Contanti per ritiro pensione, acquisti, estero, stipendi. Nuove regole e limiti così come per conti correnti, librettii

Sono escluse le prestazioni di tipo occasionale, i rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni e quelli riguardanti i servizi familiari e domestici.

Contanti per ritiro pensione, acquisti,

Cosa prevedono le nuove norme sul contante


Il giorno decisivo è già arrivato perché dal primo luglio è ufficiale il divieto al pagamento di stipendi e pensioni in contanti. E poco conta se la busta paga sia leggera o sostanziosa. E nello stesso tempo rimane in vigore il semaforo rosso al trasferimento di somme in contanti per una cifra superiore al limite di 2.999,99 euro, nonostante il confronto sulla variazione di questa soglia sia costantemente in atto. A ogni modo, quella del divieto di corrispondere lo stipendio in contanti rappresenta un altro passo in più della lotta al contante con l'obiettivo dichiarato di contrastare l'evasione fiscale, sempre a livelli piuttosto allarmanti nel nostro Paese. Ma c'è anche una seconda ragione alla base di questa decisione: la volontà di risparmiare, considerando che la gestione delle banconote e delle monete costa circa 8 miliardi di euro, pari allo 0,52 per cento del Prodotto interno lordo.

Cosa prevedono le nuove norme sul contante

I datori di lavoro devono corrispondere la retribuzione o anche parte di essa attraverso una banca o un ufficio postale attraverso un bonifico sul conto identificato dal codice Iban indicato dal lavoratore, strumenti di pagamento elettronico, pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento, emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. E lo stesso vale naturalmente per le pensioni erogate dall'Inps. Ma già dal primo aprile 2012 le pensioni di importo superiore a 1.000 euro non possono essere pagate in contanti e devono essere accreditate su un conto corrente bancario o postale o su un libretto di risparmio o su una carta prepagata.

Sono però escluse le prestazioni di tipo occasionale, i rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni e quelli riguardanti i servizi familiari e domestici ovvero le colf e i domestici che potranno continuare a essere pagati in contanti. Il prossimo passo sarà l'estensione della fattura elettronica, oggi obbligatoria per i soggetti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione, anche agli accordi commerciali tra privati. Dal primo gennaio 2019 il provvedimento riguarderà anche i rifornimenti di carburanti. A poco sono però serviti gli incentivi fiscali per chi abbandona il contante, come per i soggetti che optano per la trasmissione telematica delle fatture o dei relativi dati e dei corrispettivi, con l’eliminazione dell'obbligo di trasmettere lo spesometro e di effettuare le comunicazioni black list e tempi più rapidi per il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto.

E cosa si può comprare in contanti e cosa e quando è meglio evitare

Esitono un centinaio di spese che, se maggiori del 20% del proprio reddito dichiarato, insospettiscono il Fisco. Includono abitazione (mutui, ristrutturazioni, collaboratori domestici, elettrodomestici, telefonia fissa e mobile), mezzi di trasporto (minicar, natanti e imbarcazioni, mezzi in leasing o noleggio), assicurazioni e contributi previdenziali (obbligatori, volontari e complementari), istruzione (anche scuole di specializzazione, master, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami e canoni di locazione per studenti universitari). E ancora, attività sportive e ricreative, cura della persona (abbonamenti pay TV, giochi online, cavalli, alberghi, viaggi organizzati e centri benessere), altre spese significative (donazioni in denaro a favore di onlus e simili, veterinarie), investimenti immobiliari e mobiliari netti (fondi d'investimento, certificati di deposito, valuta estera, oro, numismatica). Tra le voci di spesa sotto osservazione ci sono

  1. l'istruzione
  2. gli elettrodomestici e gli arredi
  3. gli istituti di bellezza e i centri benessere
  4. il mutuo della casa, bene di lusso per eccellenza
  5. abbonamenti alla pay TV e smartphone
  6. gli alimentari
  7. i trasporti
  8. i combustibili
  9. il tempo libero
  10. le visite mediche e i medicinali
  11. gli animali domestici

Oltre alle spese per

  1. palestre e circoli sportivi
  2. cene e pranzi fuori casa
  3. consumo di energia elettrica, gas e acqua
  4. collaboratrici domestiche
  5. auto di lusso, considerate indice di capacità contributiva, e i relativi bolli
  6. canone di locazione
  7. manutenzione della casa
  8. alberghi e viaggi
  9. gioielleria e bigiotteria
  10. cavalli
  11. polizza rc auto
  12. giochi online
  13. canone di leasing immobiliare
  14. il telepass

L'alternativa è pagare in contanti, sempre nel limite di 3.000 euro? Non proprio perché se al momento del pagamento vengono forniti i dati personali (ad esempio il codice fiscale nel caso della prenotazione di una vacanza) si attiva l'occhio dell'Anagrafe tributaria ovvero del fisco.

Cosa cambia per i viaggi all'estero

Vietato viaggiare con denaro contante per importi maggiori di 10.000 euro, sia che si tratti di entrare e sia di uscire dall'Italia. Per le prestazioni effettuate dai commercianti verso turisti e viaggiatori extracomunitari, il limite previsto è di 9,999,99 euro. In questo contesto rientra l'obbligo a carico degli esercenti di dotarsi di pos per consentire ai clienti di pagare con moneta elettronica. Un vincolo che ha però uno scarso impatto considerando che non sono previste sanzioni a carico dei trasgressori.

Prelievi, pagamenti e versamenti conti correnti

Arriva la nuova stretta su prelievi e versamenti bancari. La Banca d'Italia ha infatti elaborato le istruzioni in materia di comunicazioni oggettive da sottoporre a consultazione. Il principale provvedimento è presto detto: l'introduzione di un criterio di rilevazione delle operazioni fondato sul superamento di una soglia di importo pari o superiore a 10.000 euro, calcolato su base mensile e prendendo in considerazione anche eventuali operazioni cumulate nel medesimo periodo, singolarmente pari o superiori a 1.000 euro ed effettuate da parte dello stesso cliente o esecutore. In buona sostanza, prelievi, pagamenti e versamenti sopra il tetto di 10.000 euro al mese saranno segnalati ovvero devono essere comunicati alla Banca d'Italia.

Come spiegato dalla Banca d'Italia, le istruzioni in consultazione individuano le categorie di operazioni interessate e dei soggetti destinatari del provvedimento. Non solo, perché definiscono modalità e periodicità di inoltro dei dati e il relativo schema segnaletico, regolano i casi in cui i destinatari non sono tenuti a effettuare sulle stesse operatività ricomprese nel flusso delle comunicazioni oggettive anche la segnalazione di operazioni sospette. A essere coinvolti sono banche, Poste Italiane, istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento, succursali di tali intermediari di paesi comunitari e di paesi terzi, oltre a banche, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica di Paesi comunitari tenuti a designare un punto di contatto centrale.

I destinatari sono chiamati a trasmettere le comunicazioni oggettive in via telematica tramite il portale Infostat-UIF della Banca d'Italia, previa adesione al sistema di segnalazione online.

Per operazione sospetta in riferimento prelievi, pagamenti e versamenti sopra il tetto di 10.000 euro al mese, Banca d'Italia intende quella che per caratteristiche, entità, natura, nonché per collegamento con altre operazioni o per frazionamento della o per qualsiasi altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi acquisiti ai sensi del decreto antiriciclaggio, induce a ritenere, sospettare o ad avere motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi provengano da attività criminosa.

Naturalmente più morbida è la definizione di operazione occasionale, considerata quella non riconducibile a un rapporto continuativo in essere.