Carte di Credito: truffe del 2018 più comuni. Milioni di euro rubati ad italiani. Tre storie e come difendersi

Le carte di credito si usano sempre di più sostituendo il contante per l'acquisto online e non solo, ma aumentano anche le truffe tra cui il furto dei dati e acquisti contro ignari utenti

Carte di Credito: truffe del 2018 più co

Carte di Credito: ecco le truffe del 2018 più comuni e come difendersi


Le carte di credito rappresentano certamente uno strumento molto comodo ed utile per fare i propri pagamenti senza porsi più il problema dei contanti. Ma allo stesso tempo bisogna fare molta attenzione alle truffe che sono sempre dietro l’angolo e che, grazie alla tecnologia sempre in evoluzione, assumono sembianze sempre diverse.

L’utilizzo delle carte di credito ha poi subito un’impennata ulteriore con la nascita, lo sviluppo ed il trionfo dell’e-Commerce, la possibilità di acquistare online qualsiasi tipo di merce. Il risvolto della medaglia è stato l’esigenza di una maggiore sicurezza, perché maggiori sono i rischi di subire delle vere e proprie truffe.  E le triffe sono sia la sottrazione dei dati che per gli acquisti, quindi su dterminati prodotti

Le truffe più diffuse e come difendersi

Le più diffuse sono lo skimming online cioè la rendono vulnerabili gli ATM che sono ancora piuttosto indifesi rispetto a questi attacchi. Il phishing che consiste nella ricezione di e-mail che imitano le comunicazioni delle banche e delle poste, allo scopo di strappare dati sensibili.

Il Cridit Card Surcharge, ovvero aumenti inspiegabili e non comunicati negli avvisi che periodicamente vengono spediti ai possessori di carta di credito. La priorità nel momento in cui si ha il sospetto di andare incontro a una truffa è sporgere immediatamente denuncia così da bloccare la carta ed evitando che i truffatori possano raggiungere indisturbati il loro obiettivo.

Per chi abitualmente effettua acquisti con e-commerce ci sono tre punti base da seguire:  controllare che venga rispettato il protocollo https, cambiare spesso password oppure utilizzare una carta di credito ricaricabile.

Prima storia simbolica di truffa

Per anni e per circa 500 colpi è andato tutto bene. Fino a che il cerchio si è stretto e per tutte loro sono scattate le manette. Questa è la storia di un banda di truffatrici seriali, incastrate dall'indagine Deep Impact dei carabinieri di Reggio Emilia, città in cui aveva la sua base. Dalle false case vacanza ai finti coupon online, dagli inganni con le PostePay alle trappole a luci rosse in chat d'incontri, fino a raggiri sfruttando concerti di beneficenza di noti cantanti italiani: sfruttavano ogni occasione concessa dal web per incassare euro su euro. Circa 500 i colpi commessi nell'arco di quattro anni in Italia dall'organizzazione composta prevalentemente da donne tra i 28 e i 49 anni.

L'inchiesta dei carabinieri di Reggio Emilia ha permesso di incastrare una rete di truffatori online con base a Reggio Emilia: sei gli arrestati, 12 i denunciati, centinaia le vittime in tutta Italia di diverse tipologie di raggiri. L'operazione è durata due anni e porta il nome di Deep Impact. Non si fermavano davanti a niente e con modi anche creativi: la banda avrebbe realizzato truffe anche attraverso le chat per incontri, utilizzando finti profili di avvenenti donne per convincere tanti cuori solitari a versare sulle solite PostePay il necessario perché la lei virtuale potesse raggiungerli. La banda incastrata aveva proposto affitti in case vacanze fittizie in località turistiche della Costiera Amalfitana, di Rimini, Brunico e Courmayeur.

I carabinieri hanno scoperto come, in alcuni casi, il denaro versato dalle vittime sulle PostePay, venisse poi sistematicamente riciclato nelle sale slot, soprattutto dell'Emilia Romagna, a distanza di pochi minuti dall'accredito. Tra le azioni contestate ci sono la pubblicazione di finti annunci di lavoro e l'ideazione di raggiri ai commercianti. Ecco poi la vendita di coupon sul web per interventi di fantomatiche ditte delle pulizie o per la manutenzione della caldaia, con tanto di accesso nelle abitazioni di finti operai. Inoltre la banda di sarebbe resa protagonista della vendita di falsi biglietti per concerti di beneficenza di noti cantanti italiani, tra cui anche il neomelodico Gigi Finizio (estraneo alla vicenda), con l'obiettivo di incassare denaro dalle vittime.

