Bce, gravi rischi senza aiuti Italia. E' falso, Italia sarebbe molto forte fuori Europa per alcuni

Che l'Italia sia strettamente dipendente dalle logiche comunitarie è dimostrato anche dalle prime preoccupazioni manifestate per la fine del quantitative easing.

Bce, gravi rischi senza aiuti Italia. E&

Bce, Italia corre gravi rischi


Euro sì o euro no? Chiariamolo subito: il dibattito sull'uscita dell'Italia dalla moneta unica non è all'ordine del giorno e lo stesso governo, non appena insediato, ha ribadito come l'intenzione sia quella di procedere lungo questo percorso. Tuttavia il confronto sui rischi e le opportunità per l'economia italiana dalla presenza in questo sistema monetario prosegue anche fuori dalle aule del parlamento e da quelle ristrette dell'esecutivo. Perché da una parte c'è chi riconduce alla partecipazione all'euro la madre di tutte le crisi ovvero la perdita del potere di acquisto da parte dei consumatori, soprattutto dalla cosiddetta classe media degli impiegati pubblici e privati. Dall'altra c'è invece chi ritiene una follia economica l'eventuale passo indietro.

Italia dipendente dalle istituzioni europee

Ma che l'Italia sia strettamente dipendente dalle logiche comunitarie è dimostrato anche dalle prime preoccupazioni manifestate per la fine del quantitative easing da parte della Banca centrale europea ovvero l'immissione di tanta liquidità attraverso l'acquisto di titolo di Stato. Almeno a parole, ma non ancora nei fatti, l'Istituto di Francoforte ha lasciato intendere come il ritiro sia vicino. Ma non vicinissimo perché grazie al rinnovo dei bond a scadenza, la Bce continuerà ad acquistare titoli italiani per circa 3,3 miliardi al mese. Tuttavia, l'interruzione del quantitative easing è destinata a cambiare le condizioni di mercato e a rendere più facile un aumento dei tassi di interesse su titoli di Stato ed obbligazioni ovvero a un aumento del famigerato spread.

E se l'Italia uscisse dall'euro?

Ecco allora che c'è un'ampia schiera di economista che suggerisce di spezzare questa dipendenza con l'abbandono dell'euro perché i benefici sarebbero maggiori dei rischi. A loro dire, un cambio più basso consentirebbe all'Italia di esportare di più e i consumatori sostituirebbero le merci italiane per le importazioni. E ancora: i turisti troverebbero nel Paese una destinazione ancora più attraente. Tutto ciò stimolerebbe la domanda ed aumenterebbe le entrate del governo. La crescita aumenterebbe e l'alto tasso di disoccupazione in Italia diminuirebbe. Tutto al condizionale, naturalmente, perché si tratta di una ipotesi che dovrebbe reggere la prova dei fatti e di quelle variabili improvvise, impreviste e non di facile gestione,

Ma secondo gli esperti, se l'Italia chiedesse di ristrutturare il suo debito pagando in titoli di Stato, gli altri Stati dell'Unione europea avrebbero due opzioni: espellere l'Italia o adottare una moneta più flessibile che crei una “zona euro meridionale vicino a un'area valutaria ottimale, richiamando il principio dell'euro a due velocità.