Credito cooperativo, riforma necessità più miliardi. Rischi milioni risparmiatori. E pure dipendenti Coop

Ma le difficoltà non sono solo di carattere economico tra l'assenza di capitale e le troppe sofferenze in pancia. Ma anche politiche, europee e nazionali.

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Credito Cooperativo, a rischio riforma


Continuano ad emergere problemi per le Coop, ora di nuovo per la riforma del credito cooperativo che sembra davvero non riscure mai ad avanzare nonostante sia tanto richiesta e importante da tutte le parti. E poi c'è la situazione delle Coop che oggettivamente preoccupa.

Quanti problemi per la riforma delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. A iniziare dalla necessità di trovare 2,5 miliardi di euro per implementare i cambiamenti previsti perché a oggi mancano 700 milioni per Cassa centrale e 1,8 miliardi per Iccrea Istituto centrale del credito cooperativo). Ma le difficoltà non sono solo di carattere economico tra l'assenza di capitale e le troppe sofferenze in pancia. Ma anche politiche sia a livello sovranazionale con la sfida senza esclusione di colpi tra Bankitalia e Banca centrale europea, e sia nazionale con la Lega, decisa a rallentare il percorso delle paventate aggregazioni.

Credito Cooperativo, a rischio riforma: 2,5 miliardi servono

La legge approvata dal governo Renzi impone di aggregare le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali attorno a tre soggetti, anche se le licenze bancarie resteranno individuali così come l'adesione ad una associazione nazionale (Federcasse). Tra raccolta da banche, raccolta da clientela e obbligazioni, la provvista complessiva è pari a 190,1 miliardi di euro. Un mese fa è iniziata la richiesta di autorizzazione per creare nuovi gruppi, ma si procede evidentemente a rilento rispetto alle aspettative iniziali. Succede adesso che deputati e senatori leghisti hanno chiesto una moratoria di un anno e mezzo e di fatto i dubbi sono maggiori delle certezze. A oggi sono 279 le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, pari al 53,3% di tutte quelle operanti in Italia.

Più esattamente 145 hanno aderito a Iccrea, 95 a Cassa centrale banca (Trento), 39 a Raiffeisen cassa centrale (Bolzano). Interessante è anche la distribuzione degli sportelli: sono 4.252, pari al 15,5% del totale, presenti in 2.652 comuni e 101 province. I soci sono 1.274.568 per 30.103 dipendenti. E il tutto mentre si registra l'appello del governatore Ignazio Visco per le fusioni. A detta del numero uno di Via Nazionale, per il credito cooperativo procedere con operazioni di aggregazione è una necessità urgente. La capacità di generare profitti delle banche di minori dimensioni - è la sua valutazione - risente della difficoltà di ampliare i ricavi e della più bassa efficienza operativa.

Coop in rosso

Non sarà facile infatti sanare una situazione che vede le Coop in profondo rosso come attestato dall’ultimo bilancio che parla di una perdita di ben trentasette milioni di euro. Ma da parte della dirigenza non sembrano trasparire preoccupazioni eccessive alla luce degli investimenti portati a termine che hanno inciso in maniera determinante sul bilancio ma rappresentano comunque una garanzia per la ripresa futura. E il bilancio, fanno sapere dalle stanze dei bottoni Coop, è in perfetta linea con le previsioni. La solidità del gruppo viene confermata dalle vendite che sono in costante aumento, anche grazie all’intuizione e al lavoro di EasyCoop e della rete del franchising. Per il resto bisogna aspettare che gli investimenti messi in campo comincino a portare il loro frutto.

Il rosso Coop però ha certamente avuto un ruolo nel raffreddamento che il valore delle azioni Coop ha subìto in seguito. Proprio per questo Coop ha deciso di non aggiungere al piano strategico nuove azioni ma di concentrarsi in maniera ancora più intensa sulla stessa ragione d’essere del gruppo. Quindi l’obiettivo sarà quello di lavorare ulteriormente per il miglioramento del prodotto Coop, che rappresenta poi la principale mission aziendale, e il focus ancora più stringente sui nostri soci, destinatari finali di ogni nostra azione. I costi sono ancora alti e pertanto si agirà per trovare il modo migliore di aumentare l’efficienza e ridurre gli sprechi.

