Bancomat esploso, bottino 25mila euro. Banda scappa

Ancora una rapina in Puglia a Casarano in banca. Tutta la vicenda e altre storie.

Bancomat esploso, bottino 25mila euro. B

Fanno esplodere lo sportello bancomat della filiale, poi fuggono via con le banconote. Indagini in corso


Una nuova rapina, non è la prima di una serie, nella Banca Popolare di Puglia nella provincia di Casarano, esattamente ad Alliste, dove in qutrro uomini hanno fatto esplodere un bancomat e sono scappati su un Audi. Bttino da 25mila euro

Può sembrare che i colpi alle banche, la rapina e i furti siano cose dall'altri tempi, ma in realtà non lo è come raccontano le cronache ed è appena giunta la notizia dell'ennesima rapina. Ma ci sono anche storie di hacking online ai danni dei conti correnti e altre truffe. E poi delle truffe che hanno visto coinvolte migliaia di italiani....un altro modo epr per perdere i propri soldi

La storia

In Puglia, ad Alliste, in Piazza San Quintino, questa notte è stato messo a segno un furto rapido e veloce circa alle ore 2,3 presso la filiare della Banca Popolare Pugliere. I rapinatori sono entrati tagliando il vetro di portezione della banca e poi hanno mirato al bancomat facendolo esplodere e fuggendo, infiese, su un Audi. Il bottino, secondo, le prime ricostruzioni e calcoli è stato di 25mila euro.

Tutto è stato seguito dalle videocamere di sorveglianza poste dentro e fuori dalla banca che hanno ripresa tutta la scena, comresa la fuga e si spera ora di rintracciare, forrse, la targa. Dai filmati girati si vedono come siano quattro individui piuttosto esperti e veloci. Le indicagini sono condotte dai carabinieri di Casarano

La seconda vicenda

Ancora un episodio che accende ancora una volta un faro sulle conseguenze di una crisi economica che seppure sembra ormai avere allentato una morsa che per circa dieci anni ha stritolato l’economia globale cambiando in profondità le abitudini della vita quotidiana e gettando nella disperazione un numero crescente di persone.

E proprio la disperazione sarebbe alla base di un episodio successo in provincia di Treviso, più precisamente a Montebelluna. Il lento e tranquillo scorrere delle ore post natalizie nel borgo è stato interrotto dal gesto di un uomo di cinquantanove anni che si è accorto di avere perso 100.000 euro di risparmi nell'acquisto di azioni Veneto Banca, non ha trovato altre strade per far sentire il suo grido di protesta che ingranare la retromarcia e spingere la sua auto contro la sede della Banca. Un gesto disperato, come si diceva, che giunge dopo che l’uomo aveva manifestato il suo disappunto, in maniera del tutto pacifica, davanti alla sede della banca, durante la vigilia di Natale.

E non ci si può meravigliare di questa situazione soprattutto se si comprendono le condizioni in cui Marin Haralmbie, questo è il nome del 59enne che si è reso protagonista del gesto estremo, è costretto a vivere a causa di un infortunio sul lavoro che lo ha reso gravemente invalido. Come ci si può sentire nel momento in cui si scopre di aver perso 100.000 euro di risparmi? Basta pensare a questo, e alle condizioni precarie del rumeno naturalizzato italiano, per non meravigliarsi di un gesto che anche le autorità cittadine hanno giudicato assolutamente legittimo. Il primo cittadino del piccolo centro in provincia di Treviso ha infatti avuto modo di dichiarare che il gesto è stato compiuto per disperazione e non per rabbia.

Insomma, nelle intenzioni dell’uomo non c’era cattiveria o l'intenzione di provocare danni a persone, ma solo la disperazione per aver perso tutti i propri risparmi. L’uomo ha scelto la vigilia di Natale per iniziare a presidiare la sede della banca e per reclamare la rifusione del danno, corrispondente all’indennità assicurativa percepita in seguito all’evento che non gli consente di lavorare da una quindicina d’anni.

