Call Center in arrivo blocco da prefisso unico e cellulari registro opposizione. E legge concorrenza già in vigore

Non solo le nuove regole sui call center, in agenda c'è anche la riforma del Registro delle Opposizioni per le telefonate indesiderate su telefoni fissi e cellulari.

Call Center in arrivo blocco da prefisso

Registro delle Opposizioni: riforma a settembre


Niove regole in arrivo per bloccare le chiamate indesiderate dei call center commerciali sia dal telefono fisso che dal cellulare finalmente con la possibilità per quest'ultimo di usare il registro di opposizione con l'iscrizione per i cellulari e usare sistemi per il blocco automatico in quanto i call center useranno un prefisso unico. Nel frattempo ci sono norme anche dalla Legge Concorrenza che, comunque, le precedenti non le aveva ancora incluse.

Come bloccare telefonate indesiderate e telefonate commerciali è diventata una esigenza sempre più avvertita da privati, professionisti e imprese. La prova è arrivata con la modifica delle norme sul telemarketing, all'interno del disegno di legge sulla concorrenza, sulla revisione delle caratteristiche necessarie delle telefonate non sollecitate dagli stessi clienti. In buona sostanza sono state cancellate quelle prescrizioni che costringevano gli operatori dei call center a dichiarare l'identità del soggetto per il quale avviene la chiamata, specificare la natura (commerciale) della telefonata e permettere la prosecuzione ella conversazione solo in caso di via libera del destinatario. Il prossimo passo la riforma del Registro delle Opposizioni, la legge che dovrebbe limitare il telemarketing aggressivo in Italia.

Registro delle Opposizioni: riforma a settembre

Secondo il segretario della commissione di vigilanza della Rai occorre fare in fretta con la riforma del Registro delle Opposizioni che prevederà anche la possibilità di registrare tutti i i numeri, fissi e cellulari. Alla Camera l'iter in commissione dovrebbe iniziare a settembre. Per chiuderlo e votarlo in sede deliberante i tempi sono stretti. A suo dire gli svantaggi delle chiamate commerciali indesiderate sono evidenti a tutti. Il telemarketing ha vantaggi visto che ci consente di avere accesso a informazioni, offerte, proposte su servizi dei quali oggi non possiamo più fare a meno. Ma chi è in grado di capire in anticipo se la telefonata sia davvero interessante, se arrivi da un operatore valida o se non nasconda una truffa? Solo una piccola parte di utenti.

Al contrario, le categorie a rischio - anziani, persone non molto colte o informate - sono molte. La bussola per orientarsi, anche per prevenire le truffe, deve essere uniformarsi all'Europa. Da qui il suo buono proposito di estendere la tutela dalle chiamate commerciali indesiderate a 100 milioni di cellulari che oggi non hanno alcuna difesa in Italia. E per quanto riguarda i call center chiede che gli operatori parlino italiano, che le sedi siano in Italia e che le chiamate e la loro attività sia tracciabile. In questo modo, argomenta è possibile evitare che la paura delle truffe trasformi la tecnologia da strumento di servizio in un nemico da contrastare.

Procedimenti aperti nei confronti degli operatori telefonici

Poi c'è il caso dei procedimenti nei confronti di Vodafone e Telecom per gli sms informativi aziendali, da non confondere dunque con il telemarketing. Nel 2016 l'Autorità di garanzia della concorrenza e del mercato ha avviato nei confronti delle due società due procedure per verificare l'esistenza di una intesa e di abuso di posizione dominante. Nel caso di Vodafone, L'Antitrust ha accolto l'istanza dell'operatore telefonico ritenendo la proroga necessaria per "garantire il pieno esercizio del diritto del contraddittorio". Nel caso di Telecom la proroga è stata concessa alla luce dell'estensione dei termini dell'istruttoria aperta contro Telecom Italia Sparkle spa.

In questo ambito si ricorda il protocollo di intesa sottoscritto solo alcuni mesi fa tra 13 grandi aziende e che punta a far restare almeno l'80% dei servizi forniti di call center in Italia. Eni, Enel, Sky, Intesa Sanpaolo, Tim, Fastweb, Poste italiane, Trenitalia, Ntv, Wind Tre, Unicredit, Vodafone, Mediaset si sono impegnate a fare un passo in avanti nella qualità del servizio, anche attraverso le certificazioni linguistiche e il rispetto delle norme sulla privacy e interventi volti a garantire concorrenza leale sul fronte del costo del lavoro.