Bonus benzina richiedibile. E maggiore in Basilicata. Allarme ancora gasolio sporco in Italia

La Basilicata, con Veneto e Liguria rientra nel novero delle regioni che possono usufruire delle royalties che le compagnie che estraggono benzina o gas mettono a disposizione nel fondo di produzione

Bonus benzina richiedibile. E maggiore i

I soldi del bonus benzina che in Basilicata non sono stati spesi possono essere ancora utilizzati. Ecco cosa bisogna fare


Si può fare domanda del bonus benzina. Non tutti lo sanno, ma è una possibilità che i cittadini con alcuni requisiti possono fare pe spendere meno. E per una sorta di dimenticanza gli abitandi della Basilicata hanno 7 milioni in più disponibili che possono richiedere. Nel frattempo ritorna ancora al centro dell'attenzione il gasolio sporco e la benzina contraffata con casi di auto danneggiate e bloccate in panne

Il Bonus benzina è stato introdotto dal Governo italiano e riconosce la partecipazione a quote del Fondo costituito con le royalties dall'estrazione di gas e petrolio alle Regioni nelle quali si trovano impianti di rigassificazione. I ministri Guidi e Padoan sono riusciti a sbloccare quei fondi che erano stati sospesi in seguito a un contenzioso amministrativo relativo al precedente decreto e che ora saranno nelle disponibilità dei cittadini residenti nelle regioni dove esiste un’attività estrattiva o di rigassificazione per l’appunto.

Nello specifico Veneto e Liguria dove sono presenti questi impianti e Basilicata dove, invece, viene sfruttata la riserva petrolifera più importante d’Italia. Un provvedimento che ha suscitato molte polemiche e che, praticamente in Basilicata è andato incontro anche a una sorta di oblio visto che è stato scoperto, in seguito ad alcuni controlli effettuati da Poste Italiane, che esiste ancora un notevole gruzzoletto, pari a circa sette milioni di euro, non speso e dunque ancora nelle disponibilità dei cittadini lucani. I soldi, fanno sapere dal Ministero, si possono ancora richiedere. Vediamo come.

Basilicata i soldi si possono ancora spendere

La Basilicata insieme a Veneto e Liguria rientra nel novero delle regioni che possono usufruire delle royalties che le compagnie che estraggono benzina o gas mettono a disposizione nel fondo di produzione. In Basilicata, una ricerca effettuata da Poste, ha svelato che la cifra spalmata sulle 348.000 carte prepagate inviate ai lucani e destinata esclusivamente al rifornimento di carburante, non è stata spesa interamente.

Anzi sembra proprio che ci sia ancora un tesoretto di circa sette milioni di euro nelle disponibilità degli abitanti di questa regione. Non si tratta di soldi persi perché, per fortuna, si possono ancora spendere. Bisogna armarsi però di santa pazienza necessaria a ricercare la propria card e il relativo pin, recarsi alle Poste e verificare se la propria card abbia ancora una disponibilità economica. Il recupero del beneficio non speso dovrebbe essere possibile per tutto il 2018.

Bonus benzina dimenticato in Basilicata

L’ammontare del bonus benzina dimenticato in Basilicata ammonta a quasi sette milioni di euro. Gli abitanti della regione che ospita il più grande giacimento petrolifero d’Italia, non sono riusciti, per un motivo o per un altro, a spendere tutto il bonus benzina ricevuto. Questo è quanto emerge dall’indagine di Poste Italiane che ha portato alla luce un dato clamoroso: circa la metà delle 348 mila card erogate ai patentati, maggiorenni e residenti che ne hanno fatto richiesta, contiene ancora una cifra, piccola o grande non importa, che può essere ancora spesa. Carte che quindi sono ancora valide visto che contengono soldi che si possono spendere per l’acquisto di carburante.

Bonus benzina come funziona e per chi è previsto

Il fondo costituito per le produzioni 2011 (terza erogazione) ha stanziato quasi ottanta milioni di euro; la maggior parte è per la Basilicata poi il Veneto e la Liguria. Solo per la Basilicata è stato previsto pure un riconoscimento di mancati accrediti bonus pari a quattro milioni e mezza di euro circa. Il Fondo per le produzioni 2012 (quarta erogazione) supera di poco i novantatré milioni di euro, di cui settantadue milioni verranno inviati alla Basilicata mentre circa quattro milioni per il Veneto.