Poi la decisione, giunta nella mattinata di mercoledì 27 dicembre, di ingranare la retromarcia e di spingere la propria autovettura contro la sede della banca. Un gesto comprensibile anche alla luce del dettato costituzionale visto che l’articolo 47 sancisce che la Repubblica ha il compito di incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme. E non a caso l’episodio è capitato proprio quando in Italia sono partite le celebrazioni per il 70esimo anniversario della promulgazione della Carta Costituzionale dello stato repubblicano.

E poi hacker

Come un Robin Hood qualsiasi. Un hacker ha ben pensato di rubare soldi prelevandoli direttamente dal conto corrente di un normale cittadino che ha trovato una spiacevole sorpresa quando ha visto il bonifico di ottomila euro da lui mai effettuato. Polemiche per il mancato blocco del bonifico da parte della banca.

Una vicenda incredibile, paradossale che unisce sia una truffa telematica, ma anche l'errore e la mancata professionalità di una banca. Tanto è vero che ci riserviamo e aspettiamo la storia raccontata dalla banca, se ci volessero contattare visto che così come è stata spiegatda dal presidente dell'Associazione in difesa dei Consumatori Adico ha dell'incredibile.

Da sottolineare come i giornali locali a Venezia e in veneto, anche testae importanti, la raccontano, comunque, così.

La storia è quella di un pensionato veneto, di Mestre, che riceve una email che sembra inviata dalla propria banca per pagare una multa di una cartella esattoriale. Apre l'allegato e la compila inserendo i propri estremi bancar e la invia. Il pc si blocca per un breve lasso di tempo e il pensionato deve spegnerlo manualmente e poi riaccenderlo. Nel giro di pochi minuti si accorge da un contollo sul suo conto corrente online che son stati inviati due bonifici di 8mila euro in totale su una banca estera dall'hacker presunto che gli avav inviato la falsa email

E qui, la vicenda diventa ancora più paradossale, se possibile. Il pensionato chiama subito il call center della banca, spiega l'accaduto e chiede di bloccare i bonifici e gli viene risposto che non è posisbile. Questo appare difficile dopo solo 30 minuti circa dall'accaduto.

Il giorno successivo, il pensionato si reca a fare denuncia alla Polizia e va anche in filiale chiedendo che venga avvisata la banca estera di rifiutare i bonifici e di stornare la somma. Ma gli viene risposto che non era possibile.

E questi due elementi, sia il mancato blocco dal cell center che quello successivo in filiale appaiono davvero sorprendenti e senza nessuna giustificazione tecnica. Ed è dello stesso parere il presidente dell'Adico che ricorrerà alla Banca d'Italia per la conciliazione e al richiesta di rimborso e se necessario per il suo iscritto, se non otterà così giustizia, alla magistratura ordinaria.

E quando si perdono i soldi in altro modo....

La vicenda  dei diamanti con il coinvolgimento delle banche arriva adesso a un giro di boa. Federconsumatori ha infatti deciso di farsi capofila di una class action con l'obiettivo di ottenere dalle banche il rimborso di quanto investito. Il numero dei coinvolti è ancora incerto, ma alla luce delle tante segnalazioni che arrivano da molte città italiane, come Modena, Forlì, Lodi e Bergamo, sono in tanti ad aver riposto fiducia nella propria banca. Anzi, stando ai 650 clienti nella sola provincia di Modena, senza includere le persone in lista d'attesa, le cifre potrebbero diventare ben maggiori rispetto a quelle inizialmente immaginate.

Fa riflettere scoprire come sette investitori su dieci siano anziani i risparmi complessivamente investiti in pietre preziose ammontano a circa 21,2 milioni di euro. I fatti sono noti e risalgono fino al 2014, al termine di un periodo di 5-6 anni in cui alcuni istituti di credito a rischio di fallimento avevano convinto molti risparmiatori a scommettere nei diamanti come bene rifugio. E in questa operazione un ruolo chiave sarebbe stato svolto dagli specialisti esterni che, insieme ai consulenti della propria banca, avrebbero assicurato un investimento sicuro. Peccato però che le cose non siano andare proprio così con i risparmiatori che hanno perso in media tra il 60% e il 70% della cifra.

