Manovra finanziaria in salita, 2 miliardi in più da asta 5G per cellulari

I conti non tornano in vista della manovra finanziaria 2017-2018 e l'esecutivo ha un bisogno urgente di trovare le coperture necessarie per rispettare le promesse.

Manovra finanziaria in salita, 2 miliard

Rebus conti nella manovra finanziaria 2017-2018


Il tesoretto sembra garantito: i tecnici dei Ministeri del Tesoro e dello Sviluppo Economico, a stretto contatto con Palazzo Chigi, stanno lavorando per dare una svolta al fascicolo 5G ovvero la quinta generazione di tecnologie su reti mobile. Lo scopo dichiarato è inserire nella manovra il bando dell'asta per le relative frequenze. Stando alle previsioni (o alle aspettative), lo Stato potrebbe incassare circa due miliardi di euro in vista della manovra finanziaria 2017-2018. Gli operatori coinvolti lo hanno già messo in conto, ma occorre in via preliminare sciogliere il nodo delle frequenze da liberare. L'esecutivo sta valutando insieme a Mef e Sviluppo Economico se bandire una nuova gare in alternativa alla cessione di quote di Ferrovie e Poste.

Rebus dei conti nella manovra finanziaria 2017-2018

L'obiettivo dell'esecutivo è mettere in piedi una manovra finanziaria di 12-15 miliardi di euro (fino a 20 miliardi nel caso di concessione dell'extra budget da parte di Bruxelles) così da mantenere gli impegni assunti sullo sblocco dei contratti degli statali e sullo stop all'aumento dell'Iva, solo per citare due misure. Palazzo Chigi ha espressamente manifestato l'intenzione di disattivare le clausole di salvaguardia previste da precedenti provvedimenti legislativi. Nel Def di aprile si afferma che lo scenario programmatico sconta un minor carico di imposte indirette rispetto al tendenziale. Si indica poi che le clausole saranno sostituite da misure riguardanti sia la spesa che le entrate, comprensive queste ultime di ulteriori interventi di contrasto all'evasione. Le clausole, introdotte nel 2012, sono state parzialmente disinnescate e parzialmente trasferite di anno in anno. Tuttavia è facile capire come i conti non tornano. Tanto per fare un esempio, non ci sarebbe spazio per quelle novità per le pensioni così tanto invocate (e promesso dalla classe dirigente). Al momento occorrono

  1. 12 miliardi da reperire per sterilizzare del tutto gli aumenti di Iva e accise
  2. 3 miliardi per finanziare le cosiddette spese indifferibili
  3. 1,2 miliardi per garantire gli 85 euro medi di aumento previsti dal rinnovo del contratto degli statali
  4. 1,2 miliardi per Industria 4.0 nei prossimi tre anni

In questo scenario si rivela centrale una serie revisione spesa che porterebbe a un risparmio di 9-12 miliardi, così come il rilancio della fattura elettronica tra privati e il riordino di agevolazioni e detrazioni

La scommessa (costosa) del rilancio del mercato del lavoro

Gli sforzi maggiori saranno comunque indirizzati per il rilancio del mercato del lavoro, cercando magari di non ripetere gli stessi errori degli scorsi anni con tanto di perdita di tempo e di risorse. In vista della legge di Bilancio 2018 l'esecutivo sta pensando a un incentivo ad hoc per i giovani under 29. L'ipotesi, al momento, più gettonata prevede il dimezzamento dei contributi per i primi due o tre anni, con un tetto a 3.250 euro, e con un vincolo anti-licenziamento per le imprese (6 mesi). Secondo le primissime stime del governo la misura potrebbe interessare, il prossimo anno, una platea potenziale di 300.000 assunzioni giovanili agevolate.

L'incentivo più forte per agevolare le assunzioni a tempo indeterminato (di giovani e non) è stato introdotto nel 2015 dal Jobs act. Lo sgravio era praticamente totale, fino a 8.060 euro, durava per tre anni, e aveva modalità di fruizione piuttosto agevoli per i datori. Secondo il monitoraggio effettuato dall'Inps grazie a tale esonero sono stati firmati quasi 1,6 milioni di contratti a tempo indeterminato. Di questi circa il 28% (poco più di 450.000) hanno riguardato under 30. Con la manovra dello scorso anno l'incentivo Jobs act è stato ridotto: l'esonero per i contratti stabili è diventato di durata biennale e l'abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, esclusi i premi Inail, è sceso al 40%, entro un limite annuo di 3.250 euro. Ebbene, sempre secondo il monitoraggio Inps, con questo esonero sono stati firmati oltre 610.000 rapporti a tempo indeterminato, comprese le trasformazioni.

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