Cambiamenti ancora su contanti, conti correnti, operazioni 2019. E rincari stangata

Con la manovra la deduzione di Ires e Irap su svalutazioni e su perdite relative ai crediti, nella misura del 10%, viene differita al 2026.

Cambiamenti ancora su contanti, conti co

Clienti penalizzati dalla stangata sulle banche


Modifiche e cambiamenti ancora per contanti, conti correnti, operazioni dopo quelli appena fatti ora, e che è bene riasumere, che potrebbero esserci anche l'anno prossimo. Così come l'anno prossimo un aumento dei costi importante che c'è stato quest'anno sui conti bancari
 

C'è un dato che più di tutti rende l'idea della stangata sulle banche. La deduzione di Ires e Irap su svalutazioni e su perdite relative ai crediti, nella misura del 10%, viene differita al 2026. E al pari di quanto è successo in passato, non ci sono ragione per non credere che l'aggravio di spese ai danni degli istituti di credito sarà riversato a catena dai clienti. A conti fatti si tratta di una cifra molto alta, oltre 3 miliardi di euro, che il governo ha posto a carico delle banche per finanziare altri provvedimenti inseriti nella manovra. Perché quello della legge di Bilancio è un vero e proprio gioco a incastri che in questa circostanza non solo ha accorciato la coperta per le banche, ma l'ha resa anche più gravosa. E se i conti economici e i patrimoni degli istituti di credito subiranno una perdita è appunto lecito credere che il gioco delle rivalse finirà per penalizzare i clienti.

Clienti penalizzati dalla stangata sulle banche

Cosa racconta allora il Documento programmatico di bilancio già inviato a Bruxelles? Come premesso la deduzione Ires (Imposta sul reddito delle società) e Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) del 10% delle svalutazioni e delle perdite su crediti viene spostata al 2026 e inn ballo c'è circa 1 miliardo di maggiori entrate per il 2019. Nel testo si legge anche di altri 1,2 miliardi di euro da misure fiscali sulle banche, comunque non precisate nel dettaglio. In arrivo dunque una stretta sulla deducibilità delle svalutazioni e anche sul trattamento fiscale delle svalutazioni dei crediti. Il governo sta valutando un intervento sulla deducibilità degli interessi passivi o sull'Ires. Per le assicurazioni l'obiettivo è rideterminare gli acconti di imposta. Previsto invece un aumento del fondo per i risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie.

Si resta adesso in attesa di una presa di posizione ufficiale da parte dell'Associazione bancaria italiana e, stando alle indiscrezioni che circolano, sarà piuttosto severa nei confronti del governo, intenzionato comunque ad andare avanti per la sua strada.

Aumento del fondo per i risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie

A tal proposito potrebbero scattare già entro il prossimo novembre i rimborsi per i risparmiatori traditi dalle banche poste in liquidazione, ovvero Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca delle Marche, Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti. L'indennizzo, attorno al 30%, è infatti previsto dal decreto Milleproroghe. Ma non riguarderà tutti i clienti poiché ne avranno diritto solo coloro, circa 800, che hanno ottenuto - o l'avranno entro il 30 novembre - una pronuncia a favore da parte dell'Arbitro per le controversie finanziarie. Sarà la Consob a occuparsi dei risarcimenti. All'organo di vigilanza della Borsa andrà inviato, per mezzo di posta elettronica certificata o mail ordinaria, ma anche con posta tradizionale, il modulo scaricabile sul sito dell'Authority e da compilare in ogni sua parte. Le somme rimborsate non potranno eccedere i 100.000 euro.

Già spese in rialzo e si prevedono ulteriori rincari

Guai in vista: ancora pochi mesi e arriverà la stangata sui conti correnti. Per via dell'aumento di lunga serie di voci, a iniziare da quelle legate alle commissioni per arrivare al canone delle carte di credito, i costi di gestione aumenteranno del 60%. Da gennaio inizierà così il periodo nero e le alternative sono poche o nulle perché coinvolgeranno quasi tutte le banche, incluse quelle online, anche se in questo caso l'impatto per le tasche sarà comunque più basso. Ma ovunque ci giri ovvero qualunque sia la voce presa in considerazione, dal prelievo allo sportello all'Atm di un altro istituto di credito o ai costi di gestione di una carta di credito, si notano una sfilza di più, anche in doppia cifra. In fin dei conti se da gennaio 2019, la stangata sui conti correnti arriva fino al 60% in più significa che la mano delle banche è stata pesante.

Ad aver scattato la fotografia della situazione e delle intenzioni degli istituti di credito è stato l'osservatorio di SosTariffe.it, che ha passato al setaccio i costi che deve affrontare il titolare di un conto corrente. Le voci passate sotto esame sono state il canone annuo, il movimento allo sportello, il movimento online, il prelievo contante allo sportello, i versamenti di contati e assegni, il costo assegno singolo, i bonifici disposti allo sportello, i bonifici online, il costo singolo per domiciliazione utenza, il canone annuo carta di credito, il canone annuo carta di debito, il prelievo Atm propria banca, il prelievo Atm altra banca, il prelievo Ue e il costo accredito stipendio. La punta massima dei costi riguarda le banche online, con poche filiali sul territorio nazionale.

