Banche italiane, rating S&P, pesa clima politico. E alcune sotto attacco speculazione

Per Standard & Poor's non ci sono dubbi: a frenare il sistema bancario ovvero a renderlo poco attraente sono i troppi crediti deteriorati (Npl) e le titubanze politiche.

Banche italiane, rating S&P, pesa clima

Banche italiane, rating S&P, pesa clima politico


Questo è uno dei periodi più complicati per il nostro Paese perché, al di là delle rassicurazioni governative sulla produzione in crescita e sulla tenuta del sistema bancario, i problemi restano e sono amplificati proprio dal clima di (perenne) incertezza politica. Certo, poi c'è il nuovo rating Standard & Poor's, secondo cui la massa di crediti deteriorati in pancia alle banche italiane, diminuirà in maniera progressiva al 13-14 per cento nel 2019 contro il 18,7 per cento stimato a giugno 2017. Si tratta di una calo anche piuttosto vistoso, ma che sono ancora un segnale di allarme sulla salute del sistema bancario e sull'indispensabilità di continuare a procedere con molta prudenza. In ogni caso, il trend è favorevole se già tre anni fa l'agenzia a stelle e strisce raccontava di una contrazione nella formazione di nuovi crediti deteriorati proprio per via delle migliori condizioni economiche.

Banche italiane sotto attacco speculazione

Per capire cosa è successo in questa convulsa giornata per le banche italiane, caratterizzata dalla frenata di Carige per via della mancata costituzione del consorzio di garanzia sull'aumento di capitale, basti vedere le pesanti scivolate a Piazza Affari:

  1. Monte dei Paschi di Siena (-3,44%)
  2. Banco Bpm (-2,34%)
  3. Bper (-1,69%) e
  4. Ubi (1,38%)
  5. Unicredit (-0,78%)
  6. Intesa Sanpaolo (-0,5%)

Insomma, sembra che sia iniziata la speculazione al ribasso sulle banche italiane nonostante l'apertura delle contrattazioni faceva immaginare uno scenario ben differente.

Crediti deteriorati, per la Banca d'Italia si procede bene

Per S&P non ci sono dubbi: a frenare il sistema bancario ovvero a renderlo poco attraente sono i troppi crediti deteriorati (Npl) e le titubanze politiche. E poi, ci sono altre ragioni che impattano in maniera significativa: le farraginose procedure di insolvenza ovvero il recupero crediti e le procedure concorsuali che insieme al limitato accesso ai finanziamenti per molte banche italiane, rappresentano un mix micidiale per il costo dei finanziamenti, inevitabilmente più oneroso rispetto alla media europea. A voler individuare elementi positivi, si segnala una economia orientata ell'export, il limitato indebitamento delle famiglie rispetto alla media europea e le basi di finanziamenti al dettaglio considerate ampie e stabili da Standard & Poor's.

Si registra quindi il graduale aumento la velocità di smaltimento delle sofferenze degli istituti di credito. A segnalarlo è la Banca d'Italia nella nota di Stabilità finanziaria e di vigilanza secondo cui la quota di posizioni chiuse entro un anno dall'ingresso a sofferenza, scesa sino a un minimo del 20 per cento nel 2012, è risalita al 38 per cento per le posizioni aperte nel 2015. In termini di importi, il rapporto fra l'ammontare delle sofferenze chiuse in ciascun anno e lo stock esistente all'inizio del periodo, che aveva toccato il minimo nel 2013 (6 per cento), nell'ultimo triennio è stato sempre superiore all'8 per cento, attestandosi al di sopra del 9 per cento nel 2016. L'Abi invece precisa nel suo ultimo rapporto che le sofferenze nette a settembre si sono attestate a quota 65,8 miliardi di euro.