Banche e investimenti, costi nascosti e non detti ai clienti. Ecco chi e quali

Nonostante l'obbligo da parte degli istituti di credito di indicare con chiarezza tutti i costi prima della sottoscrizione del contratto, molte informazioni sono solo verbali.

Banche e investimenti, costi nascosti e

Banche poco trasparenti con i clienti

Stanno diventando chiare le ragioni dei continui appelli alla maggiore trasparenza nei rapporti tra banche e clienti. E laddove le parole non bastano e gli interventi delle autorità a suon di multe non sono sufficienti per un cambiamento di rotta, arrivano le nuove norme 2019 a imporre trasparenza agli istituti di credito. Una recentissima ricercata elaborata da MoneyFarm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano disegna uno spaccato piuttosto preoccupante: 3 banche su 4 lasciano a desiderare sul fronte chiarezza ovvero su costi reali e investimenti delle somme dei clienti.

L'analisi è stata condotta su Allianz, Azimut, Generali, Banco Bpm (Banca Popolare di Milano), Bnp Paribas, Bper (Banca Popolare dell'Emilia-Romagna), Credem, Deutsche Bank, Fineco, Ing (Internationale Nederlanden Groep), Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Mediolanum, Mps (Banca Monte dei Paschi di Siena), Ubi (Unione di Banche Italiane), Unicredit, Unipol.

Banche poco trasparenti con i clienti su costi e investimenti 2019

Lo studio di MoneyFarm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano mette allora in luce l'esistenza di corti circuiti nel rapporto tra banche e clienti. È ad esempio in vigore l'obbligo da parte degli istituti di credito di indicare con chiarezza tutti i costi prima della sottoscrizione del contratto, ma si registrano difficoltà a conoscerli da una parte e a interpretarli dall'altra.

Troppa genericità anche su vero costo delle operazioni, sulle spese per i servizi accessori e sui costi accessori. Provando a dare qualche numero, i costi sono spiegati nel 45% dei casi per la consulenza e nel 19% per la gestione di portafogli. Ma soprattutto - ed è il dato che fa maggiormente riflette perché dimostra il rapporto poco trasparente tra le parti - i documenti relativi alla consulenza sugli investimenti e alla gestione dei portafogli risulta non completa in tre casi su quattro, dimostrando così come si tratta di un atteggiamento molto diffuso in Italia.

Nessun documento scritto ma solo informazioni verbali

E ancora, dallo studio emergono anche abitudini che vanno in contrasto con le opportunità offerte dalle moderne tecnologie, ad esempio l'indispensabilità di recarsi fisicamente nella filiale dell'istituto per conoscere dai consulenti le informazioni su costi e servizi offerti con il conto corrente. Non sfugge che l'80% dei clienti riconosce di non avere le idee chiare sui costi complessivi a cui va incontro e che ha bisogno di delucidazioni ulteriori, possibili solo in caso di visita in filiale per avere informazioni.

Medesime lamentele in riferimento alla documentazione relativa alla consulenza finanziaria perché in oltre la metà dei casi viene fornita dalle banche solo verbalmente e senza documenti. La ricerca elaborata da MoneyFarm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano registra perfino casi in cui a fronte di una precisa richiesta non viene soddisfatta la richiesta di consultazione di informazioni scritte.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il