Banca italiana a processo per applicazione tassi di usura per la prima volta. La storia

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Banca italiana a processo per applicazio

Banca italiana è a processo

Gli avevano sottratto perfino la casa ovvero il bene materiale più prezioso, attorno a cui ciascuno di noi costruisce la propria vita. La banca è adesso a processo con l'accusa di usura.

Questa vicenda va seguita molto da vicino perché si tratta di un precedente che apre scenari impensabili per tutti i contribuenti ovvero per le singole persone, ma anche i professionisti con partita Iva e le aziende.

Siamo nel nord-est italiano ovvero in una delle zone più produttive del Paese e di storie simili a quelle del protagonista di questa vicenda ne abbiamo sentite a bizzeffe. Ma con una differenza di rilievo: il finale.

Quante volte abbiamo infatti letto sulle pagine delle cronache fiscali i racconti di chi è stato sommerso dai debiti fino al punto di finire del lastrico. Ed è quello che successo a un uomo di 56 anni è stata sottratta perfino la casa ovvero il bene materiale più prezioso, attorno a cui ciascuno di noi costruisce la propria vita.

Ma c'è un finale differente perché la storia non finisce con la disperazione legittima dell'uomo. Al termine di una lunga e combattuta fase di indagini preliminari, la sia banca è finita a processo. L'accusa? Aver applicato tassi da usura. E se non si tratta di una prima volta, poco ci manca.

Tassi di usura, banca italiana a processo

L'attenzione principale su questa vicenda si sposta inevitabilmente sul processo che dovrà affrontare la banca con l'accusa di aver praticato tassi di interesse superiore al limite stabilito dalla legge antiusura.

Si tratta naturalmente di una contestazione tutta da dimostrare, ma si sta chiaramente creando un importante precedente che potrebbe avere importanti ripercussioni a catena.

Cronache giudiziarie alla mano, sono pochissimi i casi in cui un istituto di credito è stato chiamato a rispondere di usura aggravata nell'esercizio di attività bancaria.

Eppure non si tratta del primo caso aperto da una procura, ma a differenza di quanto accaduto in passato, il gip ha deciso di rinviare a giudizio il responsabile dell'area mercato della Banca popolare dell'Alto Adige e di non accogliere la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero.

Il 27 maggio 2020 al Tribunale collegiale di Belluno, la banca si troverà faccia a faccia con l'uomo che aveva accettato un mutuo sulla casa a tassi evidentemente sproporzionati fino al farlo scivolare sul lastrico.

La storia verso il processo della banca

Per essere precisi, la banca avrebbe chiesto all'uomo 127.000 euro rispetto a un debito di 57.000 euro.

Questa cifra è stata l'ultimo tassello di un percorso ben più lungo, originato dalla crisi dell'attività lavorativa che ha spinto la famiglia ad accettare un mutuo ipotecario sulla casa per 107.000 euro rispetto a uno scoperto di 100.000 euro con l'istituto di credito, a cui rientrare con il versamento di rate mensili da 830 euro per 20 anni.

Dinanzi all'impossibilità di farlo, tenuto conto dello stipendio complessivo di 1.500 euro circa al mese, di interessi in interessi, la banca ha chiesto una somma finale molto più alta.

Il punto è, come racconta il Gazzettino, è che dalla consulenza tecnica del sarebbero emerso che l'istituto di credito avrebbe applicato interessi del 7,228% rispetto a 7,185% ovvero la soglia massima per i mutui a tasso fisso e variabile con garanzia reale per il trimestre di riferimento.