Aumento pane e pasta settembre 2018, tutti i rincari e motivi

Le stime di Strategie Grains riferiscono di una riduzione a 127,7 milioni di tonnellate per il grano tenero destinato a pane e biscotti nell'Unione europea.

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Aumento di pane e pasta nei tanti rincari di settembre, e ci sono diverse motivazioni che portano a questi aumenti di prezzi, insieme ad altri che si aggiungono quasi come una consuetuedine ormai anche se non ne mancano di nuovi

"Non ci sono più le mezze stagioni", mai detto è stato più azzeccato per l'agricoltura quest'anno. Le forte escursioni termiche (freddo l'inverno e caldo l'estate) che hanno caratterizzato il clima di tutta la Terra, hanno portato ad uno scarso raccolto di grano, con conseguenza che pane e pasta e tutti i derivati dai cereali in genere quest'anno avranno un prezzo più elevato.

Se ne parla già da tempo, ma ciò non toglie che si rimane di sorpresa: dal mese di settembre il prezzo del pane sarà più alto. E di conseguenza tutti i beni alimentari che dipendono dal grano e dalla farina come la pasta, così tanto amata dagli italiani, e più in generale i prodotti da forno. Le ragioni sono essenzialmente riconducibili agli sbalzi climatici. Stando infatti a quanto ricordano i produttori, l'inverno di quest'anno si è rivelato troppo freddo e l'estate troppo calda con ripercussioni nel raccolto e nella resa. E a quanto pare nessuno sarebbe rimasto escluso perché a rimetterci sarebbe la produzione nei Paesi dell'Unione europea e negli Stati Uniti, ma anche in Russia e in Turchia, in Canada e in Austrlia, in Pakistan e in Ucraina.

Aumento del prezzo di pane, pasta grano e farine

Se l'allarme è stato lanciato dal Wall Street Journal, è pur vero che già Coldiretti aveva lasciato presagire un autunno nero in termini di rincaro dei prezzi del pane e della pesta. L'associazione dei coltivatori diretti ha infatti fatto presente già da alcune settimane come la siccità e il caldo abbiano letteralmente bruciato la produzione di grano in Europa del 10% rispetto allo scorso anno per effetto soprattutto del calo dei raccolti in Nord Europa, in Germania e Francia.

Le stime di Strategie Grains riferiscono di una riduzione a 127,7 milioni di tonnellate per il grano tenero destinato a pane e biscotti nell'Unione europea mentre per il grano duro destinato alla pasta il calo è al 4% con un quantitativo di 9,2 milioni di tonnellate a livello europeo.

Il circolo vizioso è allora chiaro: le forniture di farine di fornai e panettieri subiranno un rincaro e i prezzi prodotti che finiscono sui banchi saranno rivisti al rialzo con le prevedibili quanto inutili proteste dei consumatori. Sulla questione è intervenuto anche Giovanni D'Agata presidente dello Sportello dei Diritti, in questi giorno alla prese con proteste e lamentele, secondo cui è bene raccogliere sin da subito le preoccupazioni espresse da coloro che toccheranno per primi gli aumenti per richiedere tempestivamente gli adeguati interventi necessari affinché tali costi aggiuntivi non vadano incidere su beni di prima necessità quale pane, pasta e prodotti da forno.