Bio, aziende e consumi in forte aumento. Ma problemi per consumatori non mancano

Distribuite nei comparti agricoltura, silvicoltura pesca, commercio, manifattura e alloggio e ristorazione, ecco la fotografia regionale delle imprese con certificazione bio.

Bio, aziende e consumi in forte aumento.

Alimenti Bio, sempre più in crescita


Le aziende bio e di prodotti biologici continuano a crescere soprattutto in meridione e a buon passo così come i consumi degli italiani. Ma non mancano certo i problemi sotto vari aspetti

Precisiamo subito un aspetto: cosa di intende per azienda bio? Quali sono i parametri presi in considerazione da Unioncamere nell'elaborare la sua mappa aggiornata delle 60.000 aziende da cui emerge che più della metà di loro proviene dal Sud Italia? Anche perché, se ci guardiamo attorno con un maggior grado di attenzione, possiamo notare come il marchio bio sia sempre più utilizzato, anche a proposito. Separare il vero dal falso bio non è così semplice ed ecco allora che le certificazioni e i riconoscimenti come questo diventano indispensabili. E allora, al di là dell'aspetto concettuale e filosofico dell'etichetta bio, a ispirare l'azione è il ridotto intervento della mano nell'uomo. L'agricoltura bio sfrutta la fertilità naturale del suolo, mette al bando l'utilizzo di anticrittogamici, concimi, diserbanti, insetticidi, pesticidi in genere e promuovere la biodiversità.

Oltre 60mila imprese bio in Italia

Facendo allora presente come possano fregiarsi del marchio bio i prodotti agricoli vivi o non trasformati, quelli agricoli trasformati destinati a essere usati come alimenti, i mangimi e il materiale da propagazione vegetativa e sementi per la coltivazione, sono oltre 60.000 quelle certificate nel Registro delle Imprese, lo strumento che garantisce maggior trasparenza per mercato e consumatori. E se il trend è in crescita è proprio per via della maggiore consapevolezza di chi mette i prodotti nel carrello della spesa. Distribuite nei comparti agricoltura, silvicoltura pesca, commercio, manifattura e alloggio e ristorazione, la fotografia regionale delle imprese con certificazione bio è la seguente:

  1. Sicilia 9.444
  2. Calabria 7.978
  3. Puglia 6.873
  4. Toscana 4.608
  5. Emilia-Romagna 4.567
  6. Lazio 3.720
  7. Campania 3.414
  8. Marche 2.727
  9. Piemonte 2.401
  10. Lombardia 2.185
  11. Veneto 1.879
  12. Trentino-Alto Adige 1.827
  13. Sardegna 1.793
  14. Basilicata 1.724
  15. Abruzzo 1.563
  16. Umbria 1.333
  17. Friuli-Venezia Giulia 576
  18. Molise 410
  19. Liguria 391
  20. Valle d'Aosta 48
  21. Italia 59.461

Sono due evidenze che balzano subito davanti agli occhi. La maggior parte delle imprese bio si colloca nel Sud Italia (55,8%). Il resto è suddiviso in parti simili tra il Nord (23,4%) e e Centro Italia (20,8%). In seconda battuta, oltre la metà delle aziende bio (56%) si concentra tra Sicilia, Calabria, Puglia, Toscana ed Emilia Romagna. Il giro d'affari? Anche in questo caso vengono in soccorso i dati Unioncamere, pubblicando la graduatoria relativa alla distribuzione per capitale sociale delle imprese con certificazione bio:

  1. fino a 10.000 euro 25,2%
  2. tra 10.000 e 50.000 25,4%
  3. tra 50 e 100.000 17,8%
  4. 100.000 - 250.000 7,3%
  5. 250.000 - 500.000 4,0%
  6. 500.000 - 1 milione 4,8%
  7. oltre 1 milione 15,5%

La quasi totalità delle società è allora una piccola e media impresa con un volume d'affari non superiore a 50 milioni di euro. Più della metà rientra nella definizione di microimpresa con un fatturato annuo registrato da Unioncamere sulla base delle rilevazioni effettuate da Accredia, non superiore ai 2 milioni di euro, e un'altra metà esibisce un capitale sociale inferiore ai 50.000 euro.