La situazione a rischio di alcune Coop in generale

Stando a quanto rivelato da una inchiesta della Stampa, il rischio bolla per il prestito sociale Coop è evidente per via di valori gonfiati delle partecipazioni azionarie messe a bilancio. Il tutto ricordando come per definizione il prestito sociale non è una raccolta di risparmio modello banche. Un'interpellanza del Movimento 5 Stelle ricorda come la legge indichi che la raccolta che può essere svolta dalle cooperative non può essere superiore a tre volte il patrimonio delle stesse cooperative. E se le cooperative raccolgono i soldi dei cittadini facendo vedere un patrimonio più grande del reale - mettono nero su bianco - la cosa può destare preoccupazione. Ci sono infatti esempi reali di cooperative già saltate in Friuli e in Emilia.

Prestito sociale Coop, controlli e Banca d'Italia

Una delle principali contestazioni mosse è l'assenza dei medesimi controlli a cui è soggetto il risparmio bancario da parte della Banca d'Italia rispetto al risparmio non bancario. Come fa notare Palazzo Koch, oltre che dal punto di vista normativo, esiste una discrepanza anche dal punto di vista dei costi associati. Un elemento di impatto sul costo - e di conseguenza sulla remunerazione offerta - del prestito sociale è rappresentato dalla mancanza di un obbligo di contribuzione a uno schema di assicurazione, a differenza delle banche che devono aderire a un Fondo di assicurazione dei depositi. Di conseguenza, in assenza di questo elemento, viene meno un costo secco per le società cooperative.

Dal punto di vista quantitativo, il fenomeno del prestito sociale ha raggiunto dimensioni di rilievo se comparato ai depositi bancari. Sempre la stessa Banca d'Italia fa notare come rispetto al sistema bancario, l'ammontare dei prestiti sociali per l'insieme delle società cooperative di maggiori dimensioni aderenti a Legacoop corrisponde a quello dei depositi di una banca di medie dimensioni. Se i tassi praticati ai prestiti ordinari sono compresi tra un minimo dello 0,65 per cento e un massimo del 3,1 per cento, mentre i prestiti vincolati fra un minimo del 2,2 per cento e un massimo superiore al 3 per cento. Palazzo Koch fa anche notare come i tassi offerti dalle società cooperative siano sensibilmente inferiori alla remunerazione offerta ai propri sottoscrittori dalle società che emettono minibond.

Sul fronte degli elementi che impattano sul costo del servizio in generale, le cooperative godono in generale di un regime fiscale favorevole. Sui prestiti sociali la ritenuta a titolo d'imposta è pari al 26 per cento come per i depositi bancari, ma i prestiti sociali non pagano alcun bollo annuale. Per la società cooperativa gli interessi riconosciuti ai soci possono essere dedotti fiscalmente entro il limite degli interessi riconosciuti ai detentori dei buoni postali fruttiferi, aumentati di 0,90 punti percentuali.

I soci e i avoratori delle Coop che rappresentano anche i risprmiatori hanno iniziato a raccontare le proprie esperienze di lavoro perso, ma anche di risparmi e soldi investiti drasticamente calati o nel nulla. E nonostante le rassicurazioni dei vertici, si ripropone il rischio per millioni di famiglie italiane e i loro risparmi

Coop: primi racconti dei soci

Nonostante il tentativo dei vertici Coop di gettare acqua sul fuoco, tra i soci inizia a serpeggiare preoccupazione per le incertezze relative ai 9 miliardi di euro di prestiti. Una cifra monstre che sarebbe a rischio nel caso nel caso di apertura di una crisi. Come dire, non ci sono certezze e si procede in delicato equilibrio come i funamboli. Succede adesso che nel cuore delle Coop, in Emilia, c'è già chi è passato dalle parole ai fatti con le prime proteste ovvero le mobilitazioni negli ipermercati. Il tutto il attesa del 27 settembre, quando in calendario c'è l'incontro a Roma con Legacoop. Le premesse non sono affatto incoraggianti e, senza troppi giri di parole, c'è chi pronuncia la pesantissima parola di tradimento. La vicenda è insomma sotto gli occhi dell'opinione pubblica e gli sviluppi sono tutti da scoprire.

