Competitività, Italia per il Wef è 43esima nel mondo. La verità, dati contestati e chi non ci crede

Italia 43esima nella classifica della competitività: il ministero dell’Economia critica e contesta i dati. Ultime notizie e contrasti

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Sale di un posto l'Italia nella classifica nel mondiale sulla competitività: stando a quanto riportano le ultime notizie, il Belpaese sarebbe al 43esimo posto nel mondo per competitività, secondo World Economic Forum ma si tratta di dati che sono stati decisamente contesati alla luce di ulteriori numeri che parlano, invece, di una Italia decisamente sviluppata dal punto di vista di competitività ma anche di industria.

Dati recenti su andamento dell’Italia

Stando a quanto reso noto dal Global Actractiveness Index, promosso dallo Studio Ambrosetti con l’appoggio di tre filiali italiane di multinazionali (Unilever, Toyota e Abb) l’Italia in Europa sarebbe:

  1. al terzo per numero di pubblicazioni scientifiche nell’ultimo decennio (normalizzato sul numero di ricercatori per milione di abitanti);
  2. al quarto posti per valore aggiunto dell’industria manifatturiera e per valore della produzione in settori ad alta tecnologia;
  3. all’ottavo posto nel mondo per valore del Pil;
  4. al nono posto per l’export;
  5. al 13esimo posto per stock di investimenti fissi lordi;
  6. al 16esimo posto per competitività.

Come può allora il Wef collocare il nostro Paese, invece, al 43esimo posto? E’ necessario sottolineare che le due classifiche prendono in considerazione un ventaglio di informazioni differenti così come differente è la metodologia con cui gli stessi dati vengono raccolti ed elaborati. Ma in riferimento alle ultime notizie del Wef, il ministero dell’Economia ci ha tenuto a sottolinearne la debolezza, mettendo in discussione il valore scientifico del rapporto e precisando, soprattutto, che andrebbe riconsiderato tutto perché i risultati resi noti dal Wef si sono basati essenzialmente su opinioni: tra dei quattro pilastri dell'analisi nei quali l'Italia si posiziona peggio, infatti, si basano sulle indagini di opinione. E non sono dunque numeri oggettivi considerati importanti e tali da contestualizzare crescita e competitività di un Paese. Secondo il Tesoro italiano, fortemente critico nei confronti del Wef, per poter valutare queste capacità bisognerebbe valutare decisamente altri parametri.

La classifica del Wef per competitività

Stando a quanto emerso dal Wef, tra 137 nazioni considerate, l'Italia salirebbe di un gradino nella classifica dei paesi più competitivi, passando dal 44esimo al 43esimo posto, ma piazzandosi comunque fanalino di coda dei Paesi del G7. Al primo posto della classifica ci sarebbe la Svizzera, seguita da Stati Uniti, Singapore, Olanda, Germania. Stando a quanto spiegato, il nostro Paese avrebbe registrato netti miglioramenti per quanto riguarda:

  1. efficienza del mercato dei beni;
  2. educazione superiore e formazione;
  3. capacità innovative delle imprese;
  4. infrastrutture.

Nonostante i miglioramenti riportati nei settori appena citati, l’Italia resta ancora meno competitiva di Pasi Bassi, piazzatisi al quarto posto, Germania al quinto posto e Francia al 22esimo. Ma sarebbe stata soprassata anche dal Portogallo, al 42 esimo posto, salito di ben quattro posizioni, e Spagna, al 34esimo posto della classifica. Stando a quanto riportato dal rapportato a bloccare la scalata in classifica del nostro Paese sarebbero le mancanze e i problemi che in Italia registrano mercato del lavoro, nonostante le ultime riforme introdotte, e mercato finanziario. Una forte ripresa del mercato de lavoro che attualmente registra una situazione di deciso stallo, come confermano le ultime notizie, e ormai da tanto, troppo tempo, potrebbe già rappresentare un volano importante per una nuova crescita del Paese. A penalizzare il nostro Paese, secondo il Wef, anche le leggi farraginose che non fanno altro che complicare l'attuazione di una legislazione già in alcuni casi indietro rispetto ad altre.