Nel corso dell'anno i conti correnti delle banche tradizionali sono paradossalmente diventati più convenienti in tanti casi. Solo per fare un esempio, il costo di accredito dello stipendio è stato del abbattuto. Nessuna variazione per il canone annuo di tenuta conto, l'accredito dello stipendio o i movimenti online restano quasi sempre gratuiti. Zero spese per i bonifici online, il prelievo dalla propria banca in un Paese dell'Unione europea e i costi per le domiciliazioni delle utenze domestiche.

Il canone annuo della carta di debito resta di 2 euro, in media. Come fa notare SosTariffe.it nel suo report, il picco dei costi riguarda le banche online con poche filiali sul territorio nazionale. Se si prendono in considerazione solo queste, la voce che ha subito il maggior aumento è quella relativa ai versamenti di contanti e assegni: mentre a gennaio bastavano 0,55 euro ad operazione, oggi ne occorrono 0,88 euro. Brutte notizie, rileva, anche per chi ha una carta di credito, il cui canone annuo è cresciuto del 5,40%: a gennaio si aggirava intorno ai 12,22 euro annui, mentre ora è a 12,88 euro ogni dodici mesi. Si accennava alle banche online: per loro è lievitato il prezzo dei bonifici allo sportello, da 3,91 a 4,34 euro. A chiudere il cerchio delle brutte notizie, è in salita del 4,84% anche il canone annuo di tenuta conto. Se nove mesi fa era in media di 27,47 euro, adesso è di 28,80 euro.

Moifiche norme

Dopo una serie di modifiche, molto importanti che ci sono già state quest'anno su operazioni e vari limiti che abbiamo visto in questo articolo, altre ne dovrebbero arrivare per l'anno prossimo ancora

Cosa cambia nel 2019 sui conti correnti? Quali sono i nuovi limiti nei prelievi e nel deposito di contanti? Quali sono le nuove regole sulle operazione e sulla gestione dello stesso conto corrente? Cambia qualcosa nelle sanzioni applicate per chi viola le norme? E sui libretti, ci sono nuove disposizioni? Tutte le risposte ufficiali arriveranno solo alla fine dell'anno con l'approvazione della versione finale della legge di Bilancio. Di conseguenza il solo documento di riferimento rimane la bozza del testo. Ebbene, nonostante la discussione era improvvisamente balzata al centro delle cronache per via delle intenzioni palesate dal vicepremier Matteo Salvini di totale abolizione del limite all'uso dei contanti per favorire un presunto maggiore dinamismo dell'economia, non sono stati inseriti cambiamenti. Tuttavia si tratta di una bozza che deve affrontare il decisivo passaggio delle Camere dove sarà oggetto di modifiche.

Stando allora così le cose, il limite all'utilizzo dei contanti rimane fermo a 2.999 euro. Basta un solo centesimo di euro in più per rendere obbligatorio il ricorso a strumenti tracciabili come il bonifico bancario o la carta di credito. Lo stesso tempo è applicato anche a libretti di deposito postali e bancari al portatore e ai titoli al portatore in euro e valuta estera. L'eccezione è rappresentata dal money transfer, la cui soglia è sensibilmente più bassa ovvero 1.000 euro. Se questo schema verrà allora confermato nel 2019, di conseguenza nulla cambierà nell'impianto sanzionatorio. Fino a 250.000 euro di soglia limite pagamento contanti, le sanzioni per le parti contraenti variano da 3.000 a 50.000 euro mentre quelle a carico dei professionisti obbligati alle segnalazioni da 3.000 a 15.000 euro. Oltre 250.000 euro, le sanzioni sono rispettivamente da 15.000 a 250.000 euro e da 3.000 a 15.000 euro.

E gli assegni?

Anche gli assegni sono soggetti a regole ben precise ovvero devono la data e il luogo di emissione, non può mancare la clausola di non trasferibilità, l'importo non deve superiore ai mille euro, devono sempre riportare l'importo, la firma dell'emittente e il beneficiario. Chi ha necessità di utilizzare assegni senza la dicitura non trasferibile per importi inferiori a 1.000 euro, puoi comunque fare richiesta alla propria banca. Per ciascun assegno rilasciato o emesso in forma libera è previsto il pagamento di un'imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato. Chi possiede ancora un vecchio libretto di assegni, è chiamato a verificare che contengano la dicitura non trasferibile e, se non presente, deve apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro

Si tratta insomma di confini ben precisi, anche perché - come evidenziato a più riprese dall'Agenzia delle entrate - l'uso eccessivo del contante rende possibile una buona parte dell'evasione e che le organizzazioni mondiali dedite a criminalità organizzata, riciclaggio e corruzione hanno la vita più facile grazie all’assenza di limiti all'uso dei contanti nella gestone del conto corrente