Bridgewater si posiziona contro il nostro Paese. Cosa cambia per ognuno di noi

Gli occhi dell'Europa sono allora tutti per l'Italia perché una eventuale destabilizzazione politica avrebbe conseguenze fragorose perché diventerebbe anche economica e finanziaria.

Bridgewater si posiziona contro il nostr

Bridgewater, venduti importanti titoli. Speculazione


Bridgwater sta attuando un attacco contro l'Italia a livello finanziario, una speculazione per almeno due motivi di fondo ripresi nell'ultimo periodo anche da altri operatori. Cosa cambia, quali rischi reali ci sono per cittadini.

La scommessa su Bridgewater fa discutere perché avviene a quasi un mese dalle elezioni: pollice in giù verso Piazza Affari per via della vendita allo scoperto delle azioni di 18 blue chip azionaria. Si tratta, per intenderci delle società ad alta capitalizzazione. Secondo quanto riferito da Bloomberg, l'hedge fund statunitense ha triplicato le sue posizioni da 1,1 a 3 miliardi di dollari da ottobre fino a oggi. Si tratta di una situazione da tenere sotto'occhio per diverse ragioni: da una parte sono implicati alcuni dei principali titoli italiani, dall'altra il periodo è quello più delicato e turbolento che ci possa essere per un Paese perché i cittadini sono chiamati a rinnovare i propri rappresentanti politici.

Coinvolti i principali titoli italiani

Gli occhi dell'Europa sono allora tutti per l'Italia perché - speculazione o meno - una eventuale destabilizzazione politica avrebbe conseguenze fragorose perché diventerebbe anche economica e finanziaria, diventando non solo un problema italiano, ma anche europeo. A quel punto entrerebbe in gioco tutto l'establishment comunitario in un contesto fragile perché è chiaro come dalle elezioni non uscirà una maggioranza coesa in grado di assicurare stabilità al Paese e un governo solido. A regnare è l'incertezza e le recenti mosse di Bridgewater con l'aumento delle sue posizioni ribassiste non possono che essere fonte di grande preoccupazione.

Entrando allora nel dettaglio, la posizione ribassista di Bridgewater più consistente è quella nei confronti Intesa Sanpaolo. L'hedge fund statunitense ha infatti allargato la sua scommessa ribassista allì1,01% del capitale. Seguono quindi tani grossi nomi del panorama italiano e non solo nel ramo bancario. Uno dopo l'altro ecco infatti Enel (0,92%), Eni (0,9%), Unicredit (0,7%), Banco Bpm (0,7%), Bper (-0,7%), Prysmian (0,7%), Generali (0,6%), Azimut (0,6%), Ubi (0,6%). E non è finita perché alle loro spalle per una quota pari allo 0,5% del capitale ci sono Unipol, Terna, Snam, Mediobanca, Moncler, Leonardo, Fineco e Atlantia. Attenzione anche da Aqr Capital management che ha scommesso contro 11 società italiane.

Il precedente Bridgewater e la posizione del ministro

Non è la prima volta che Bridgewater si rende protagonista di operazioni di questo genere. Solo a ottobre sono state registrate posizioni ribassiste per 713 milioni di dollari contro le principali banche italiane mentre l'addendum della Banca centrale europea, che conteneva criteri stringenti sulla svalutazione dei crediti deteriorati, aveva buttato giù i titoli del settore.

Il fondo Bridgewater crede allora nell'instabilità e scommette contro 18 fra i principali titoli di Piazza Affari. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha gettato acqua sul fuoco, spiegando di non vedere segnali di particolare nervosismo. Eppure nel mirino di Bridgewater è finita quasi la metà delle blue chip del Ftse Mib, l'indice delle società a maggiore capitalizzazione: un paniere di 18 azioni (erano 8 a ottobre) che, secondo Dalio, sono destinate a scendere. Ricapitolando, in testa c'è Intesa, shortata per l'1% del capitale, davanti a Eneled Eni (0,9% per entrambe), Unicredit, Banco Bpm, Bper e Prysmian(0,7%), Generali, Azimute Ubi (0,6%) e infine Unipol, Terna, Snam, Mediobanca, Moncler, Leonardo, Fineco e Atlantia (0,5%).

