Buoni pasto, variazioni significative regole mentre crescono i respinti. Le cause

La ragione della mancata accettazione dei buoni pasti nei supermercati, bar, ristoranti e negozi è l'interruzione dei pagamenti da parte del gruppo Qui!.

Buoni pasto, variazioni significative re

Buoni pasto, commercianti in rivolta


I buoni pasto potrebbe avere ancora un cambiamento delle regole come richiesto dalle associazioni dei consumatori, ma anche dei commercianti proprio per evitare che molti ticket non vengano accettati come sta avvendo nell'ultimo periodo.

Impossibile fare acquisti con i buoni pasto nei supermercati come nei ristoranti. I clienti decidono così di girare le spalle rispetto alla possibilità di pagare in contanti e i commercianti si ritrovano con un mancato guadagno. L'elenco delle segnalazioni si sta allungando e il rischio che possa coinvolgere tutta l'Italia è concreto. Per ora denunce e lamentele sono concentrate soprattutto in Liguria, in Lombardia e in Piemonte e nel mirino c'è una società, il gruppo Qui!, che avrebbe sospeso i rimborsi dei buoni pasto. Ma la situazione, secondo indiscrezioni, risulta esserci un pò in tutta Italia e con diverse società. Per i commercianti diventa così impossibile ovvero antieconomico e rischioso continuare ad accettarli per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. La situazione è in costante evoluzione, i clienti dei supermercati Coop sono disorientanti e non c'è ancora una presa di posizione ufficiale della società. Anche se un precedente esiste.

Stop al pagamento con i buoni pasto

La ragione della mancata accettazione dei buoni pasti nei supermercati Coop della Liguria, del Piemonte e della Lombardia, in attesa di conoscere la situazione nel resto delle città italiane, è dunque l'interruzione dei pagamenti da parte del gruppo Qui!. Inevitabile per commercianti ed esercenti che fino a ieri acconsentivano a farsi pagare con questo strumento affiggere all'esterno cartelli ben visibile con lo stop all'accettazione. Non solo allora coinvolti solo i supermercati o comunque la grande distribuzione organizzata in generale, ma anche bar e piccoli negozi. E sulla vicenda sono già sul piede di guerra i vari Confesercenti e Ascom, pronte non solo a vederci chiaro, ma a cercare di trovare una soluzioni ai mancati rimborsi nelle ultime settimane e di ristoranti e bar in difficoltà. Perché nella maggior parte dei casi si tratta di mancati introiti.

Incontro con il Comune a Torino e il precedente

Vale la pena ricordare come a Torino, i rappresentanti del Comune hanno incontrato i responsabili della Qui Group proprio per cercare di fare luce sui ritardi nei pagamenti dovuti. Tra l'altro nel capoluogo piemontese la società gestisce il servizio mensa per i dipendenti comunali. Ebbene, sono arrivate rassicurazioni sulla risoluzione delle difficoltà nelle prossime settimane, ma la situazione viene comunque monitorata molto da vicino. In questo contesto si ricorda che già due anni fa nei supermercati Coop la situazione si era ripetuta. Anche in quella occsione Qui! aveva sospeso i rimborsi dei buoni pasto. La portata dell'episodio era però ben inferiore perché durata solo un giorno.

Stando alle nuove regole in vigore, i buoni pasto - qualunque sia la società di emissione - non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro e non possono essere adoperati al di fuori dell'orario di lavoro ovvero per fare la spesa al supermercato o pagare il pranzo al ristorante nei fine settimana. I buoni elettronici sono tracciabili per cui eventuali usi impropri verrebbero rilevati e sanzionati. I ticket sono destinati dall'azienda ai lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale, anche se l'orario di lavoro non prevede una pausa pranzo.

Regole da cambiare

Insorgono, comunque le associazioni dei consumatori, ma anche quelle dei commercianti che già avevano parlato di regole da modificare e cambiare quando erano state modificate. A questo punto perchè i buoni pasto vengano accettati da tutti con la sicurezza che siano, poi, pagati si è proposto di inserire una norma che garantisca il pagamento attraverso un fondo a cui tutte le società del settore partecipino oppure al reare una sorta di licenza per oerare in questo settore e toglierla a chi non dimostrerà essere in grado di pagare. 







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di Luigi Mannini pubblicato il