Egemonia dell'Artico, conflitto sempre più nel vivo tra Cina, Usa, Russia e anche l'Italia

L'arricchimento della platea degli interessati all'oro dell'Artico ovvero al gas naturale liquefatto ha una ragione ben precisa: lo scioglimento dei ghiacciai.

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Cina, Usa, Russia, guerra dell'Artico


Una battaglia, unosconto o addirittura alcuni dicono una grande guerra per avere il dominio dell'artico e delle vie del nord dove partecipano le super potenze ma anche l'Italia

Il nuovo Eldorado si trova tra i ghiacciai dell'Artico. Proprio lì, nel freddo e nella purezza del luogo più freddo del Pianeta, le grandi potenze mondiali stanno puntando la loro attenzione. Che tradotto in termini pratici significa investimenti di miliardi di dollari con la certezza che i ricavi saranno ben maggiori rispetto alle spese. Di nuovo c'è però il mutamento degli equilibri internazionali. La Russia di Vladimir Putin guarda da sempre con attenzione a questo spicchio di mondo. E ha trovano nella Cina un partner strategico, altrettanto ambizioso e, dettaglio niente affatto di secondo piano, con i forzieri pieni di quattrini da investire per la conquista del freddo Nord. A voler essere più preciso, negli ultimi cinque anni ha già investito 89,2 miliardi sulle rotte per l'Artico.

Gli Stati Uniti stanno a guardare?

E in questo contesto di nuove conquiste, a trovarsi in una posizione di svantaggio si trovano adesso gli Stati Uniti di Donald Trump. Mentre Mosca potenzia le linee ferroviarie per collegare il Mar Bianco agli Urali, Washington è ancora alla ricerca del modo per recuperare lo svantaggio. Non solo, ma secondo il segretario di Stato Rex Tillerson (ex petroliere), gli States sono alle spalle non solo dei giganti Russia e Cina, ma anche di Canada, Groenlandia, Islanda e Norvegia ovvero le nazioni artiche per geografia. L'arricchimento della platea degli interessati all'oro dell'Artico ovvero al gas naturale liquefatto ha una ragione ben precisa: lo scioglimento dei ghiacciai. Si tratta di un disastro ambientale, provocato dall'innalzamento delle temperature medie, che mette in discussione i fragili equilibri del Pianeta. Ma che dall'altra ha creato rotte polari più percorribili.

I grandi progetti di Cina, Russia e Stati Uniti sull'Artico

Come si stanno allora muovendo le grandi potenze mondiale per conquistare il nord del mondo? Quali sono i progetti in cantiere, quelli già avviati e a quanto ammontano gli investimenti di Stato?

  1. Cina. Siglato un accordo per lo sfruttamento del gas naturale liquefatto tra Sinopec, CIC Capitale e Bank of China. L'obiettivo è chiaro: il North Slope dell'Alaska. Così come l'investimento da 43 miliardi di dollari. La Cina vuole migliorare la qualità del suo ambiente per via dell'insostenibile livello di emissioni nocive e il gas ha un ruolo fondamentale nel prendere il posto del carbone.
  2. Stati Uniti. Lanciato in orbita il primo di quattro satelliti polari che monitorano l'Artico. La ragione ufficiale è documentare lo scioglimento dei ghiacci. Il presidente Donald Trump riapre alle trivellazioni in Alaska. Secondo l'ex sottosegretario di Stato Paula J. Dobriansky, è in corso una guerra fredda nell'Artico "con la Russia protagonista di una escalation militare che impone una risposta decisa da parte dell'Occidente".
  3. Russia. Maxi progetto per il gas liquefatto. Sul piatto ci sono 27 miliardi di dollari. Mosca è pronta a rilanciare le rotte dal Mar Baltico alla calotta polare attraverso la Rosatom ovvero la ferrovia Vorkuta-Ustkara. Lo scopo neanche troppo velato è eludere le sanzioni degli Stati Uniti e diventare capofila mondiale nel mercato del gas naturale liquefatto.

E non bisogna dimenticare che anche l'Italia sta avendo un ruolo, seppur chiaramente più piccolo, con Eni che sta procedendo alle trivellazioni a Oliktok Point, in Aleska, nella parte estrema su Spy Island per cerca il petrolio. Al momento, non è stato ancora trovato nulla, ma la compagnia petrolifera italiana è sicura di poter ricavare 20mila barlili al giorno per gli studi effettuati in precedenza