Italia come la Grecia o peggio per Die Welt e non solo

L'attacco all'Italia è durissimo e, al di là se le ragioni sono di carattere politico e celano una strategia mediatica, non possono scivolare nell'indifferenza. Il quotidiano tedesco Die Welt punta l'indice contro lo stato di conti pubblici nazionali, azzardando un paragone forse eccessivo, ma di certo allarmante: lo stato di salute è peggiore di quello della Grecia. E se possibile c'è un altro aspetto ancora più scoraggiante: la scarsa fiducia nel futuro ovvero nella capacità dei partiti di ribaltare la situazione. Almeno stando ai programmi elettorali presi sotto esame dal quotidiano tedesco. Già il titolo dell'articolo che sta facendo discutere sia in Germania e sia in Italia e getta ombre sulla gestione dell'economia italiana, lascia capire le intenzioni: "Se i greci lasciano indietro gli italiani". E il contenuto è anche più preoccupante perché, senza un cambio di passo, il rischio di default ovvero di fallimento andrebbe realmente preso in considerazione.

Nessuno si è finora spinto fino a questo punto ovvero considerare l'Italia peggio della Grecia, ma per il quotidiano tedesco di Berlino c'è realmente poco su cui ragionare e colloca il nostro Paese all'ultimo posto tra i Paesi dell'eurozona. A dimostrazione della tesi ricorda come l'Italia sia la sola nazione il cui livello di vita è peggiorato con l'entrata in vigore dell'unione monetaria. E l'aspetto preoccupante è proprio la scarsa fiducia nelle capacità della politica italiana di voltare pagina.

Senza riforme radicali - non quelle a cui abbiamo assistito, ma qualcosa di più profondo e doloroso come è successo in Grecia - l'Italia è destinata a sprofondare nel baratro. Almeno secondo Die Welt. E dando uno sguardo alle intenzioni dei partiti ovvero studiando i contenuti dei programmi elettorali sottoposti al parere e al voto dei cittadini, nessuno avrebbe intenzione di intervenire in maniera netta e puntuale.

In buona sostanza, tutti gli schieramenti partiti, anche se con intensità e toni differenti, punterebbero al mantenimento dello status quo con tutti i rischi che ne derivano ("cose del genere non sono nel programma elettorale di nessuno dei contendenti alle elezioni", si legge testualmente nell'edizione del quotidiano pubblicata proprio oggi). A esprimere maggiore preoccupazione, sempre secondo quanto scrive Die Welt, sono le grandi banche d'affari. Sono proprio loro a manifestare il più alto grado di scoraggiamento rispetto alle possibilità italiane di risalire la china.

L'appuntamento non con le elezioni non viene affatto ritenuto strategico poiché, a detta di Timo Schwietering, analista della banca Metzler, chiunque vinca non attuerà alcun programma di vere riforme. Gli fa eco Daniel Hartmann, capo economista della banca Bantleon, per cui l'Italia mostrava prima un modello economico facile e quando la congiuntura si bloccava, si svalutava la lira, che ridava benzina alle esportazioni e rianimava la congiuntura.

Cosa rischiano gli italiani, tutti i cittadini

Se questi attacchi speculativi andassero a buon fine, lo spread potrebbe avere una accelerazione molto forte, con un Qe della Bce che sta sempre più calando. A questo punto i tassi di interesse sarebbe più alti per mutui, anche già in essere e qualsiasi forma di prestito o finanziamento.
E poi il costo dei Btp o Bot andrebbe ad aumentare e ci sarebbe per forza un aumento delle imposte, se non, e sarebbe la cosa migliore, avvenissero tagli agli sprechi, ma abbiamo visto nel corso di decenni come sia difficile che si faccia davvero qualcosa.
Nella più malaugurata delle ipotesi, se gli attacchi continuessero e non ci fosse un freno, e soprattutto se il debito oubblico dovesse essere confermato così ingestibile e con gravi rischi, la Comunità Europea potrebbe dapprima intervenire con la consueta letera di punti e di cose da fare e, poi, se non fatti arrivare ad un Commissariamento, magari non totale come in grecia, ma sotto diversi aspetti. Ma questo, a pensarci bene, sarebbe davvero un male? O ci costringerebbe a fare interventi che ormai tutti sanno che bisogna attuare e che nessuno per mere ragioni elettrorali di oppurtunismo avvia?