostenibilità della manovra si ricorrerà anche, in maniera diretta oppure indiretta, ad un prelievo fiscale che giocoforza sarà maggiorato. A finire nel vortice dei tagli ci sarà senza dubbio quel mondo dei regimi agevolativi e detrazioni che costituiscono la famigerata montagna delle oltre 700 «tax expenditures» che vale nel suo insieme circa trecento miliardi di euro.

I tagli drastici dovrebbero riguardare gli sconti fiscali di cui oggi beneficiano banche e compagnie petrolifere. Gli sconti su mutui, le spese mediche e le polizze vita che interessano le persone fisiche invece dovrebbero essere risparmiate da questo impeto censorio. Altri provvedimenti che in caso di bisogno potrebbero essere adottati sono quelli che riguardano i ritocchi delle percentuali di acconto, cioè quei versamenti che i contribuenti effettuano a fine anno. Già in passato del resto gli acconti Irpef ed Ires, che oggi sono rispettivamente al 98% e al 100%, erano stati aumentati al 100% per l’Irpef, al 101% per l’Ires e al 110% per l’Irap.

Tagli ai ministeri e agli sconti fiscali

Tutti i tagli ai ministeri e agli sconti fiscali che erano stati invece la punta di diamante dei governi precedenti dovrebbero dunque recitare la parte da leone. I proventi della pace fiscale non sono ancora stati quantificati, ma l’ipotesi più concreta è che possa portare tra i 3 ed i 5 miliardi una tantum. Quello che è certo che tutte queste misure, stando alle stime del Def, freneranno il Pil di 0,4 punti, mentre tutti gli altri interventi lo faranno crescere di un 1 pieno. Il saldo finale è quello 0,6 in più calcolato dal Mef per il 2019.

Interventi che si faranno molto più limitati di quanto detto finora

Occorre dire prima di tutto che rimane la flat tax, ma che dovrebbe cambiare. Stando a quanto riportano le ultime notizie, la flat tax, letteralmente una tassa piatta che prevederà un'unica aliquota di pagamento per redditi fino ad una certa soglia, partirà dalle piccole imprese per cui sarà previsto un prelievo fisso del 15% che, secondo le previsioni, dovrebbe interessare oltre un milione di italiani. La prossima Legge di Stabilità 2019 prevede, quindi, la prima fase di introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani, che vale 1,5 miliardi. 

Al momento, dunque, la flat tax, secondo le ultime notizie, dovrebbe valere per le partite Iva fino a 60mila euro per cui sarebbe prevista un’aliquota unica di pagamento al 15%, mentre nella prima versione della flat tax era prevista una seconda aliquota per i ricavi da 60 a 100mila euro, poi scomparsa. In particolare, le due aliquote inizialmente fissate dalla Lega sarebbero state del 15% per redditi fino a 80mila e del 20% per redditi oltre gli 80mila euro e sarebbe stata prevista un’aliquota unica al 15% per le partite Iva e le piccole imprese fino a 100 mila euro di ricavi o compensi l’anno; e un’aliquota al 5% per le start up e per le persone che abbiano meno di 35 o più di 55 anni. Ciò che la flat tax così come approvata porterà sarà l’applicazione dell’aliquota al 15% fino a 60 mila euro di ricavi. Nessun ritocco per quanto riguarda le tasse in generale, nemmeno un punt meno di Irpef, ma anzi con il taglio delle detrazioni le imposte in generale che si pagheranno saranno superiori

Si san ben poco sui criteri del reddito di cittadinanza al momento. Ad ora si sa che consterà di un assegno mensile del valore di 780 euro da erogare a chi dimostra vivere in condizioni economiche davvero difficili ma a condizione che dimostri anche di essere impegnato nella ricerca attiva di un nuovo lavoro. Secondo alcune indiscrezioni l'isee familiare dovrebbe essere sotto ai 9-10mila euro, senza però contare il valore della casa. Chi ha una casa propria ne prenderà la metà. Come si vede c'è solo un inizio di reddito di cittadinanza, non di più.

Le ultime notizie relative, invece, alla novità per le pensioni di quota 100 inserita nel Def e da approvare con la prossima Legge di Bilancio non specificano però come sarà effettivamente formulata la quota 100. Rispetto alla iniziale versione che prevedeva una base di partenza di 64 anni di età e 36 anni di contributi, potrebbe infatti prevede anche un’età inferiore per l’uscita, a 62 anni di età cioè e 38 anni di contributi. Ma, novità da tempo in circolazione, potrebbe prevedere anche penalità per chi deciderà di andare in pensione prima, cosa che comunque non renderebbe sempre conveniente l’uscita prima con il nuovo sistema di quota 100.

In merito alle penalità resta ancora da stabilire di quale entità saranno: stando alle ultime e ultimissime notizie, infatti, la penalizzazione potrebbe essere dell’1,5% per ogni anno in cui si decide di andare in pensione prima rispetto alla soglia dei 67 anni necessari per la pensione di vecchiaia dal prossimo anno; o dello 0,5-1%; o si potrebbe prevedere un calcolo della pensione esclusivamente con sistema contributivo dei contributi versati dal 1995. E infatti, si pensa di fare uscire 400mila persone.
Non ci sarà nessuna uscita per quota 41 al momento, e, dunque, anche epr le novità per le pensioni vi è un ritocco al momento, ma non un grande cambiamento.

Ultime Notizie