Barolo e Barbaresco: bando conversione e impianti eccellenze del nostro Paese. Cia scrive a Ragione

Secondo la Confederazione italiana agricoltori occorre lavorare per aumentare la qualità del prodotto e alzare il prezzo bottiglia anziché aumentare gli ettari.

Barolo e Barbaresco: bando conversione e

Barolo e Barbaresco: bando conversione e impianti


Innanzitutto i numeri: al più recente bando di conversione e di nuovi impianti hanno risposto in 350 per aumentare la coltura del Nebbiolo da Barolo di circa 140 ettari e in 30 per circa 15 ettari del Nebbiolo da Barbaresco. Già, perché Barolo e Barbaresco sono due eccellenze piemontesi riconosciute in tutto il mondo (e non solo in tutta Italia). In comune hanno appunto l'uva Nebbiolo, ma in realtà le differenze sono tante e vanno al di là dei comuni confini geografici a livello regionale. Tanto per intenderci, il Barbaresco si colloca in aree più temperate su terreni più ricchi di tufo. E naturalmente sono tante le aziende in grado di raccogliere consensi e di sfruttare al meglio i doni di madre natura.

La lettera della Cia

Il bando di conversione e di nuovi impianti è comunque oggetto di confronti e discussioni, come dimostrato dalla presa di posizione ufficiale della Cia Cuneo. Il suo direttore ha preso carta e penna (o mouse e tastiera) per indirizzare una lettera ben precisa alla Regione Piemonte su Barolo e Barbaresco. Le riflessioni vanno naturalmente prese in considerazione perché vanno al di là degli interessi del momenti. Come fa notare il direttore Igor Varrone, la zona di riferimento è fragile ed è perciò indispensabile che tutte le istituzioni e gli attori coinvolti si mettano attorno allo stesso tavolo per definire una strategia comune. La stella polare, fa notare, non deve essere quella dei numeri, ma la ricerca della qualità.

Non si tratta di una voce isolata perché l'intera Confederazione italiana agricoltori che cerca di fare fronte comune. Secondo il numero due di Cia Cuneo, Claudio Conterno, non è corretto parlare solo di ettari in più o meno. A suo dire occorre lavorare per aumentare la qualità del prodotto e alzare il prezzo bottiglia anziché aumentare gli ettari con un costo della bottiglia che rimane invariato. Si tratta dunque di una presa di posizione ben differente rispetto a quella prospettata dalla Regione. Per la Cia, insistere su questa strada significa non proteggere gli interessi e il lavoro di chi oggi si dà da fare per mettere sulle tavole un prodotto di qualità.

Ma cosa pensano i produttori?

La situazione non è dunque così semplice perché si confrontano due visioni differenti su cosa fare. Nel mezzo ci sono appunto i produttori, attori protagonisti del Barolo e del Barbaresco. Tra i tanti pareri raccolti dalla Cia, c'è chi segnala che ampliare le zone di produzione significa compromettere il suo prestigio. Da qui la richiesta di protezione di questa denominazione del mondo a difesa della reputazione.