Carburanti, i rialzi ripartono e ulteriori

Ancora storie di truffe e raggiri in tema carburante. Sono sempre più frequenti e rappresentano la spia di un settore che ha bisogno di maggiore regolamentazione e controlli.

Carburanti, i rialzi ripartono e ulterio

Prezzi carburanti e gestore distributore arrestato


Quando ci sono di mezzo i prezzi di benzina e diesel non c'è mai troppo da fidarsi perché i ribassi non sono mai della stessa entità dei rialzi. Di conseguenza il trend resta sempre costantemente verso l'alto. E poco importa che nell'ultima rilevazioni non si segnalano oggi interventi sui prezzi raccomandati delle compagnie e, anzi, le quotazioni della benzina e del diesel evidenziano un leggero ripiegamento. In base all'elaborazione di Quotidiano Energia dei dati comunicati dai gestori all'Osservaprezzi carburanti del Ministero dello Sviluppo Economico, lo scostamento è stato troppo contenuto.

Raggiri

In questo contesto catturano sempre l'attenzione le storie di truffe e raggiri in tema carburante. Sono infatti sempre più frequenti e in qualche modo rappresentano la spia di un settore che ha forse bisogno di maggiore regolamentazione e di un numero più elevato di controlli. Più esattamente a Genova è stato arrestato un distributore di benzina perché la vendeva rubata e a basso costo. Non solo, ma nella rete delle indagini della Guardia di Finanza del capoluogo ligure, sotto la direzione della procura, sono finiti anche 14 autotrasportatori, tutti indagati per sottrazione di materiale ai clienti. Stando alla ricostruzione dei fatti, il prodotto sarebbe stato oggetto di ricettazione da un gestore di un conosciuto impianto di distribuzione stradale di Corso Europa, in direzione Levante. Gli indagati devono adesso rispondere a vario titolo di furto di appropriazione indebita, prodotto petrolifero sottoposto alle accise, irregolarità nella circolazione degli oli minerali, ricettazione, truffa ai danni adella società di trasporto.

Ma i costi per i pedaggi di strate e autostrade sempre più alti. Polemiche per aumenti

Questa volta gli aumenti del prezzo delle autostrade non va proprio giù. E non solo perché si ripetono di anno in anno, ma anche perché in molti casi il rincaro è a doppia cifra, fino ad arrivare al caso limite del +52,69% per percorrere la RAV (Aosta-Monte Bianco). E non si capiscono le ragioni di questi continui ritocchi all'insù in un periodo in cui l'economia non è affatto florida e i servizi offerte lungo le autostrade da nord a sud, da est a ovest, non siano affatto migliorati a tal punto da rendersi necessario un aggravio dei costi. Ma c'è una semplice evidenza che mette in luce le storture di questi ennesimi aumenti di fine anno: i rincari delle tariffe autostradali sono maggiori dell'inflazione e del tasso di crescita del Pil. Significa allora che siamo davanti a un regalo ai concessionari pagato dai contribuenti?

Secondo l'Unione nazionale dei consumatori, si tratta però di aumenti inaccettabili con un impatto devastante sui pendolari. L'aggiornamento delle tariffe delle autostrade è deciso dal Ministero dei Trasporti. In base all'inflazione del paese e al recupero degli investimenti, ogni concessionaria autostradale avanza la sua richiesta, ma spetta al Mit la parola finale.

Autostrade, i costi per tratta

In ogni caso c'è ben poco da fare perché la revisione dei prezzi è già realtà. Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell'Economia e delle Finanze si affrettano a precisare che l'incremento, in conformità alla convenzione unica, include il recupero del 70% dell'inflazione reale e la remunerazione dei nuovi investimenti. Sarà, ma le medie dell'adeguamento tariffario di competenza di Autostrade per l'Italia e Sias sono rispettivamente pari all'1,51% e al 3,02%. Abbiamo voluto vederci chiaro per capire l'effettivo aumento dei costi tratta per tratta e la fotografia scattata è la seguente:

  1. Asti-Cuneo invariata
  2. ATIVA (Tangenziale di Torino, Torino-Quincinetto, Ivrea-Santhià e Torino-Pinerolo) +1,72%
  3. Autostrade per l'Italia +1,51%
  4. Autostrada del Brennero +1,67%
  5. Autovie Venete +1,88%
  6. Brescia-Padova +2,08%
  7. Consorzio Autostrade Siciliane invariata
  8. CAV (autostrade Venete) +0,32%
  9. Centro Padane (Piacenza-Brescia) invariata
  10. Autocamionale della Cisa (A15) invariata
  11. Strada dei Parchi (A24 e A25) +12,89%
  12. Autostrada dei Fiori (Torino-Savona e Savona-Ventimiglia) +0,98%
  13. Bre.be.mi. (Brescia-Bergamo-Milano): +4,69%, TEEM +2,70% Pedemontana Lombarda +1,70%
  14. Milano Serravalle Milano Tangenziali +13,91%
  15. Tangenziale di Napoli +4,31%
  16. SALT (Società Autostrada Ligure Toscana) +2,10%
  17. RAV (Aosta-Monte Bianco) +52,69%
  18. Autostrade Meridionali (A3 Napoli Pompei Salerno) +5,98%
  19. Torino Savona +2,79%
  20. SATAP Tronco A4 Torino-Milano +8,34%
  21. SATAP Tronco A21 Torino-Piacenza +1,67%
  22. SAV Quincinetto Aosta invariata
  23. SITAF Torino Bardonecchia +5,71%

Prezzi reali dell'autostrada

Si ricorda che la rete del gruppo Sias comprende le concessionarie Satap (A4 Torino-Milano ed A21 Torino-Piacenza), Salt (Sestri Levante-Livorno, Viareggio-Lucca e Fornola-La Spezia), Autostrada dei Fiori (Savona-Ventimiglia), Autocamionale della Cisa, Sav (Quincinetto-Aosta), Ats (Torino-Savona), Asti-Cuneo, Ativa (Tangenziale di Torino, Torino-Quincinetto, Ivrea-Santhià e Torino-Pinerolo), Sitaf (Frejus, Torino-Bardonecchia), Sitrasb (Gran San Bernardo), Tangenziale di Milano e Brescia-Bergamo-Milano. A ogni modo, tradotto in euro e andando al di là dei numeri, questo è l'aggravio di spesa per gli automobilisti italiani che viaggiano in autostada e tangenziali:

  1. Carisio Balocco (km 7,6): da 0,90 a 1,00 euro
  2. SATAP A4 Rondissone Santhià (km 46): da 5,50 a 5,90 euro
  3. Novara Est Rondissione (km 99): da 11,80 a 12,70 euro
  4. Casei Girola Tortona (km 15): da 0,90 a 1,00 euro
  5. Tortona Binasco (km 54): da 3,20 a 3,60 euro
  6. Binasco Milano Ovest: da 1,30 a 1,40 euro
  7. Milano Ghisolfa Rondissone: da 15,60 a 16,80 euro
  8. Prato Est Firenze Ovest: invariato
  9. Firenze Sud Firenze Scandicci: da 1,10 a 1,20 euro
  10. Roma Nord Orte: da 4,40 a 4,50 euro
  11. Lodi Milano Sud: da 2,30 a 2,40 euro
  12. Milano Est Bergamo: da 3,40 a 3,50 euro
  13. San Cesareo Roma Sud: da 1,10 a 1,20 euro
  14. Roma Est Tagliacozzo (km 69): da 7,30 a 8,20 euro
  15. Avezzano Roma Est (km 96): da 10,10 a 11,30 euro
  16. Roma Est Teramo (km 167): da 17,50 a 19,60 eur

E rischio nuovi aumenti auto, prodotti e accise carburanti

Occorre fare in fretta perché mentre i partiti non riescono a trovare la quadra per la formazione del nuovo governo, la scadenza con il Def - da redigere entro il 10 aprile e da inviare a Bruxelles entro il 30 - è ormai alle porte. Non solo per conti alla mano occorrono subito 30 preziosi miliardi di euro per sterilizzare l'aumento dell'Iva (dal 10 al 12% quella intermedia e dal 22 al 24,2% quella ordinaria) ed evitare l'ennesima introduzione di una accise sui carburanti. Succede perché gli equilibri economici continuano a essere delicati e, a meno di un colpo di spugna, occorre andare in scia di quanto finora previsto. E anzi, considerando che il prossimo esecutivo sarà frutto di un compromesso, sarà inevitabile tenere conto della strada finora percorsa.

E che la situazione sia tremendamente delicata è dimostrato dalle recenti stime del Codacons sulla base dello studio di Confesercenti, secondo cui un eventuale incremento delle aliquote Iva dal prossimo anno sarebbe deleterio per i consumi perché produrrebbe una stangata per gli italiani pari a 791 euro annui a famiglia. E solo di costi diretti.

In questo contesto, il Movimento 5 Stelle sta lavorando a una risoluzione che contenga al tempo stesso elementi di continuità con l'azione del governo sul fronte dei conti pubblici - in particolare sul mantenimento dell'obiettivo di medio termine, vale a dire il pareggio di bilancio - e sul disinnesco delle clausole di salvaguardia per scongiurare l'aumento dell'Iva. L'impronta originale del Movimento 5 Stelle nella risoluzione al Def si vedrà sulle risorse da destinare agli investimenti strategici: green economy, bonifiche, rete idrica ed elettrica, adeguamento sismico, mobilità sostenibile, interventi anti-dissesto, riqualificazione urbanistica, edilizia scolastica e sanitaria, banda ultralarga, infrastrutture immateriali.