A seguire da vicino la vicenda è il quotidiano La Stampa, autore dell'inchiesta, con un focus su quanto avvenuto a Reggio Emilia con i soci spiazzati rispetto alle novità di questo modello di sviluppo finanziario. Dai racconti di vita vera, emerge non solo come molte proposte non siano state accolte, quali la creazione di un fondo di garanzia a copertura delle perdite subite dai sottoscrittori, ma anche come la perdita di lavoro, denaro prestato e perfino abitazioni da parte delle coop edilizie. Perché poi esistono casi concreti in cui i fallimenti sono diventati concreti per cui ai primi scricchiolii è inevitabili che scatti immediatamente l'allarme dei soci Coop.

Il prestito Coop è uno strumento attraverso il quale il socio può finanziare la Cooperativa e tutelare il suo risparmio. Semplicità, assenza di spese e una interessante remunerazione caratterizzano il servizio, così come presentato da Coop, ma con l'incognita della sicurezza degli ultimi tempi. I prelievi e i versamenti possono essere effettuati in contanti, con assegno o tramite bonifico. La garanzia sulle somme prestate è data dalla solidità patrimoniale della Cooperativa. Ogni socio può aprire un libretto nominativo di prestito sociale nel quale versare l'importo voluto, fino al tetto massimo consentito dalla legge. Ma proprio l'assenza di un sistema di controlli serrati viene considerato il principale vulnus.

Controlli del prestito sociale

A differenza di quanto accade con gli istituti di credito, l'attenzione della Banca d'Italia è molto più attenuata. Stando al regolamento sul prestito sociale approvato dalla Coop, al socio prestatore deve essere fornita, almeno una volta all'anno e alla scadenza del contratto, una comunicazione completa e chiara in merito allo svolgimento del rapporto contenente ogni elemento necessario per la comprensione del rapporto. Completezza e chiarezza, dunque. Il socio può richiedere che la comunicazione annuale gli venga fornita su supporto elettronico.

In mancanza di opposizione scritta entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione o dalla pubblicazione sul sito web nell'area riservata, le operazioni e i dati contenuti nella comunicazione si intendono approvati dal socio a tutti gli effetti. Più precisamente, in questa comunicazione, la cooperativa espone i risultati dell'attività di vigilanza svolta internamente dal collegio sindacale, oltre a illustrare l'andamento della cooperativa stessa come risulta dal bilancio e dai programmi di investimento e il rispetto delle linee guida approvate dal Consiglio di amministrazione in materia di politica di investimento finanziario. La percentuale di prestito sociale da mantenere sempre liquida o in attività prontamente liquidabili non può essere inferiore

  1. al 40% per l'anno 2017
  2. al 43% per l'anno 2018

Con riferimento alla determinazione della percentuale massima di immobilizzazione del prestito, e che non dovrà superare il 30% del prestito raccolto tra i soci, in sede di chiusura del bilancio sono messi a confronto tre valori: l'ammontare del prestito sociale, il totale delle immobilizzazioni, i mezzi di copertura delle immobilizzazioni diversi dal prestito sociale.