Non resta allora che attendere per scoprire dove porterà la class action, come ennesimo capitolo di una vicenda che ha visto banche e broker multati dall'Antitrust. Più esattamente, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva sanzionato per oltre 13 milioni di euro Banco Bpm, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, Unicredit e i broker Diamond Private Investment e Intermarket Diamond Business. Ma dal punto di vista dei risparmiatori si è trattato di un provvedimento fine a se stesso perché fino a questo momento non hanno visto un solo euro rimborsato. In media hanno investito somme tra 5.000 e 10.000 euro con l'evidente difficoltà a rientrare nell'investimento.

Vale la pena fare presenza che, stando a quanto riferito da Federconsumatori, Intesa San Paolo e Unicredit avrebbero accettato di rimborsare i risparmiatori, seppur con condizioni da verificare, mentre Monte dei Paschi e Banco Bpm a Milano si stanno trincerando dietro al silenzio. Ma la battaglia è appena agli inizi perché il sodalizio ha annunciato di presentare in blocco richieste individuali affinché le banche sappiano che si tratti una richiesta organizzata di più risparmiatori. Il passo successivo è appunto una class action ovvero la soluzione giudiziarie per ottenere il rimborso di quanto investito.

E guadagnare soldi facili con altri strumenti

I call center sono ancora al centro dei mirino e delle polemiche per diversi motivi, tra cui uno è quelle delle truffe, ora addirittura per guadagnare soldi, spesso con le criptovalute, ma non solo, anche con il forex. occorre fare delle precisazioni, ma le truffe sono davvero molte e le autorità sono molto attente.

Per qualcuno si tratta delle nuove frontiere della truffa dei call center, quella che riguarda il trading online. Ma con tre importanti precisazioni. La prima è che non tutti i call center si comportano in maniera scorretta. La seconda è che fare trading online è un'operazione perfettamente legale, anche se con diverse gradazioni di rischio.

La terza è che l'abbinamento tra call center e trading online è oggetto di approfondimenti e richiede molta ma molta cautela, ma non necessariamente è da condannare a tutti i costi.

Ebbene succede adesso che stanno aumentando le telefonate da parte di numeri sconosciuti con proposte che promettono un guadagno proprio giocando con l'online. E già con queste facili promesse occorre alzare il livello di attenzione perché, come è noto, non esistono possibilità di guadagno facile.

Succede allora che con queste telefonate di massa vengono proposti improvvisati broker pronti a scommettere che poche migliaia di euro di investimento nel forex si trasformeranno in lauti guadagni.

Ma evidentemente le cose non funzionano proprio così perché l'attività del trading online è regolamentata dalla Commissione nazionale per le società e la borsa a tutela degli stessi investitori, piccoli e grandi che siano. Il suggerimento è di adottare la necessaria prudenza senza lasciarsi sedurre dalle lusinghe degli operatori di call center associate al trading online.

La fregatura può essere realmente dietro l'angolo e quasi mai è possibile tornare indietro.

E viene usata insieme la truffa del finto sì

Una ennesima truffa sta dilagando attraverso le chiamate telefoniche, riuscendo a carpire un sì in diverse maniere e fare accettare contratti di luce e gas e di altri servizi. Non è la prima volta, ma sta di nuovo tornando in maniera molto forte, così come ulteriori frodi sempre per via telefono. Vediamo quali e alcune soluzioni.

E' stata ribattezzata la truffa del sì: basta che al telefono qualsiasi utente contattato pronunci la magica parolina del 'sì' per far scattare una nuova truffa telefonica per cui si stanno ricevendo tantissime segnalazioni da parte di italiani truffati per bollette di energia e gas. L’allarme del dilagare di questa nuova truffa cosiddetta del Pod è stato lanciato dalla polizia di Stato tramite la propria pagina Facebook, che ha informato i cittadini di come scopo della telefonata che si riceve sia quella di farsi fornire i numeri dei codici pod e pdr, necessari per l’eventuale passaggio da un gestore ad un altro per quanto riguarda le utente di luce gas.

Il meccanismo di questa ‘nuova’ truffa è decisamente semplice: si viene contattati telefonicamente da un numero con prefisso 02 o 06, basta semplicemente rispondere al telefono e dire sì alla domanda di identificazione da parte dell’operatore quando ci chiede nome e cognome e il gioco è fatto.

