Fallisce dopo aver denunciato la mafia, la banca vuole i soldi e lui minaccia di darsi fuoco. La storia

L'istituto di credito gli ha concesso ancora pochi giorni, entro il 19 agosto, per saldare un debito da 60.000 euro circa, a cui aggiungere more e interessi.

Fallisce dopo aver denunciato la mafia,

La banca vuole i soldi


Ancora una storia dai contorni tutti da definire e in cui il ruolo dei testimoni di giustizia va evidentemente rivisto. Perché il racconto di Ignazio Cutrò non è il primo e verosimilmente non sarà l'ultimo di questo tenore. Siamo in Sicilia, nelle zone calde dell'Agrigentino e qui l'uomo è riuscito a far condannare in via definitiva un gruppo mafioso della zona. Le sue denunce, le sue parole, la sua faccia sono state decisive per la vittoria dello Stato. Lo stesso da cui cerca adesso tutela perché, stando al suo racconto. dopo la recente revoca della protezione ai familiari e la scelta personale di rinunciare alla tutela, un atto di precetto della Banca Popolare Sant'Angelo rischia di mandarlo sul lastrico.

La banca vuole i soldi e lui minaccia di darsi fuoco

L'istituto di credito gli ha concesso ancora pochi giorni (entro il 19 agosto) per saldare un debito da 60.000 euro circa, a cui aggiungere more e interessi. Il punto - come spiega l'uomo con documenti alla mano - è che la chiusura della sua impresa edile sarebbe dovuta ai debiti accumulati dall'azienda dopo le denunce per le estorsioni subite. Da qui la difficoltà a venire fuori se la banca continua a mantenere un atteggiamento di rigidità. Perché se è vero che risale al 23 maggio 2013 il decreto ingiuntivo di pagamento del debito in favore della Banca Popolare Sant'Angelo da parte del tribunale di Sciacca, allo stato l'uomo denuncia ancora in una situazione di difficoltà da cui vede una sola via d'uscita: darsi fuoco.

Le parole dell'imprenditore siciliano sono chiare: se non riesce a trovare un modo per incontrare e bloccare l'atto tramite il presidente della Banca Popolare Sant'Angelo, si dice disposto a pagherà con la sua stessa vita, dandosi fuoco davanti a una loro filiale che - spiega - sceglierà a caso e senza comunicare a nessuno data e ora dell'eventuale gesto. La mafia - tuona - gli ha tolto tutto. E c'è poi il precedente di Unicredit di due anni anni fa. L'istituto di credito aveva congelato un debito superiore a quello maturato con la banca licatese.

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