Come per i 5 Stelle e Pd, anche per la Lega e il centrodestra è prioritario evitare l'aumento dell'Iva. Il che non sorprende, visto che Forza Italia e Carroccio hanno fatto dell'abbassamento delle tasse il loro cavallo di battaglia. Il capogruppo uscente di Forza Italia ha già preannunciato a nome del centrodestra una risoluzione al Def da affiancare al quadro tendenziale a cui sta lavorando il Tesoro. Mentre Salvini conferma di essere totalmente contrario al reddito di cittadinanza, Brunetta auspica che il confronto sul Def possa diventare incubatore della nuova maggioranza, salvo però ribadire le priorità del programma elettorale del centrodestra: dalla flat tax alla cancellazione della legge Fornero.

Il governo Gentiloni ha già sterilizzato gli aumenti Iva 2018 e ha reperito anche 6,1 miliardi di euro per la parziale sterilizzazione 2019. Per la totale cancellazione dell'aumento Iva 2019, al prossimo governo serviranno altri 12,4 miliardi di euro. La linea del Pd è quella di proseguire lungo l'azione già avviata dal governo Gentiloni. Il partito, uscito sconfitto dalle elezioni, sul Def si porrà su una linea attendista, al momento escludendo di presentare una propria risoluzione. Il no alla Flat tax, cavallo di battaglia del centrodestra, è forse al momento uno dei pochi punti condivisi. I dem non possono avallare soluzioni non in continuità con la politica economica degli ultimi anni, partendo dalla progressiva riduzione del carico fiscale.

Costa più rifornimento e gestione che comprare un auto già ora

Da certi numeri non si scappa ovvero da quelli del consumo di carburante - benzina e diesel - perché sono rivelatori di importanti tendenze. L'auto è un mezzo così utilizzato dagli italiani a tal punto che la spesa per rifornimenti è maggiore di quella per comprare lo stesso veicolo. Le cifre sono infatti di tutto rispetto: secondo il Centro Studi Promotor ovvero la struttura di ricerca specializzata sul mercato dell'automobile, nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati spesi oltre 50 miliardi di euro per acquisto di benzina e gasolio con cui circolare lungo le strade. Se per piacere o per dovere, con l'automobile familiare o con un camion è un'altra storia. Ma dall'importo di 53,3 miliardi di euro non si scappa.

Grazie ai dati ufficiali sui consumi e sui prezzi dei carburanti diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico, lo studio di ricerca bolognese ha così messo in luce come nel 2017 gli italiani hanno aperto il portafogli per estrarre banconote (o moneta elettronica, naturalmente) pari a 53,3 miliardi per acquistare benzina e gasolio per rifornire il serbatoio dell'auto. Per capire se la cifra è alta o bassa ovvero per comprendere il trend, basti pensare che si tratta di 2,7 miliardi di euro in più (+5,3%) rispetto ai 12 mesi precedenti. E la ragioni, si badi bene, non è da ricercare in una maggiore necessità ovvero nel più frequente ricorso alle auto tradizionalmente alimentate. Il motivo principale è la dinamica dei prezzi, costantemente al rialzo.

Si accennava come la spesa sia stata maggiore rispetto a quella di cambiare mezzo. Ebbene, più contenuta è infatti il giro d'affari per l'acquisto di autoveicoli. Sempre secondo il Centro Studi Promotor è pari a 49,4 miliardi di euro. A completamento del panorama si fa presente che manutenzione e riparazioni hanno generato un esborso di 41,6 miliardi di euro. Entrando allora nel dettaglio dell'elaborazione del Centro Studi Promotor su dati del Ministero dello Sviluppo Economico, la fotografia italiana di consumi, spesa, imposte e componente industriale di benzia e gasolio per autotrazione è la seguente:

  1. consumi (miliardi di litri): 37,505 tra gennaio e dicembre del 2017, 38,222 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 0,717 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a -1,9%
  2. spesa (miliardi di litri): 53,299 tra gennaio e dicembre del 2017, 50,628 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 2,671 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a +5,3%
  3. imposte (miliardi di litri): 33,840 tra gennaio e dicembre del 2017, 33,862 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 0,022 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a -0,1%
  4. componente industriale (miliardi di litri): 19,459 tra gennaio e dicembre del 2017, 16,766 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 2,69 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a +16,1%

Per risparmiare

E' complicato dire quale sarà il futuro delle auto. Ad intuzione molti risponderanno auto elettriche o ad idrogeno, ma gli sperti sono piuttosto divisi, e per le auto elettriche rimane il problema sempre dell'inquinamento, seppur minore. E allora, ecco chi ha pensato ad una ulteriore via di sviluppo ed ecco il biometano. E non lo ha fatto una marca qualasiasi ma la Volkswagen.

