Caffè, spendiamo 260 euro una passione al bar o a casa. E continui aumenti

La classica moka non è più il solo strumento per la produzione del caffè a casa. Perché un numero crescente di italiani fa ricorso alle più rapide cialde o capsule.

Caffè, spendiamo 260 euro una passione a

Quanto caffè al giorno bevono gli italiani?


 Di tazzina in tazzina, quanto spendiamo all'anno di caffè? L'importo finale non è niente male perché arriva alla cifra di 260 a testa. Una cifra a cui si arriva perché il consumo della bevanda magica è abituale per il 95%. Ma non tutti amano l'espresso. O meglio, la stragrande maggioranza degli italiani (93%) è evidentemente una estimatrice del classico caffè perché non ammette variazione al tema. Tuttavia c'è chi non disdegna soluzioni alternative, come il caffè americano, l'orzo o altro. E cambia anche la modalità di consumo perché se è vero che il mattino è sempre il momento migliore della giornata, in tanti lo preferiscono di sera se non di notte, con poco preoccupazioni sull'effetto eccitante.

Moka, cialde o capsule?

E c'è anche un altro tabù che è ormai venuto meno, adesso portato alla luce da Coffee Monitor, il primo focus dell'Osservatorio social monitoring di Nomisma sviluppato in collaborazione con Datalytics. La classica moka non è più il solo strumento per la produzione del caffè a casa. Perché un numero crescente di italiani fa ricorso alle più rapide cialde o capsule, comunque pressoché indispensabili in ufficio. E a far pendere la bilancia da una parte o dall'altra non sono solo il gusto o la marca (comunque gli indicatori più importanti) ma anche il prezzo. E se solo una piccolissima parte lamenta problemi di agitazione o di nervosismo per il consumo di caffè, in tanti evocano momenti di relax, piacere, rito o tradizione da rispettare, abitudine o necessità.

Quanto caffè al giorno bevono gli italiani?

E allora, per quanto riguarda la quantità giornaliera, ben sapendo che il target di riferimento della ricerca è composto dai consumatori che negli ultimi 12 mesi hanno bevuto soprattutto caffè espresso, la situazione è la seguente:

  1. 1 o 2 tazzine al giorno: il 58%
  2. 3 o 4 tazzine al giorno: il 37%
  3. 5 o più tazzine al giorno: il 5%

Ma sono anche le ragioni del consumo di caffè a rivelarsi interessanti perché non vanno affatot nella stessa direzione. Più precisamente, i motivi più tirati sono in ballo sono nell'ordine "Mi dà energia e carica per affrontare la giornata", "Mi piace il gusto", "E' diventata una piacevole abitudine, un automatismo", "Rappresenta uno dei modi migliori per fare una pausa e rilassarsi", "Aumenta la concentrazione", "E' un momento di condivisione e socializzazione". Secondo Luca Dondi dall'Orologio, amministratore delegato Nomisma in un mercato sempre più competitivo la capacità di ascolto del consumatore è fondamentale: i social media sono i nuovi luoghi di informazione, comunicazione e confronto delle esperienze.

E aumenta il costo al bar

La nuova polemica è servita, scommettiamo? Nella lunga lista degli aumenti di questo inizio 2018 rientra anche quello sul costo della tazzina di caffè al bar. E considerando il larghissimo ricorso che gli italiani fanno di questa bevanda, c'è da scommettere che non mancherà una sollevazione popolare alla pari di quanto è accaduto con i recenti rincari. E allora, il suggerimento a tutti i consumatori delle città di Milano, Roma, Palermo, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Venezia, Potenza, Torino, Ancona, Perugia, Trieste, Genova, Cagliari, Catanzaro, Trento, L'Aquila, Campobasso, Aosta, ma anche di capoluoghi di provincia e di tutti i piccoli centri italiani è di verificare se anche il proprio bar di fiducia ha ritoccato verso l'alto il prezzo della tazzina. Certo, non ovunque il costo è uguale ma questa volta Federconsumatori lamenta l'assenza di valide giustificazione per questo nuovo rialzo.

Se c'è allora qualcosa che non va giù alle associazioni dei consumatori non è solo l'aumento in sé del costo della tazzina di caffè al bar. Che comunque andrà a impattare in misura rilevante sull'economia nazionale, considerando che tutti i giorni (e per più volte al giorno), gli italiani sono soliti recarsi da soli o in compagnia per gustare l'aroma del caffè. E anzi, c'è chi ricorda l'usanza di un tempo del caffè sospeso a Napoli, patria di intenditori dell'espresso, ovvero il pagamento di una tazzina per lo sconosciuto avventore successivo. Il principale punto di contestazione è la (mancata) ragione del ritocco dei prezzi in questa precisa fase congiunturale Quasi che fosse un obbligo rivedere le tariffe ogni inizio dell'anno. Tuttavia, ribadiamo, non c'è uniformità di costi e le differenze tra città e città, anche nella stessa regione, possono essere di rilievo.

E allora, rilevazioni alla mano, la tazzina di caffè più costosa è quella dei bar di Torino dove il prezzo medio è di 1 euro e 10 centesimi. Ma il capoluogo torinese non è quello che ha fatto registrare il maggiore aumento. Per quello occorre puntare a Roma dove, nel giro di un anno, il costo dell'espresso è schizzato verso l'alto dell'11,96%, Insomma, un aumento in doppia cifra che ha reso di fatto impossibile sperare di consumare un espresso a meno di euro. Nel complesso, l'aumento è stato mediamente del 5,95%. Se i consumatori di caffè di Torino e Roma non sorridono, non possono farlo neanche quelli di Firenze e Milano. Se però nella città rinascimentale il ritocco è stato dell'1,96%, nella città meneghina l'aumento registrato è stato di un tondo 8%. A proposito, e nelle città del sud, Napoli in testa, cosa è successo?

Nessun cambiamento di tendenza anche a Napoli. Il costo dell'espresso è stato rivisto all'insù: +5,81% a Napoli e +2,17% a Palermo. Ma con una differenza sostanziale: il tetto psicologico di un euro non è stato ancora raggiunto e il costo medio è rispettivamente di 0,91 e 0,94 euro. Qualcuno spiega che alla base di questa rivisitazione del prezzi ci sia il costo della materia prima acquistata in dollari e la (modesta) ripresa dell'inflazione. Ma si tratta delle solite spiegazioni quando si tratta di giustificare l'aumento dei prezzi.