Frode da record

Ancora una volta c'è la questione gasolio sporco nel mirino degli inquirenti. Ma questa volta non si tratterebbe di un errore tecnico perché la Guardia di finanza si dice sicura di aver scoperto una truffa. Perché alla base dello stratagemma ci sarebbe il tentativo di frodare il fisco. Come? Proponendo una miscela simile a olio lubrificante e venduta come gasolio a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato. E con una grande differenza ai fini fiscali: il prodotto non è soggetto ad accise e dunque sarebbe infinitamente volte più vantaggioso. Secondo le Fiamme gialle di Crotone ammonterebbe a più di un milione di euro l'importo sottratto all'erario. Da qui l'arresto di sei persone e la notifica dell'obbligo di dimora ad altri cinque. Complessivamente sono 21 le persone denunciate a vario titolo di 21.

Tutto è nato dall'intercettazione di un'autocisterna polacca che trasportava in Italia la miscela contraffatta. Ma si trattava solo della piccola parte di un flusso complessivo pari a un milione e 400.000 litri di simil gasolio proveniente da società inesistenti e con nomi fittizi. Lo schema sarebbe andato avanti per molto tempo fino al sequestro del mezzo dal parte dei militari della Finanza.

Ma non si tratta del solo episodio finito al centro dell'attenzione. Solo fino a pochi giorni fa le cronache locali e nazionali riferivano del caso del gasolio sporco in Puglia. Della protesta degli automobilisti si sono poi occupate le associazioni dei consumatori, la procura di Lecce che ha aperto un'inchiesta e perfino il parlamento con una interrogazione. I fatti sono noti: decine di automobilisti sono finiti in panne con i rispettivi veicoli dopo aver fatto rifornimento di gasolio in alcune stazione ben precise nelle province di Brindisi e Lecce. L'indice è stato immediatamente puntato contro la raffineria di Taranto da cui proviene il diesel sporco. Tuttavia la stessa Eni ha preso pubblica posizione, spiegando come non ci si stato alcun intoppo nel processo e che, evidentemente, i problemi vanno cercati ancora più a monte.

Stando a quanto denunciato, la fonte del problema andrebbe ricercata in possibili disfunzioni nella raffineria di Taranto. Il punto è che il carburante sotto accusa sarebbe già in circolo in tantissime città, considerando che sono tre le province con stazioni di rifornimento che si approvvigionano dalle raffineria contestata. Quest'ultima sarebbe inciampata in un problema di mixaggio che avrebbe causato la fornitura di un prodotto non adatto alla carburazione. Dal punto di vista tecnico, sembra che dopo il rifornimento di gasolio le auto abbiano mostrato difetti alle pompe di gasolio e agli iniettori con arresto improvviso dei veicolo e impossibilità a proseguire la marcia. Alcuni distributori hanno quindi invitato i clienti a rivolgersi direttamente alla società di distribuzione carburanti per riferire delle problematiche e segnalare eventuali problemi alla vettura. La stima dei danni sarebbe pari a 1.500 euro.

Ma questi sono solo i due casi più recenti, seppur differenti, saliti all'onore delle cronache per il gasolio sporoc nell'ultimo periodo. Ce ne sono diversi anni e le associazioni dei consumatori continuano a ricevere segnalazioni di vari "problemi" dopo i rifornimenti fatti in varie pompe di benzina sparse per l'Italia. Ogni anno si contano alcune migliaia di segnalazioni spiegano dalle stesse associazioni. Un mese e mezzo fa, circa, solo per fare un esempio la Guardia di Finanza ha denunciato per menomissione delle pompe di benzina dei distributori in Puglia, ma casi simili ci sono, purtroppo, in tutto il territorio e i protagonisti sono i più svariati nella filiera e nel settore che sta sempre più diventando al centro di controlli mirati da parte delle Forze dell'Ordine proprio per questi motivi.







Ti è piaciuto questo articolo?





Commenta la notizia
di Luigi Mannini pubblicato il