Cgia, Italia ritorna ancora fanalino di coda Ue. La ripresa rallenta

Una prospettiva che toglie entusiasmo e che dovrebbe interessare le forze politiche in vista di una campagna elettorale che dovrebbe tenere conto di questi indicatori e trovare soluzioni efficaci

Cgia, Italia ritorna ancora fanalino di

L'Italia torna fanalino di coda della Ue per la crescita. Queste le prospettive per il 2018


I facili entusiasmi con cui sono stati salutati i dati che testimoniavano concretamente l’uscita dal tunnel della crisi dell’Italia, potrebbero presto evaporare al cospetto di una realtà che già a partire dal 2018, secondo quanto emerso dai dati forniti dall’Ufficio studi della Cgia, dovrebbe essere molto, molto meno entusiasmanti. L’Italia dovrebbe infatti crescere, ma non abbastanza.

O meglio non abbastanza per ritornare ancora una volta fanalino di coda dei paesi che fanno parte dell’Unione Europea. Una prospettiva che toglie entusiasmo e che dovrebbe interessare le diverse forze politiche in vista di una campagna elettorale che dovrebbe tenere conto di questi indicatori e provare davvero a ricercare quella soluzione capace di stimolare una crescita virtuosa, solida e duratura soprattutto. Quel che è certo, almeno per il momento è che la ripresa rallenta.

Cgia la ripresa rallenta

Secondo la Cgia quindi, la ripresa economica in atto in Italia, rallenta nel 2018. Una prospettiva basata su dati certi. Mentre infatti nel 2017 il +1,5 per cento registrato ha di fatto sollevato subito commenti entusiasti da chi considerava questa notizia come la prova regina della definitiva uscita dal tunnel della crisi da parte dell’Italia, le prospettive per l’anno in corso, seppure segnate da un segno +, non sono così rosee. O almeno non al punto da tenere invariato lo stesso entusiasmo. Le ultime informazioni che provengono, infatti, dalla Commissione europea per il 2018 dicono che il Pil reale dell’Italia sarà destinato a crescere, nel 2018, di uno striminzito 1,3 per cento.

Certo sempre meglio della recessione in cui anche il Belpaese è affondato dopo lo scoppio della drammatica crisi economica, ma non abbastanza da ritenerlo un dato positivo tout court. Il motivo è presto spiegato: tra i 27 paesi dell’Ue questa percentuale sarà la più bassa, spingendo di nuovo l’Italia all’ultimo posto. Perfino peggio della Grecia, per molto tempo il paradigma di uno stato fallito che, ad esempio, dovrebbe secondo le previsioni registrare un +2,5%. Anche la Francia, la Germania e la Spagna faranno meglio dell’Italia rispettivamente con un +1,7%, +2,1% e +2,5%.

Italia torna fanalino di coda Ue

Questo significa una sola cosa. Che l’Italia torna fanalino di coda della Ue. Una condizione preoccupante di per sé, ma che diventa ancora più grave se si pensa che i cittadini italiani nel corso di questi ultimi anni hanno dovuto sopportare una cura da cavallo per provare a rispondere alla profonda depressione in cui tutto il mondo è precipitato dopo il 2008. Tanti i sacrifici richiesti e scarsi, almeno per il momento, i risultati raggiunti. Per la Cgia anche i consumi delle famiglie che registrano un +1,1% e quelli della Pubblica amministrazione con un +0,3% dimostrano come davvero non ci sia da stare tranquilli. La somma dei valori economici di queste due componenti costituisce l'80% circa del reddito nazionale. Di questo passo, per recuperare le posizioni precedenti all’avvento della crisi le previsioni dicono che bisognerà attendere il 2022-23.

Discorso non valido per le esportazioni dove il Belpaese ha già annullato il gap nel 2014. Sul fronte del lavoro, infine, la Commissione europea stima il tasso di disoccupazione in discesa al 10,9%, mentre il numero degli occupati dovrebbe salire di 0,9 punti percentuali.