Attraverso un abile sistema di montaggio audio, il sì pronunciato dall’utente al momento della richiesta di conferma di nome e cognome viene inserito in un altro contesto di conversazione e domande che, in realtà, non sono mai state fatte all’utente stesso. E il sì detto per confermare di essere il signor o la signora… diventerà un sì alla sottoscrizione di un nuovo contratto elettrico. Nulla di più semplice, dunque. Meccanismo che sta mettendo in grande difficoltà tantissimi italiani che ignari del sistema di questa truffa appena alzano la cornetta telefonica con naturalezza e prontezza rispondono ‘sì’ alla domanda di conferma del proprio nome e cognome.

Come difendersi

Secondo quanto spiegato dalla Polizia di Stato, per tutelarsi, il consumatore deve chiedere alla società di identificarsi esplicitamente e chiaramente per avere la certezza di parlare con il proprio gestore e non deve mai fornire i codici Pod e Pdr. Codice Pod e Pdr sono numeri identificativi dell'utente di luce e gas, che solitamente sono riportati sulla parte superiore della bolletta. Per difendersi da questa truffa, bisognerebbe:

  1. evitare di pronunciare il sì in ogni occasione e ad ogni domanda;
  2. evitare di fornire proprio dati sensibili;
  3. cercare di contattare subito la propria società di luce o gas.

Se, invece, giovani finti operatori della stessa fantomatica azienda che propone nuove offerte per le bollette di luce e gas si presentano direttamente davanti alla nostra porta, pur mostrando il cartellino di riconoscimento, proprio per rendere ancor più veritiera la truffa, sarebbe bene non aprire e impedire pertanto l’avvio di qualsiasi conversazione.

Nel caso in cui si apra, è bene sapere che questi finti operatori chiedono di vedere le ultime bollette ricevute dall’utente, cercando di convincerlo che gli importi riportati sono troppo elevati e che le soluzioni da loro proposte sono decisamente migliori e più convenienti. Nel frattempo, però gli stessi truffatori controllano dati e codici su cui poi potrebbero ‘lavorare’. Il consiglio, dunque, è quello di non fornire alcun dato e alcuna bolletta a chiunque bussi alla propria porta e non sia della società con la quale si hanno contratti di energia e gas. Vietato, poi, assolutamente, firmare qualsiasi genere di documento o foglio che terze persone sottopongano.

Nuove norme

Grazie al costo minimo per minuto appena introdotto dal Governo le telefonate aggressive dei call center dovrebbero diminuire, in quanto non sarà più il numero di contratti chiusi ad incidere sullo stipendio ma solamente il tempo speso al telefono. Vediamo come funziona questa nuova legge che dovrebbe rivoluzione il settore, garantendo anche più diritti agli addetti ai call center.

Approvato il decreto che tenta di limitare le telefonate aggressive andando a incidere sui costi minimi per minuto, ovvero quanto un dipendente di un call center deve guadagnare come minimo. Si parte da 33 centisimi fino a 50 in base al livello, in media 42 centesimi.

Questo metodo di imporre in pratica una salario minimo garantito eviterà le aste al ribasso che non potranno quindi scendere sotto le tariffe indicate dalla legge, nei fatti, si spera, che ponga finda all'esigenza forsennata di chi vince un'asta al ribasso di dover poter contare a fine giornata il maggior numero di contratti stipulati e pertanto dovrebbero calmierarsi anche il numero di telefonate aggressive che ricevono quasi quotidianamente milioni di italiani.

Il nuovo testo (Nuove disposizioni in materia di iscrizione e funzionamento del registro delle opposizioni e istituzione di un prefisso unico nazionale per le chiamate telefoniche a scopo promozionale e di ricerche di mercato), nel caso di ottenimento del via libera finale, prevede un deciso allentamento delle disposizioni adesso in vigore. Più precisamente, nel caso di cambiamento di operatore telefonico, il gestore di partenza può ricontattare l'utente proponendogli una controfferta, anche se non dovrebbe più poter utilizzare il suo numero. Sparisce dunque il prefisso unico e, al contrario, ne spuntano più di uno: c'è il prefisso per le chiamate commerciali e c'è quello per le indagini di mercato e c'è quello semplicemente visibile e richiamabile. In buona sostanza significa che l'utente, richiamando, si troverebbe nella condizione di entrare in contatto con il call center ma a proprie spese.

