Batteri nella carne, supermercato ritira lotti. La vicenda

La confezione di carne individuabile dal peso di 200 grammi indicati nella fascia cartonata che avvolge il prodotto. Ecco i rischi che si corrono.

Batteri nella carne, supermercato ritira

Batteri nella carne: supermercato ritira i lotti


Questa volta è stata una tartare di bovino adulto scottona a finire fuori gioco. Lidl ha infatti proceduto all'immediato ritiro di un lotto per la presenza di Listeria monocytogenes. Ecco allora che scatta il suggerimento di controllare la confezione eventualmente acquistata e non procedere al consumo.

Ma anzi, capire capire come comportarsi. Innanzitutto è bene individuare il prodotto finito sotto accusa ovvero il lotto di tartare di bovino adulto scottona identificato dal numero 379612 e con data di scadenza 27 maggio 2018. La confezione è facilmente individuabile dal peso di 200 grammi indicati nella fascia cartonata che avvolge il prodotto.

Cosa fare nel caso di acquisto?

La strada è duplice: metterlo non parlo e non consumare il prodotto con il numero di lotto segnalato. Oppure recarsi al punto vendita dove è stato comprato e restituirlo al punto vendita, anche senza presentare lo scontrino. Per qualunque necessità di chiarimento, per precisazioni o semplicemente per ottenere ulteriori informazioni, è disponibile il servizio clienti Lidl Italia, raggiungibile al numero verde 800 480048 (gratuito).

Da segnalare che la tartare è stata prodotta dall'azienda Bencarni Spa nello stabilimento di via Adige 15, a Nogarole Rocca, in provincia di Verona, con il codice identificativo IT S2X49 CE. Non solo nella tartare di bovino adulto scottona, l'agente patogeno della listeria monocytogenes è un batterio che può trovarsi in alimenti come il latte crudo, formaggi molli, carne fresca e congelata, pollame, prodotti ittici e prodotti ortofrutticoli.

E non basta....

Non le manda a dire Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, e anzi, lancia un vero e proprio allarme sui cibi da evitare al supermercato per non morire avvelenati. Utilizza proprio queste parole a dimostrazione di come sia estremamente critica la situazione attuale rispetto a cui occorre alzare l'asticella dell'attenzione. Dall'estero, fa presente, arrivano alimenti pieni di residui tossici. Non tutti, intendiamoci, ma in una quantità sufficiente per stilare una vera e propria lista dei cibi proibiti che comprende anche il riso asiatico, la frutta africana, la carne americana, il grano canadese e i salumi tedeschi. Le conseguenze possono essere letali perché certi prodotti - fa presente - sono così pieni di farmaci che chi li assume diventa insensibile ai medicinali e finisce per diventare incurabile.

Sono parole molte preoccupanti quelle che il numero uno dell'associazione dei coltivatori diretti utilizza per descrivere i rischi che si corrono. Dalle colonne di Libero, aromenta come la differenza che passa tra la vita e la morte è la stessa che corre tra una fiorentina e una bistecca texana ovvero tra l'olio extravergine e una margarina confezionata da una sconosciuta multinazionale. Da qui la richiesta pubblica di tutelare gli alimenti genuini ovvero quelli nazionali. I prodotti made in Italy sono i più sani: al governo Moncalvo chiede un Ministero del Cibo mentre all'Unione europea l'imposizione di una etichetta di provenienza obbligatoria. Ma perché il cibo italiano dovrebbe essere più sano e dunque maggiormente consigliabile rispetto a quello di altri Paesi esteri?

Per almeno due ragioni: nessuno fa i nostri controlli di qualità, spiega il presidente di Coldiretti, e allo stesso tempo la nostra è l'agricoltura più verde d'Europa.

Coldiretti conta su 1,6 milioni di associati e sulla maggioranza assoluta delle imprese che operano nell'agricoltura italiana. Costituita nel 1944, dal 15 novembre 2013 è presieduta da Roberto Moncalvo. La sua diffusione è capillare: 20 federazioni regionali, 97 federazioni interprovinciali e provinciali, 724 uffici di zona e 5.668 sezioni comunali. Del sistema Coldiretti fa parte, Creditagri Italia, la prima banca degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 6.566 aziende agricole, 1.179 agriturismi, 330 cooperative, 1.125 mercati, 146 botteghe ai quali si aggiungono 254 ristoranti e 128 orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

Il settore agroalimentare rappresenta il 15% del Prodotto interno nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro di fatturato. Secondo le analisi Coldiretti, con circa 30 miliardi di euro l'Italia è il primo Paese dell'Unione europea per livello di valore aggiunto in agricoltura con l'ortofrutta, il vino e l'olio che costituiscono i principali settori del Made in Italy. L'agricoltura italiana, inoltre, è diventata la più green d'Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari per prodotti a denominazione di origine Dop o Igp.