Buoni pasto, non accettati più in mezza Italia. E' caos. Cosa succede e come comportarsi

Difficile allora capire quale piega prenderà gli eventi, proprio perché di mezzo c'è la minaccia di una class action contro la pubblica amministrazione.

Buoni pasto, non accettati più in mezza

Buoni pasto: minaccia di class action


Il problema dei buoni pasto è stato sempre annoso, e anche dopo il cambio delle regole, la situazione non è migliorata. E ora tutto sta ancora peggiorando sempre più. Tanto che si parla di class action dei consumatori.
 

Fino a che punto occorre preoccuparsi della crisi di uno dei più grandi player del settore? Fa infatti un certo rumore sapere che Qui! Group non è in grado di tenere fede agli impegni con tutto ciò che consegue sia per i fornitori e sia per i clienti che si trovano tra le mani buoni pasto non utilizzabile. Succede infatti che i tagliandi sono di fatto rifiutati in un numero sempre maggiore di bar e ristoranti con la Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana) che ha già annunciato la risoluzione della convenzione con la società mentre i consumatori si stanno organizzando per la proposizione di una class action. E il tutto mentre l'Unione nazionale consumatori si pone il problema della tutela dei dipendenti con in mano i ticket.

Buoni pasto: la minaccia di una class action

Difficile allora capire quale piega prenderà gli eventi, proprio perché di mezzo c'è la minaccia di una class action contro la pubblica amministrazione ovvero un'azione giudiziaria collettiva da parte dei dipendenti nel caso di violazione dei diritti dei dipendenti. Da parte sua, Consip ha sciolto i legami con Qui!Group per i buoni pasto relativi ai lotti 1 (Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, Lombardia) e 3 (Lazio) per via delle troppe segnalazioni di disservizi ovvero per l'impossibilità di spendere i buoni emessi da Qui! Group.

La centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana riferisce come numerose imprese esercenti la ristorazione nella rete convenzionata con Qui! Group abbiano segnalato il mancato pagamento da parte della stessa società delle fatture relative ai buoni pasto spesi dai dipendenti pubblici e di conseguenze sono state avviate verifiche ispettive sistematiche tramite un organismo indipendente.

L'Unione nazionale consumatori e la tutela dei dipendenti

A seguire da vicino la vicenda è poi l'Unione nazionale consumatori, secondo cui il danno maggiore viene subito da dipendenti che non vedono più accettati i loro buoni pasto in ristoranti e bar. A detta del presidente del sodalizio a tutela della ragioni dei consumatori, i possessori di buoni pasto hanno ormai acquisito un diritto che va tutelato e osservato. Non si può scaricare sul dipendente l'inadempimento della società. Questo significa - argomenta ancora Massimiliano Dona, presidente dell'Unc - che i ticket già in possesso del dipendente vanno in qualche modo indennizzati o sostituiti al più presto con quelli di altre società, considerato che, anche se formalmente possono essere ancora utilizzabili, di fatto non sono più accettati in alcun esercizio.