Ma non mancano i problemi, brioche bio ritirate

Ben 200 casi solo negli ultimi 2 mesi di lotti ritirati in generale di alimenti e molte volte bio. Questa volta spetta a NaturaSì che ha ritirato  lotti di brioche Ecor biologiche vuote e ripieni di marmellata di albicocca in quanto potrebbero contenere delle parti di plastica dura. A questo problema, si aggiunge la lista di 3000 alimenti che Coldiretti sconsiglia di acquistare perchè dannosi per la salute.

Richiamate brioche dal commercio per presenza di pezzi di plastica al loro interno. Al momento la decisione è stata presa da Naturasí. Ma è emergenza alimentari generale visto i tanti dell'ultimo periodo. 

Il passaggio da cibo di qualità a cibo da evitare è spesso breve, brevissimo. Basta un errore che la casa produttrice deve ritirare interi lotti. Sono 100 i casi negli ultimi 2 mesi, questa volta è spettato a NaturaSì.

Richiamo di due lotti da parte di NaturaSì del marchio di brioche Ecor. Il problema risiede nella possibilità di presenza di frammenti di plastica dura nelle brioche di farina integrale macinata a pietra e in quelle ripiene di albicocca sempre con farina integrale a pietra. Si possono riconoscere facilmente dalla data di scadenza consigliata, ovvero i lotti che scadono il 3 Marzo 2018.

Si consiglia pertanto di riportarle al punto vendita in cui sono state acquistate, anche senza scontrino e chiedere un rimborso o la sostituzione.

E ancora un prodotto bio, nella stesa settimana ritirato

Stop alla vendita di un lotto di farina di grano duro Senatore Cappelli macinata a pietra da agricoltura biologica a marchio Gorfini. Si tratta di quello con le confezione a un chilogrammo e con scadenza 10 luglio 2018. Il semaforo rosso è stato acceso dal Ministero della Salute per via della presenza di piombo oltre i limiti di legge. A essere coinvolto dal ritiro è solo un lotto ben preciso ed espressamente individuato. Significa che altre confezione dello stesso prodotto continuano a essere commercializzate e possono essere consumate senza alcuna difficoltà ovvero senza alcun problema per la salute individuale e quella pubblica. Più esattamente, il lotto interessato dal provvedimento è stato prodotto dall'azienda agricola Gorfini di Gorfini Giuliano nello stabilimento di Anghiari, nella provincia di Arezzo, in località San Lorenzo 43.

In ogni caso c'è ben poco da stupirsi. Se sfogliamo l'elenco dei prodotti finiti negli ultimi mesi nella lista nera del Ministero della Salute si può rimanere stupire, ma solo fino a un certo punto. Quello della farina di grano duro Senatore Cappelli è l'ennesimo stop che riguarda un prodotto alimentare, a testimonianza di come non tutti i prodotti che finiscono sugli scaffali dei supermercati siano automaticamente sani e commestibili. Certo, si tratta di una piccola percentuale, ma la consapevolezza su cosa mettiamo nel carrello della spesa e l'attenzione alle segnalazioni sui ritiri dei prodotti non è mai abbastanza. In qualche modo vanno messe al bando la distrazione e l'approssimazione nella scelta dei cibi, ma anche il disinteresse rispetto alle notizie di attualità che riguardano la salute a tavola.

Nel caso di acquisto di una o più confezione del lotto di farina di grano duro Senatore Cappelli macinata a pietra da agricoltura biologica a marchio Gorfini, il suggerimento - oltre a non consumarla - è di restituire il prodotto per il rimborso o la sostituzione. Basta ricordarsi del punto vendita, sia esso un piccolo alimentare o un supermercato aderente alla grande distribuzione organizzata, e presentarsi con la confezione incriminata. In sintesi:

  1. il prodotto: farina di grano duro Senatore Cappelli Macinata a pietra da Agricoltura Biologica della Gorfini
  2. la scadenza: da consumare preferibilmente entro il 10 luglio 2018
  3. le confezioni interessate: quelle da 1.000 grammi
  4. luogo di produzione: stabilimento di Anghiari (AR) Loc. San Lorenzo n. 43
  5. il motivo: tenore del piombo è superiore ai limiti