Bce, Italia consumi fermi e reddito italiani bloccati da 10 anni

Italia, tra le nazioni ancora in crisi e con forti difficoltà, per cui la Bce sottolinea che la ripresa è lenta, troppo, e redditi sono fermi al palo

Bce, Italia consumi fermi e reddito ital

Bce, crescita solida, ma ser


La Bce ha pubblicato una analisi sullo stato dei Paesi dell'Euro e la situazione per l'Italia è veramente preoccupante: i consumi sono fermi e gli stipendi sono bloccati al 2008, ovvero in 10 anni non sono mai cresciuti e tutto ciò è solo il risultato di anni, decenni probabilmente, di errate scelte politiche economiche che fanno si che l'Italia sia tra i paesi più soggetti a possibili gravi crisi.

C'è poco, pochissimo per cui stare tranquilli perché il Bollettino economico della Banca centrale europea piazza l'Italia al secondo posto per squilibri macroeconomici nell'area dell'euro a 18. L'Italia così come la Spagna hanno bisogno di particolari stimoli, sono ancora bloccati i redditi e la crescita adirittura per noi italiani al 2008. E l'elevato debito pubblico dell'Italia rappresenti un freno alla crescita e rende il Paese più vulnerabile agli shock.

Italia sorvegliata speciale, servono stimoli. Redditi troppo bassi e non c'è ripresa.

Dal punto di vista metodologico, le elaborazioni della Banca centrale europea sugli squilibri macroeconomici sono state effettuate sulla base di alcune definizioni ber precise:

  1. la struttura fiscale riguarda la pubblica amministrazione
  2. la spesa pubblica collegata all'invecchiamento della popolazione
  3. la tassazione

Le condizioni d'insieme riguardano il sistema giudiziario, le leggi fallimentari, edilizia e mercato immobiliare residenziale, il settore finanziario l'innovazione e la ricerca; il mercato del lavoro riguarda i salari, l'occupazione, l'istruzione e le politiche attive sul mercato del lavoro. Per quanto riguarda il mercato dei prodotti, sono considerati i regolamenti in settori specifici e le barriere all'accesso al mercato.

Come poi messo in rilievo nel Bollettino, rispetto al 2017, le raccomandazioni nel 2018 danno maggiore enfasi alle riforme strutturali di lungo periodo che sostengono la ricerca, l'innovazione e l'istruzione, a favore del progresso tecnologico, e una migliore formazione per affrontare la sfida della digitalizzazione. E se Italia e Cipro sono i due unici paesi che rientrano nella categoria degli squilibri macroeconomici eccessivi (non viene presa in esame la Grecia ancora sotto tutela per via del programma speciale di aggiustamento macroeconomico), tra i paesi invece con squilibri semplici ci sono Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Irlanda e Olanda. Semaforo verde per Belgio, Austria, Lituania, Slovenia, Svezia, Romania, Polonia, Finlandia, Slovacchia e Croazia.

Redditi degli italiani, male molto male

Tanti gli italiani tra i più poveri d’Europa, pochissimi coloro che percepiscono redditi elevati: un forte scompenso che pone i nostri cittadini tra coloro che percepiscono gli stipendi più poveri d’Europa e a fronte di preparazioni eccellenti e ruoli anche importanti. Ma il peso delle tasse sul guadagno mensile è troppo elevato rispetto alla somma salariale e se secondo i dati Eurostat  gli italiani sono coloro che vivono peggio rispetto alle altre economie, nel 2016 metà dei contribuenti italiani ha redditi sotto i 16.400 euro e i 'ricchi', cioè chi guadagna oltre i 300 mila euro, sono pochissimi, appena 31.700 su 40,7 milioni (lo 0,1%).

Sono diverse le fasce in cui può essere divisa la popolazione italiana: partendo dai più poveri, che rappresentano il10% degli italiani, il reddito si aggira intorno ai 6.700 euro all’anno, ma c’è chi guadagna anche meno. Si tratta di un reddito che se paragonato ad altre economica risulta comunque molto basso, considerando che in Francia la popolazione più povera guadagna il doppio della cifra appena indicata per i ‘poveri’ italiani. Passando al 10% della popolazione che costituisce la fascia media, basti pensare che i danesi ‘poveri’ guadagnano di più, mentre per quanto riguarda la fascia che dovrebbe essere alta, sono solo poche migliaia gli italiani che guadagnano oltre i 200 mila euro all’anno, mentre il Regno Unito è il Paese con la più alta percentuale di ricchi.

Stando a quanto riportano le ultime notizie, reddito complessivo totale dichiarato ammonta a circa 833 miliardi di euro per un valore medio di 20.690 euro, in crescita dell’1,3% rispetto al 2014 con i redditi da lavoro dipendente e da pensione che rappresentano circa l'82% del reddito complessivo dichiarato, mentre, sempre secondo le ultime notizie, i lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 38.290 euro. Il reddito medio per categorie di lavoratori è rispettivamente:
per i lavoratori dipendenti pari a 20.660 euro;
per i pensionati pari a 16.870 euro;
per partecipazione in società di persone ed assimilate pari a 17.020 euro;
per i lavoratori autonomi pari a 38.290.
Complessivamente, 40,8 milioni sono i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Irpef nell'anno d'imposta 2015, in lieve aumento (+0,1%) rispetto all'anno precedente, mentre il reddito complessivo ammonta a circa 833 miliardi di euro per un valore medio di 20.690 euro (+1,3% rispetto al 2014). Tuttavia il 45% dei contribuenti, che dichiara solo il 4,5% dell'Irpef totale, si colloca nella classe di guadagno fino a 15mila euro. Nella fascia tra i 15mila e i 50mila euro si colloca il 49% dei contribuenti, che dichiara il 57% dell'Irpef totale, mentre solo il 5,2% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 38% dell'Irpef totale. Rispetto all'anno precedente, aumenta sia il numero dei soggetti che dichiarano più di 50mila euro (+65mila) sia l'ammontare dell'Irpef dichiarata (+1,9 miliardi di euro).