In particolare, il comma 5 stabilisce che con l'iscrizione al registro si intendono revocati tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, che autorizzano il trattamento delle proprie numerazioni telefoniche fisse o mobili per fini di pubblicità o di vendita o per il compimento di ricerche di mercato. Ed è precluso l'uso delle numerazioni telefoniche cedute a terzi dal titolare del trattamento sulla base di consensi già rilasciati. Con una modifica introdotta dalle Commissioni di merito, sono stati mantenuti i consensi prestati nell'ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni, per la fornitura di beni e servizi

E gli iscritti al registro delle opposizioni che hanno seguito tutte le procedure per evitare di essere contattati? Come messo nero su bianco dall'emendamento, non cancella i consensi prestato ma solo quelli prestati nell'ambito di specifici rapporti contrattuali. Il testo originario, prima della modifiche proposte, prevede che tutti gli operatori che svolgono attività di call center rivolte a numerazioni nazionali fisse o mobili devono garantire la piena attuazione dell'obbligo di presentazione dell'identificazione della linea chiamante. All'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è assegnato il compito di individuare un codice o prefisso specifico per identificare in modo univoco le chiamate telefoniche finalizzate al compimento di ricerche di mercato e alle attività di pubblicità, di vendita o di comunicazione commerciale.

Gli operatori di call center devono provvedere ad adeguare tutte le numerazioni telefoniche utilizzate per i servizi di call center, anche delocalizzati, facendo richiesta di assegnazione delle relative numerazioni. La stessa Autorità è quindi chiamata a vigilare sul rispetto delle disposizioni.

E ancora attenzione sulle criptovalute

Spariti 17 milioni di Nano monete per un valore di circa 159 milioni di dollari, dalla piattaforma italiana Bitgrail. La vicenda è di per sé oggetto di preoccupazione e di interesse mediatico perché Nano è una delle tante criptovalute, al pari delle più note Bitcoin ed Ethereum, che fanno discutere e sono oggetto di attenzione e discussione sia in ambienti domestici e sia finanziari. Il punto è che a essere coinvolta è una piattaforma italiana di scambio di criptovalute, Bitgrail, che ha sede a Firenze. A presentare denuncia è stato lo stesso fondatore e proprietario della piattaforma, Francesco Firano, negli uffici della polizia postale.

I fatti sono allora noti e la stessa Bitgrail ha voluto fare alcune precisazioni pubbliche in favore di chi opera con la sua piattaforma. Nano a parte, di cui rimane solo il 20%, le altre criptovalute trattate sul sito di exchange vengono considerate al sicuro. Al di là delle rassicurazioni a utenti e investitori, il punto è un altro: per quali ragioni si è materializzato questo furto? O più semplicemente, come è stato possibile? La situazione è piuttosto delicata perché si assiste a un scambio di accuse a suon di comunicati stampa. Nano punta l'indice contro Francesco Firano, il trentunenne amministratore di Bitgrail, ritenendolo responsabile di aver nascosto la non solvibilità di Bitgrail. E a sostegno delle proprie tesi mette a disposizione una serie di screenshot di una conversazione con lo stesso Firano.

Quest'ultimo rigetta le accuse al mittente a ricorda di aver "proposto un fork come ipotetica soluzione al fine di restituire ai legittimi proprietari la coin rubate. La reazione dei due Dev di Nano è stata inaspettatamente di chiusura totale al dialogo". In pratica si sarebbe trattato di un furto non imputabile al loro software.

Resta da comprendere l'impatto di questa violazione considerando che sono 220.000 gli iscritti a questa piattaforma italiana di exchange per fare trading con monete virtuali. Bitgrail ha messo nero su bianco di aver predisposto un piano di recupero "che comunicheremo appena sicuri della sua fattibilità a livello legale e contabile". La totalità degli investitori sarà regolarmente rimborsata della somma sottratta, considerando che alla piattaforma di trading sarebbero rimasti 4 milioni di Nano? In ogni caso è stato inevitabile per la procura di Firenze aprire un fa.