Occorre precisare da subito che gli unici che al momento possono utilizzare le Volkswagen a biometano sono i dipendenti della S.e.s.a, una impresa di Este, in provincia di Padova, dove abbiamo potuto fare questa prova sui modelli Polo e Golf Tgi che al momento vanno a metano e che in equesta realtà che produce biometano, funzionano anche con questo combustibile che deriva dal riciclod ei rifiuti umidi provenienti della cucina.
Dunque, il biometano non si può trovare ancora al distributore, in quanto non è permesso dalla legge, ma ci sta muovendo per poterlo fare arrivare anche perchè i vantaggi sono davvero tanti.
In primo luogo queste auto diventerebbe i veicoli meno inquinanti in assoluto, più ancora delle auto elettriche e non ci sarabbe nessun problema degli scarti.
Il costo dei rifornimento sarebbe assolutamente basso con un costo dimezzato all'incirca come rapporto benzina o diesel e chilometri percorsi. E ancora, da sottolineare, per il funzionamento delle auto a metano con il biometano non si dovrebbe fare nessuno cambiamento tecnico.
Il biometano viene relizzto grazie alla rccolta differenziata, con 70 Kg di scarti di cucina si possono produrre 4 Kg di metano con i quali si fanno circa 100 Km.
Il costo, se ci fosse una rete di distribuzone capillare dovrebbe essere di menod i 1 euro.

E poi

Tutto vero: Panda Natural Power è in grado di percorrere migliaia di chilometri in totale tranquillità e senza effetti collaterali sul motore. La prima prova è stato il controllo delle emissioni allo scarico sul banco a rulli. La seconda la verifica delle prestazioni del motore. E in entrambi i casi i tecnici Fca hanno acceso il semaforo verde. A rivelare il nuovo record raggiunto dall'auto ecologica alimentata con biometano dal ciclo idrico ricavato è la sperimentazione in corso. Il tempo gioca tutto dalla parte della speciale Fiat Panda perché ormai trascorso un anno dall'avvio dei test e le prospettive - nel caso di conferma delle premesse - non possono che essere brillanti. Stiamo infatti parlando di un'auto che fa del biocombustibile che si ottiene dall'acqua di scarto, dagli scarti di biomasse di origine agricola o dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani della raccolta differenziata la sua linfa vitale.

Di conseguenza l'impatto per l'ambiente sarebbe straordinariamente basso. Fiat Panda viaggia allora alimentata solo con biometano prodotto dall'impianto per la depurazione delle acque reflue del Gruppo CAP a Bresso-Niguarda, Milano. I suo tour prosegue senza soste, considerando che esattamente un anno fa, è partita dal Mirafiori Motor Village di Torino per il lancio del progetto a cui prende parte anche LifeGate, il network italiano per lo sviluppo sostenibile. Interessante notare come il rifornimento avvenga grazie al gas prodotto dal depuratore di Bresso-Niguarda che raccoglie le acque reflue dei Comuni di Paderno Dugnano, Cormano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo, per il coinvolgimento di quasi 300.000 persone.

Sono i tecnici di Fca a voler far sapere come i vantaggi del metano ricavato da fonti rinnovabili siano numerosi e reali, anche oltre Panda Natural Power. In prima battuta stiamo parlando di una fonte pressoché inesauribile e capace di garantire livelli di emissioni inquinanti e di gas serra allo scarico contenuti e di certo non paragonabili a quelli delle auto che vediamo tutti i giorni transitare sulle strade. In seconda battuta, alla luce del ciclo di produzione e dell'utilizzo del carburante, il suo impatto sull'ambiente è paragonabile a quello delle auto elettriche alimentate con energia rinnovabile. Il ricorso al biometano non richiede cambiamenti e alle auto alimentate a metano o alla rete di distribuzione. Facile allora intuire come possa migliorare le prestazioni ambientali di tutto il parco circolante e non solo dei nuovi veicoli.

Infine, ma non da ultimo, il successo del progetto Panda Natural Power permette di ridurre la dipendenza dal petrolio, crea occupazione nella filiera nazionale, contribuisce alla sostenibilità economica di aziende agricole e allevamenti, facilita il riutilizzo efficiente dei rifiuti e, se ottenuto da reflui fognari - fanno ancora notare dalle parti di Fca - consente una riduzione della tassa rifiuti locale.