Sembra che siano scoppiati adesso tutti i problemi di Coop, quando in realtà covavano da tempo e aspettavano solo il momento di venire a galla. Perché, come si suol dire in questi casi, un problema tira l'altro. E così accade che in più province italiane manifestazioni, proteste e recriminazioni - per ragioni diverse e apparentemente slegate l'una dall'altra - stanno segnando la vita di Coop. Come quello contro il blocco da almeno quattro anni dei contratti del personale. Bastava passare dalle parti di Savona per assistere al volantinaggio dei lavoratori e ascoltare le loro richieste di adeguamento dei salari e di riconoscimento dei diritti maturati nel tempo. La minaccia delle organizzazioni sindacali è di andare avanti a tempo indeterminato ovvero fino a quando non arriveranno le risposte desiderate.

Interinali a casa dopo due anni

Si accennava come la situazione di crisi dalle parti di Coop durasse da tempo. Basti ricordare i tre giorni di sciopero proclamati alla fine dello scorso anno. E anche entrando nel cuore del mondo delle cooperative la situazione non migliora. A Piacenza, ad esempio, le organizzazione sindacali protestano sì contro il mancato rinnovo del contratto (si tratta di una vertenza a livello nazionale), ma ricordano anche alcune critiche situazioni specifiche, come quelle dei lavoratori interinali che dopo due anni di servizio avrebbero ricevuto una lettera con la comunicazione del mancato rinnovo del contratto. Secondo i rappresentanti dei dipendenti (fisso o meno) si tratterebbe di un boomerang sui fronti della competitività e dell'efficienza. Come pianificare il futuro delle aziende cooperative, si domandano, senza tenere conto dei diritti e delle esigenze dei propri dipendenti?

Le loro parole aprono uno squarcio sul cambiamento in atto nel mondo delle Coop. A loro dire in questo periodo storico è lecito sostenere che l'anima cooperativa e mutualistica viene conservata dai dipendenti perché le aziende cooperative sembrano aver smarrito il senso originario della solidarietà e della giustizia nel diritto del lavoro.

Caro socio, caro consumatore

La protesta dei lavoratori è estesa un po' ovunque, anche in alcune delle roccaforti più solide come Perugia. Tutti loro cercano di coinvolgere anche i soci e i consumatori che si recano nei supermercati per fare acquisti ovvero provano a renderli partecipi della situazione. Cosa chiedono? Sostegno e solidarietà "in difesa della dignità di chi lavora in Coop". Si tratta evidentemente di una matassa non così semplice da sbrogliare perché le due parti hanno le idee chiare su come proseguire il rapporto e non sono perfettamente coincidenti. Resta da trovare un punto di sintesi. In ogni caso arriva anche qualche notizia positiva sul fronte nazionale, come la riapertura al pubblico del supermercato Coop di Modena I Gelsi in seguito ai recenti lavori di ristrutturazione.

Altra novità dell'ultim'ora è l'arrivo nelle agenzie di viaggi Robintur e Viaggi Coop del nuovo Viaggiare da soci ovvero il catalogo Robintur con offerte e viaggi dedicati ai soci Coop.

Le rassicurazioni e le richieste dei vertici stessi

Una dei colossi, se non la principale, realtà delle Coop reagsce così come diversi altri rappresentati delle grandi Coop. In modo particolare Coop Alleanza 3 spiega che il proprio patrimonio è di 2,5 miliari che non ci sono minusvalenze presenti o nascoste. Ma non solo il il prestito (come forma di investimento dato dai vari cittadini che lo desiderino così da diventare soci) a un rapporto con il patrimonio netto 1.6 e dunque è ben al disotto delle regole di Bakitalia tanto che se ne potrebbe raccogliere il doppio.
La Coop Alleanza 3.0 spiega, poi, che gli indici di liquidità sono molto attivi e che la richiesta di un cambio delle regole affinchè siano più stringente per tutte le Coop così come per i controlli è stata richiesta proprio da essa e dalle altre grandi Coop e più volete sollecitata. Una frase questa che, però, lascia spazio ai timori sullo stato generale delle Coop e dei prestiti sociali delle altre, magari minori che come abbiamo sritto, poche volta, ma gè già successo in silenzio hanno chiuso.