Censimento in Sicilia, spesi 80 milioni invece di 13 ma per motivo assurdo rimane bloccato

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Censimento in Sicilia, spesi 80 milioni

80 milioni per il censimento in Sicilia

Spesi 80 milioni di euro per il censimento degli immobili, ma è tutto incredibilmente bloccato, anche per motivi banali, come la non conoscenza della password.

Questa è la classica vicenda che ondeggia tra il tragico e il comico. Perché da una parte abbiamo una quantità ingente di denaro pubblico, 80 milioni di euro, che la Regione Siciliana ha prelevato dalle casse pubbliche per il censimento degli immobili. Dall'altra però è tutto incredibilmente bloccato, anche per motivi banali, come la non conoscenza della password.

E il tutto senza dimenticare che i costi inizialmente preventivati erano stati molto più bassi, circa 13 milioni di euro. Chi insomma pensa che basti mettere sul tavolo grandi somme di denaro per ottenere un servizio impeccabile è destinato a ricredersi. Questo episodio dimostra in maniera evidente l'esatto contrario.

80 milioni per il censimento, ma nessuno sa nulla

Se queste sono le linee generali della vicenda, scendendo nei dettagli saltano fuori altri imbarazzanti particolari. Ad esempio che la questione è balzata agli onori delle cronache pubbliche quasi per caso. L'amministrazione regionale aveva infatti proposto il censimento del patrimonio immobiliare dell'isola. Peccato solo che questa operazione era già stata fatta e pagata profumatamente. Ma soprattutto che qualcuno se n'è accorto e lo ha detto pubblicamente.

Risultato? Il censimento sarebbe stato davvero eseguito, ma i risultati sono sconosciuti. L'archivio con tutti i nomi e le cifre è infatti inaccessibile, almeno da parte di chi l'ha commissionato e l'ha pagato.

E sentire dire in Aula dall'assessore all'Economia della Regione Siciliana "non disponiamo della password" provoca certamente un effetto shock. A questo punto è inevitabile andare ancora più a fondo della vicenda, da cui emergono altri aspetti da chiarire. Ad aver effettuato il censimento è stata la società regionale Sicilia patrimonio immobiliare, per il 75% in mano alla stessa Regione Siciliana e per il restante 25% ai privati. Ma sulla regolarità dell'assegnazione dell'appalto si sono occupate sia le cronache giudiziarie e sia la Corte dei Conti.

Lo stesso amministratore delegato della società era precedente finito nell'inchiesta Consip perché accusato di turbativa d'asta in relazione a un appalto e finito in altre carte della magistratura contabile per questioni legate al patrimonio regionale siciliano. Secondo i giudici, alcune operazioni effettuate risultavano "in concreto non convenienti e è assai criticabile".

La beffa della password

Arrivati in fondo a questa vicenda dai tanti rivoli, restano le parole di rassegnazione dell'assessore all'Economia della Regione Siciliana, impossibilitato a consultare il lavoro da 80 milioni di euro. Il seguito delle sue dichiarazioni è - se possibile - ancora più imbarazzante perché riferisce di non avere la certezza su quando potranno risolvere il problema.

E adesso, rivela ancora l'amministratore regionale, il rischio concreto è di restare fermi e di non rispondere a un adempimento previsto dalla legge. A propria giustificazione, l'assessore ricorda di aver ereditato questa vicenda e non averla prodotta. Ma resta il dubbio sulla password: l'avranno chiesta?

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