Baby pensioni a 29 anni e altri privilegi. Ma anche gli scenari in via di sviluppo

La storia della baby pensionato di Udine sta facendo molto discutere. Cerchiamo di capire la realtà della situazione e cosa potrebbe accadere

Baby pensioni a 29 anni e altri privileg

Baby pensionata da record: a 29 anni smette di lavorare dopo soli 14 anni di contributi


C'è certamente la storia della baby pensionata del friuli che è andata in pensione a soli 29 anni, ma non c'è solo qusta di privilegi. Ma soprattutto interessa capire cosa può accedere ora e le prossime prospettive.
 

Sta facendo il giro del web, la storia delle baby pensioni, in modo particolare della baby pensionato friulana che da quando aveva 29 anni percepiva le pensione. Cerchiamo di capire meglio e cosa potrebbe accadere anche in futuro.

La storia

La vicenda è emersa a Quarto Grado, in un servizio su Rete 4, dove si spiegava la vicenda di questa signora che, ormai a 64 anni, e che è andata in pensione a 29 anni con 14 anni e 6 mesi e un giorno di contributi e con il 94% della pensione corrispondente alla sua retribuzione.

Dal'altra parte come la signora sono tanti gli italiani che hanno usufruito della legge sulla baby-pensioni e che magari non a 29 anni, ma a 34 o 38 o anche meno sono potuti andare in pensione. E la quetione ora scalda anche gli animi perchè per andare in pensione e neppure con un assegno così dignitoso bisogna aspettare i 66 anni e tra poco i 70 anni, legandosi alle aspettative di vita che continuano a salire. Dunque, ci sono anche persone che hanno lavorato per 30 anni o 40 anni, ma che non raggiungendo i requisiti richiesti devono continuare a lavorare.

La situazione.

A livello di numeri, di realtà pura e cruda, sono 500mila gli italiani che sono in pensione da più di 37 anni e da almeno 35 ani sono più di 700mila seguendo le statistiche dell'Inps pubblicate nel 2017, quindi, le ultimissime. 
Sono sempre di più le pensioni date non per la maturazione dei contributi e dell'età lavorativa ma per leggi particolari come le baby pensioni o pensioni sociali, vecchiai e superstiti. Prima del 190 sono 471.545 persone di cui 413.157 del settore privato, mentre gli ex dipendenti pubblici sono quasi 60mila.
Dal 1982 questa cifra sale e si arriva a circa 700mila

Tutto questo costa agli italiani, circa lo 0,4% del PIl. Ma a quali età si esce o, per meglio dire, si usciva esattamente? Per quelle di vecchia 49,9 anni, mentre 41,5 per i superstiti e 46,4 per le anzianità tra il 1980-1982. E il boom dei baby pensionati c'è stato nel 1992 soprattutto tra le donne e l'amministrazione pubblica, molte insegnanti ma non solo.

Tutto questo grazie alla legge che venne promulgato dopo la lunga discussione avuto dall'esecutivo di Mariano Rumor ed entrata in vigore il 29 dicembre 973 con un legge del presidente Giovanni Leone. I requisiti sembrava, al tempo, molto vincolanti e stretti, ma non era così come dimostrarano i fatti

E ora?

Il presidente dell'Inps Tito Boeri ha lanciato l'allarme numerose volte, anche per i conti dell'Inps che sono continuamente in rosso.
Nannicini e altri esponenti del Pd, come Cottarelli, ma non solo, avrebbero voluto nella revisione delle pensioni e nella Spendine Revie rivedere le baby pensioni soprattutto utilizando il quoziente familiare. Chi la prende, ma fa parte di un nucluo familiare benestante, l'avrebbe vista ridurla per spostare questi soldi per altre pensioni o meccanismi per uscire prima
Al momento, subito dopo le elezioni, e tantomeno prima delle elezioni, non se ne è più parlato, ma con le attuali condizioni e con la richiesta nche di rvivedere l'attuale norma il tema potrebe riprendere assolutamente vigore.