A smantellare la di truffatori ha contribuito anche un servizio di Fabio e Mingo nella puntata della trasmissione Striscia la notizia in cui veniva raccontata la storia della truffa di una offerta di lavoro messa in pratica più volte. E risale sempre allo stesso trasmissione la denuncia della trasmissione Le Iene sulle vittime delle PostePay. I destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare sono sei, di cui tre in carcere, mentre gli indagati sono 18, alcuni dei quali considerati vicini alla camorra, tutti accusati di associazione per delinquere, truffa aggravata, ricettazione, sostituzione di persona, uso indebito di carta di credito, estorsione e falso in atto pubblico.

Che ci trovassimo in un mondo dove la sicurezza delle persone viene minacciata in misura sempre maggiore, non rappresenta certo una novità. Come non lo è, di certo, anche il senso di insicurezza che si avverte navigando tra i milioni e milioni di pagine della diavoleri si trasmetta anche al mondo immateriale, ma che può avere ripercussioni pesanti, e molto materiali, sulla vita quotidiana delle persone come il web.

Che da strumento di democrazia planetaria, quale era stato concepito dagli inventori, sta diventando pian piano il luogo preferito per mettere a segno truffe sempre più sottili e difficilmente smascherabili. Basta sapere che anche Amazon, il colosso delle vendite online, ha dovuto fare i conti con le truffe. Sono due le storie di truffe che, negli ultimi mesi, hanno messo in discussione il mito di una piattaforma che pareva inattaccabile dal punto di vista economico e da quello più strettamente tecnico.

E invece, fra lo stupore generale, sono state ben due le truffe messe a segno negli ultimi tempi nei confronti dell’Azienda. Una avvenuta per email, l’altra, da 1,2 milioni realizzata da una coppia di indiani si resi. Ecco le storie. Magari serviranno a mo’ di avvertimento nel caso, in futuro, si ripetano eventi del genere pur se con modalità differenti.

Un ulteriore tipo di frode

La truffa Amazon per email ha un nome ben preciso: Bayrob. E se qualcuno per caso conosce già di cosa si tratta vuol dire che è stato, purtroppo, vittima di questa truffa. Facciamo un passo indietro. Bayrob è una vecchia conoscenza di chi mastica qualche nozione di cose che riguardano il web. Si tratta di un trojan che è stato già individuato ed isolato nel lontano 2007.

Proprio per questo, forse, il malware, pertanto ha abbassato per un lungo periodo le antenne prima di presentarsi nuovamente all’attenzione di tutta alla fine del 2016 quando gli attacchi ai computer ha registrato un aumento vertiginoso con percentuali che, almeno in Italia, hanno anche sfiorato il 20 per cento. Il funzionamento di questo malware è molto semplice.

E qui entra in gioco Amazon. Le mail incriminate, infatti, avevano come esca proprio un finto account di Amazon (ovviamente che non ha nulla a che vedere con il colosso delle vendite online). E l’allegato di questa pericolosissima email è poi il vero cavallo di Troia. Si tratta di un file zippato che appena viene decompresso, apre le porte del dispositivo attaccato agli hacker che entrano praticamente in possesso del computer potendo accedere a tutti i dati, anche a quelli più sensibili.

E una terza truffa

L’altra truffa è fatta invece direttamente ad Amazon che quindi da veicolo involontario, si è trasformata in vittima. Una truffa che sottintende un grande ingegno da parte della coppia americana, sostenuta da un terzo complice, che ha sfruttato il bug del colosso americano nella gestione dei resi. I due, che sono moglie e marito, e il complice avevano allestito una vera associazione a delinquere con lo scopo di rubare merci, soprattutto di natura elettronica, alla potenza mondiale dell’e-commerce. Il bottino stimato è di un milione e duecentomila dollari.

Il sistema adoperato non è affatto difficile e si basa sulla poca propensione di Amazon a controllare la resa dei prodotti che vengono definiti non funzionanti. La coppia, ricevuta la merce, passava a segnalare all’azienda che i prodotti avevano dei guasti. Amazon, che predilige sostituire la merce piuttosto che procedere con l’assistenza.

E in questa fessura si è infilato il genio criminale dei tre che hanno approfittato del fatto che Amazon non controlla l’effettiva restituzione del prodotto prima di inviare il nuovo, per mettere a segno il piano criminale. Sono stati creati centinaia e centinaia di utenti fasulli che poi garantivano la riuscita della truffa senza il rischio, apparente alla luce di quello che è successo, di essere scoperti. Cosa puntualmente accaduta e ora i tre sono in carcere.