Previsione shock del guru su Italia fuori dall'Euro nel 2020. Ma per altri esperti sarebbe positivo

Nell’articolo vengono stigmatizzati alcuni parallelismi inquietanti con quello che era il contesto globale prima della crisi del 2008. Secondo le previsioni il nuovo collasso avverrebbe nel 2020

Previsione shock del guru su Italia fuor

Sul futuro dell'Italia si addensano nubi nere


A dieci anni dal fallimento della Lehman Brothers che sancì l’inizio ufficiale di una terribile crisi economico-finanziaria che avrebbe investito, riducendole a volte in macerie, le economie dei paesi del mondo intero, i fantasmi che una cosa del genere possa ripetersi in tempi stretti fanno di nuovo capolino nel dibattito pubblico. Ci hanno pensato Nouriel Roubini, professore presso la Stern School of Business della NYU e Brunello Rosa, co-fondatore e ceo di Rosa & Roubini Associates a riportare al centro del dibattito alcuni foschi presagi con un articolo pubblicato su Project Syndacate.

Nell’articolo vengono stigmatizzati alcuni parallelismi inquietanti con quello che era il contesto globale prima della crisi del 2008. E il nuovo collasso finanziario avverrebbe tra non meno di un anno e mezzo, nel 2020. E in questo scenario, ovviamente, i segnali di crisi che l’Italia sta mostrando non lasciano sereni i due studiosi che dedicano un passaggio al BelPaese nel loro studio. E ventilano una disastrosa uscita dall’Euro per l’Italia.

Segnali di crisi per l’Italia fuori dall’euro

Sono dieci i motivi che rendono probabile l’avvento di un’altra devastante crisi economica nel 2020. L'insostenibilità delle politiche di stimolo fiscale che sostengono il Pil americano, che scadranno proprio entro quell’anno. I dazi di Trump e la battaglia commerciale in atto con gli altri paesi, le politiche del presidente statunitense, con pressioni da stagflazione che porteranno la Fed ad alzare i tassi e non ultimo il rallentamento della crescita mondiale e in particolare in Europa. In questo panorama non certo rassicurante le politiche dell’Italia improntate al populismo potrebbero tradursi in dinamiche del debito insostenibili dentro l'Eurozona.

La zavorra dei titoli di stato che non accenna a risolversi tra i debiti pubblici e le banche che detengono i relativi titoli di Stato non aiuterà a risolvere, anzi renderà ancora più pesante, quello che in molti hanno definito la madre di tutti i problema, ovvero una Unione monetaria monca, senza un'adeguata condivisione del rischio che scaturirebbe solo da un unione anche politica che non c’è mai stata e non viene nemmeno percepita all’orizzonte. In queste condizioni, un'altra crisi globale potrebbe portare l'Italia e altri paesi a uscire dall'euro. Anche perché mancherebbero gli strumenti, abusati, per combatterla. Per esempio la possibilità di politiche monetarie più anticonvenzionali sarà ridotta dai bilanci gonfiati e dall'assenza di spazi per tagliare i tassi. Anche i bailout nel settore finanziario non saranno praticabili nei paesi in cui vigono governi sovranisti.

Altre opinioni di esperti e studiosi

A dirlo non è stato questa volta un economista improvvisato ovvero uno di quelli che fa le valutazione sulla base di un'analisi seria e attendibile. A sostenere l'indispensabilità dell'uscita dall'Italia dall'euro è il Premio Nobel per l'Economia Joseph Eugene Stiglitz. Secondo l'economista americano, proprio quella dell'abbandono della moneta unica sarebbe la strada più conveniente perché assicurerebbe chiari vantaggi al nostro Paese. Tuttavia le speranze (se mai lo siano) sono destinate a morire molto presto poiché un colosso come la Germania si muoverebbe in ogni direzione per impedire questa possibilità. Tuttavia ragiona l'economista e saggista statunitense, arrivati a questo punto del percorso, l'Eurozona avrebbe bisogno di una riforma radicale contro li poteri forti che si oppongono al cambiamento.

Proprio questo è il punto centrale perché secondo Stiglitz è proprio la Germania non voler alcuna riforma dell'Unione europea e di conseguenza l'Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica. Come fare? Con l'introduzione di una moneta parallela e con l'utilizzo di una moneta elettronica più semplice ed efficace. Un proposta con molti punti in comune con quelle avanzate in passato dall'economista Nino Galloni e da Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega. L'economista statunitense ammette che la decisione presenterebbe molti profili di rischi, tuttavia il gioco varrebbe la candela perché i vantaggi sarebbero "chiari, lineari e considerevoli". Un cambio più basso consentirebbe all'Italia di esportare di più e i consumatori sostituiranno le merci italiane per le importazioni.

Inutile girarci troppo attorno perché questo euro - è il suo pensiero - è fonte di divisioni all'interno dell'Unione europea, soprattutto tra Paesi creditori e debitori. E non si tratta di parole rubate e reinterpretate in occasione di una conferenza pubblica. Stiglitz ha infatti messo tutto nero su bianco sul sito di Politico Global Policy Lab, riconoscendo come nelle posizioni di Salvini e Di Maio, peraltro adesso più morbide, ci sia qualcosa di fondato. Se l'Europa che ha fortemente bisogno di essere riformata - sostiene chiaramente l'economista - la stessa Europa ha introdotto forti restrizioni su debiti e deficit che rappresentano ulteriori ostacoli alla ripresa economica. E alla base di tutto ci sarebbe a riluttanza della Germania "che blocca ogni cambiamento".

C'è poi un'altra considerazione di Stiglitz destinata a far discutere: se la Germania non è disposta a prendere i passi fondamentali necessari per migliorare l'unione monetaria - scrive testualmente il Premio Nobel per l'Economia Joseph Eugene Stiglitz - dovrebbe fare la cosa migliore: lasciare l'eurozona. Così il valore dell'euro si ridurrebbe e le esportazioni dell'Italia e di altri paesi dell'Europa meridionale aumenterebbero. Vale a pena ricordare come una presa di posizione simile è stata assunta da un altro premio Nobel, Paul Krugman.

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