Come la firma elettronica ha rivitalizzato il settore terziario

di Lorenzo Pascucci pubblicato il
Come la firma elettronica ha rivitalizza

I vantaggi di possedere la firma elettronica sono innumerovoli e sono stati apprezzati da tutti soprattutto nel corso degli due anni.

Ormai non sono in pochi “visionari” – tali erano considerati fino a poco tempo fa – a dirlo: se non fosse stato per strumenti messi a disposizione della collettività dal mondo digitale, come la Firma elettronica, nel corso degli ultimi due anni la vita pubblica di molti paesi evoluti si sarebbe pressoché bloccata, o quantomeno avrebbe subito un forte rallentamento. È un dato di fatto: con la pandemia, molte attività afferenti alla Pubblica Amministrazione o a quello che, un tempo, veniva definito il settore terziario – ovvero quello dei servizi pubblici e privati offerti a una determinata comunità di riferimento – hanno corso il serio rischio di una paralisi operativa. Questo perché la maggior parte delle operazioni a esse correlate prevedevano tassativamente un completamento in presenza, dal momento che solo la firma autografa apposta di propria mano dal contraente in presenza di un funzionario pubblico era in grado di validare l’operazione stessa.

Per fortuna le cose sono cambiate sufficientemente in fretta da consentire una transizione digitale tutto sommato tranquilla persino durante l’emergenza sanitaria. Merito di aziende come YouSign, che hanno messo a disposizione di una comunità quanto più allargata possibile (nel caso dell’azienda summenzionata, si parla di una customer base su scala continentale, con ramificazioni anche al di fuori dell’Europa). Ma anche di alcuni paesi – inclusa l’Italia – in grado di recepire da subito la novità e di inglobarla all’interno dei loro protocolli operativi, tutelando al tempo stesso l’utente dal punto di vista normativo.

In questo modo, nel giro di pochi mesi settori apicali come la Pubblica Amministrazione, il settore bancario e assicurativo, quello delle Poste e telecomunicazioni e quello immobiliare sono stati in grado di aggiornarsi a tempo di record alla digitalizzazione parziale o totale di molte delle loro attività, evitando che il Paese vivesse una sorta di stallo prolungato. I cui precipitati, a livello di circolazione del capitale e quindi di funzionamento globale dell’economia, sarebbero stati a dir poco catastrofici. Forse anche per questo in molti danno già per scontato che, anche una volta terminata l’emergenza sanitaria, la firma elettronica non solo rimarrà un’opzione ormai imprescindibile per un gran numero di servizi per il cittadino, ma è anche destinata ad ampliare rapidamente il proprio raggio d’azione.

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