Da non dimenticare...

E alla fine il fiume è straripato. Alla fine l’Inps, l’istituto per la previdenza sociale, al centro del dibattito ormai da diversi anni per riforme che avrebbero dovuto garantire la pensione agli italiani e la regolarità nei conti dell’istituto, ha mostrato le carte in tavola. E non sono carte che faranno dormire sogni tranquilli tutti coloro che percepiscono un trattamento pensionistico di qualsiasi genere. Le casse sono vuote, come ha avuto modo di certificare la Corte dei Conti che ha scoperto addirittura un buco monstre pari alla cifra di 6 miliardi di euro. Fatto che rende necessario ora un vero intervento urgente, tempestivo ed efficace. Quale, per intenderci, sembra non essere stato nemmeno quello previsto nell’ultima legge di Bilancio approvata dal Parlamento alla fine del 2017 e che dovrebbe quindi garantire all’Italia un 2018 sereno.

La situazione chiaramente non è di quelle semplici. E questo, proprio per quello che è successo negli ultimi anni tra riforme e provvedimenti rivelatisi alla prova dei fatti totalmente inefficaci per garantire la sopravvivenza all’istituto previdenziale italiano, lo si poteva immaginare. Ma dopo la scoperta della Corte dei Conti di un buco di 6 miliardi di euro, non bruscolini dunque, la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. Anche perché, secondo quanto emerso dalla relazione della magistratura contabile, i provvedimenti presi dal Governo a sostegno dell’Inps ed inseriti nella legge di Bilancio 2017 sono insufficienti. I continui risultati economici negativi hanno eroso il patrimonio a tal punto che, solo nel corso dell'ultimo anno, esso ha subito una riduzione di valore di quasi ottanta milioni di euro, facendo virare il risultato complessivo in territorio negativo per quanto riguarda il bilancio di previsione 2017.

Adesso dunque, sia che i provvedimenti presi dal Governo uscente siano sufficienti oppure no bisognerà mettere in campo un intervento urgente ed efficace. E dovrà essere una delle priorità del nuovo Governo. Altrimenti saranno guai. E guai seri. Questo vuol dire che bisognerà trovare un equilibrio in grado di fornire stabilità duratura e non temporanea come è avvenuto fino a questo momento. Per ottenere risultati seri, dunque, secondo la magistratura contabile, è necessario intervenire sulla governance dell'istituto per poter garantire che l'equilibrio venga mantenuto nel tempo. Questo vuol dire, in pratica, mettere mano all'attuale assetto duale, caratteristico degli istituti di previdenza pubblici, che comprende sia gli organi di indirizzo politico che quelli di vigilanza. In pratica, secondo i magistrati contabili, la concentrazione di potere nelle mani di un uomo solo, nel caso specifico il Presidente dell'Inps Tito Boeri non ha sortito gli effetti sperati. Alla fine il buco per l’Inps è stato certificato direttamente dalla Corte dei Conti nella Relazione sulla gestione finanziaria dell’Istituto di previdenza sociale relativo al 2017. La ricetta per i commissari contabili è sistemare i rapporti finanziari dell’Inps con lo Stato.

E gli sviluppi per pensioni anticipate con nuovo esecutivo


In un clima politico ancora decisamente incerto all’indomani dei risultati elettorali che non sono riusciti a decretare un vero e proprio vincitore da porre come nuova guida del nostro Paese, ci si chiede quali saranno le decisioni finali del Presidente della Repubblica sulla scelta del prossimo primo ministro italiano. La corsa verso la vittoria vedrebbe in campo Luigi Di Maio del M5S, che si è imposto come primo partito di Italia superando di gran lunga e di misura i concorrenti di Centro Destra e Centro Sinistra soprattutto, e Matteo Salvini, alla guida della forza di Centro Destra che ha ottenuto maggiori voti alle elezioni, più di Forza Italia, più di Fratelli di Italia. Tutto, dunque, è ancora da decidere, i giochi sembrerebbero ancora aperti e cresce la curiosità di capire quale sarà il futuro del nostro Paese in base ai nuovi governatori e, soprattutto, ci si chiede quale sarà il futuro dei temi che sono stati il cardine della campagna elettorale, dalla questione immigrazione, al reddito di cittadinanza alle novità per le pensioni.

