Bomba, i gelati della riviera italiani battono Algida e Unilever

Dopo la segnalazione della piccola società Bomba produttrice di gihiaccioli, Unilever viene multata e sanzionata con la sua controllata Algida.

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Unilver sanzionata da Antitrust per Algida. Cosa è successo


Bomba, una piccola e giovane azienda itaiana batte con l'antitrsust per una decisione di una multa di 60 milioni Unilver e la sua controllata Algida. Ma non è tanto e solo questo. E' la storia di queta piccola realtà italia che si è fatta apprezzare da tutti anche fuori Italia

Vi sono dei casi di esempi di piccole imprese italiane che sono davvero di primissimo ordine, ma che vengono bloccate dalla forza delle multinazionali come in quetso aso tra Algida, controllata da Unilever e la piccola società La Bomba produttice di ghiaccioli

La storia

L'Antitrust ha deciso di multare per oltre 60 milioni di euro Unilver Italia che gestisce Algida per aver ostacolato di fatto, sfruttando la sua posizione dominante, la crescita di concorrenti di gelati precofenzionati.

La segnalazione era stata ftta dalla Bomba, una piccola azienda di gioccioli naturali ai frutti che lavora soprattutto negli stabilimenti romagnaoli ed è molto conosciuta  Rimini e Riccione, ma ha avuto anche diversi premi persino negli Usa per la sua qualità.
Unilever ne avrebbe bloccato la diffusione e la crescita, nion solo sua, ma anche di altre imprese concorrenti per gelati monodose sfruttando nei contratti clausole di ecslusive e altre condizioni di massima fidelizzazione che l'Antitrust ha giudicato invalide.

Anche perchè il cliente sceglie, si legge nel comunicato, i prodotti che più vengonoe sposti d'impulso e queste regole miravano ad avere di fatto una posizione predominante finoa d arrivare talvota ad obbligar i bar ed esercizi simili ad avere uyna sola mara di gelati, che ara appunto, Algida non dando alla cliente la possibilità di scelta effettiva.

Vedremo come risponderà Algida e Unilever stessa e se farà ricorsa.

Chi è la Bomba, l'intervista.

Riportiamo l'intervista che il Resto del Carlino aveva fatto ai fondatori dellaa Bomba, al successo in Emilia e poi negli Usa

«ALI BABÀ c’ha le bombe…». Non siamo cresciuti tutti con quel ritornello nelle orecchie? Le urla di Ali Babà in spiaggia erano come gli annunci della Publiphono: l’estate non era estate senza una bomba sotto i denti. Anche senza più le grida del leggendario venditore ambulante, Walter Carletti Yuri Invelenato continuano a ‘sganciare’ ogni giorno migliaia di bombe sulle spiagge romagnole. E non solo: perché grazie a loro, che hanno rilevato l’azienda nel 2008, la bomba, il famoso gelato lanciato a Rimini negli anni ’60, un po’ ghiacciolo un po’ sorbetto, ha iniziato a conquistarealtri lidi. «Siamo presenti in gran parte dell’Italia, e distribuiamo i nostri gelati anche a Ibiza, Formentera, in Inghilterra, a Nizza», raccontano i due imprenditori, mentre insieme ai dipendenti imbustano le ultime bombe della giornata nello stabilimento di Santarcangelo. «Siamo alla vigilia di Ferragosto, sono i giorni clou per noi. Non stiamo dietro agli ordini. Abbiamo una valanga di bombe da con

Quante?

Invelenato: «Superiamo le 8mila al giorno in questo periodo. Ma le richieste sono di più. Riusciamo a far fronte agli ordini grazie alle scorte che prepariamo nei mesi invernali».

Ma la bomba si prepara ancora come una volta?

Carletti: «Assolutamente sì. Quando abbiamo comprato l’azienda nel 2008, abbiamo rilevato anche la ricetta segreta. La bomba è fatta rigorosamente a mano: si prepara la miscela a base di gelato, e poi la si versa negli stampi, si mette lo stecco e la si fa ghiacciare. Solo che prima di noi erano appena in tre a preparare i gelati: ora la nostra azienda (La Bomba snc) ha 17 dipendenti».

E chissà quanti ambulanti che vendono la bomba in spiaggia…

Invelenato: «In Romagna sono una trentina. Ma noi vendiamo anche a locali, bar, supermercati, sia in maniera diretta che grazie alle aziende partner che ci distribuiscono, come gelati Menne, Adriagelo e Sammontana. Io, prima di buttarmi in questa avventura, facevo proprio il rappresentante per la Sammontana».

Come le è venuto in mente di comprare l’azienda che produceva la bomba?

Invelenato: «Avevo saputo che il precedente titolare voleva smettere, ho proposto a Walter di affiancarmi come socio e ci siamo fatti avanti per comprare la società e la ricetta. Non avevamo esperienza diretta di produzione (Carletti viene dalla ristorazione, era uno dei gestori dei Cavalieri mare, ndr), ma sapevamo che c’era del potenziale. Ed è stato così. Oggi i gusti della bomba sono diventati 8, non facciamo più solo quella al limone. Abbiamo iniziato a produrre anche i ghiaccioli, tutti fatti a mano. E il fatturato è passato con noi da 100mila euro a oltre 700mila».

E avete iniziato anche a esportare la bomba all’estero. La prossima tappa?

Carletti: «Grazie alla Galvanina abbiamo fatto quest’estate la prima consegna per i supermercati Freshway di New York. La Galvanina ha lanciato i nostri gelati con la linea Lolly, il sorbetto sullo stecco, rigorosamente biologico. Anche il New York Times ha scritto dei nostri gelati. E ora abbiamo avuto un altro ordine per il Texas».

La bomba venduta agli americani: un’esplosione di sapore…

Invelenato: «Questo è solo l’inizio. Se le cose andranno bene, apriremo uno stabilimento anche negli Stati Uniti. E naturalmente continueremo a produrre qui». Perché la bomba è nata a Rimini, e deve restare a Rimi




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di Luigi Mannini pubblicato il