Proprio queste ultime, come da tempo sappiamo, rappresentano una delle priorità degli italiani che orami da troppo invocano cambiamenti profondi dell’attuale legge in vigore, troppo rigida, destinata a ritoccare all’insù, ancora, l’età pensionabile a partire dal prossimo primo gennaio 2019, quando per collocarsi a riposo non basteranno più gli attuali 66 anni e sette mesi ma bisognerà raggiungerà (per tutti) i 67 anni, e che finora ha fortemente penalizzato soprattutto alcune categorie di persone, come precoci e lavoratori usuranti per cui non è stata definita alcuna specificità. 

Quali saranno, dunque, le novità per le pensioni che saranno effettivamente attuate dopo tante promesse e tante belle parole? Quali saranno i cambiamenti che interesseranno Ape volontaria e Ape social? Quali le novità per le pensioni per i Quota 41?  Si va davvero verso un ritorno di Quota 100 e Quota 41 per i precoci?

Se il M5S, a sorpresa come molti definito, dovesse effettivamente arrivare al potere in Italia le pensioni sarebbero tra i temi prioritari da toccare, secondo quanto annunciato in campagna elettorale e non solo. Chiare, da sempre, le posizioni del M5S che punta, esattamente come la Lega, alla completa revisione dell’attuale legge Fornero, troppo rigida e da cambiare del tutto secondo i pentastellati, partendo dalla quota 100, permettendo, cioè, a tutti di andare in pensione sommando età anagrafica ed età contributiva, partendo da una base di età anagrafica e contributiva da definire. Strada aperta anche alla quota 41, ma non solo. Stando a quanto riportano le ultime notizie, infatti, i pentastellati sembrerebbero intenzionati anche a rilanciare la staffetta generazionale per la pensione anticipata.

Passando alle intenzioni del Centro Destra, è plausibile pensare che con questa forza al governo si punterebbe innanzitutto ad una totale revisione dell'attuale legge delle pensioni, considerando che, come confermano le ultime notizie, Salvini è da sempre contrario alle norme pensionistiche in vigore, molto più propenso ad un ripristino delle quote, dalla Quota 41 alla Quota 100 per cui, tra l'altro, la Lega ha anche avanzato una proposta. Con il Centro Destra, dunque, i precoci di quota 41, coloro che cioè hanno iniziato a lavorare in giovanissima età, prima dei 18 anni, a 14-15 anni, tornerebbero a godere di particolari norme per la loro pensione anticipata, esattamente come accadeva prima dell’entrata i vigore della riforme Fornero. 

Se si dovesse rivedere del tutto l'attuale riforme delle pensioni, con il Centro Destra al potere probabilmente Ape volontaria e Ape social per la pensione anticipata solo di alcune persone si esaurirebbero al termine del loro attuale periodo di sperimentazione, considerando che si andrebbe incontro a novità per le pensioni per tutti. Alla posizione di totale revisione delle norme pensionistiche attualmente in vigore riconfermata con forza dalla Lega si affianca la posizione di Forza Italia, più volte rilanciata da Berlusconi, di aumento delle pensioni minime almeno a mille euro per tutti. Tra le novità per le pensioni annunciate dal Centro Destra in occasione della campagna elettorale anche l’introduzione di una pensione per le mamme. Diverse, dunque, le novità prospettate e che, alla luce delle tante delusioni che gli italiani finora hanno subito, dovrebbero finalmente essere messe in atto.