Conviene o no richiedere prestito imprese e partite iva decreto liquidità. I pro e contro

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Conviene o no richiedere prestito impres

Coronavirus, conviene davvero richiedere il prestito

Dai tempi di restituzione dei prestiti all'applicazione dei tassi di interesse, dalla gestione delle pratiche al percorso burocratico: tanti i dubbi sul prestito statale.

A pochi giorni dalla presentazione del decreto Liquidità, perché per la pubblicazione della versione definitiva in Gazzetta Ufficiale appena avvenuta, l'impressione è che sia apprezzata la buona volontà, ma ci sia poca convinzione sull'efficacia delle misure.

Per fronteggiare la crisi economica che sta travolgendo, piccole, medie e grandi imprese, ma anche le partite Iva in seguito alla diffusione del coronavirus che ha comportato la sospensione di gran parte delle attività lavorative, l'esecutivo ha messo sul piatto 400 miliardi di euro.

Si tratta di una cifra considerevole erogata sotto forma di prestito e con lo Stato a fare (quasi sempre) da garante. Se questa è la teoria, la pratica racconta di perplessità da parte delle mondo delle imprese e da quello bancario.

Dai tempi di restituzione dei prestiti all'applicazione dei tassi di interesse, dalla gestione delle pratiche al doppio coinvolgimento del Fondo di garanzia delle piccole e medie imprese e del Sace di Cassa depositi e prestiti, fino ad arrivare al percorso burocratico che, come sempre nel mondo delle imprese e dell'economia, spaventa. Vediamo cosa sta succedendo:

  • Coronavirus, conviene davvero richiedere il prestito
  • Pro e contro per imprese e partite Iva

Coronavirus, conviene davvero richiedere il prestito

Di certo c'è che il meccanismo messo in piedi dal governo è particolarmente complesso. E si tratta di un aspetto negativo in un periodo in cui c'è bisogna di maggiore semplicità ovvero di estrema facilità per ottenere un prestito vitale per tamponare le emergenze e preparare la strada della ripresa.

Per dare un'idea del labirinto creato dall'esecutivo, basti capire che per le imprese fino a 3,2 milioni di fatturato il Fondo garantisce al 90% finanziamenti fino a 800.000 euro o entro il 25% del fatturato, a cui può aggiungersi un altro 10% dai Confidi.

Il Fondo garantisce a titolo gratuito il 90% di prestiti fino a 5 milioni per imprese fino a 499 dipendenti con Sace che interviene con 200 miliardi di euro, con controgaranzia dello Stato, a favore delle imprese di ogni dimensione con garanzie variabili dal 70% al 90% a seconda in base al superamento o meno della soglia di 1,5 miliardi di euro di fatturato e la presenza di più o meno di 5.000 dipendenti.

Più semplice ma non privo di insidie è il percorso per le piccole e medie imprese e per le partite Iva che possono fruire di una garanzia statale sul 100% per prestiti fino a 6 anni e fino a 25.000 euro o entro il 25% del fatturato, senza valutazione del merito di credito.

Insomma, chiedere un prestito vuol dire avventurarsi in un percorso burocratico scoraggiante tra pro e contro.

Pro e contro per imprese e partite Iva

I tempi di istruttoria per ottenere il prestito sono compatibili con l'emergenza in atto? A oggi non c'è una risposta sicura, anche perché manca ancora l'autorizzazione dell'Unione europea.

Se i pro sono rappresentati dalla possibilità di ottenere l'importo richiesto con lo Stato a farsi da garante (ma solo per i prestiti fino a 25.000 euro), dall'altra parte non bisogna dimenticare i costi, che sono di due tipi.

Quelli relativi ai tassi di interesse, tra lo 0,2 e lo 0,5% dell'importo richiesto ma si resta in attesa di conferma, e quelli per l'istruttoria. Per le piccole imprese sono pari allo 0,25% primo anno, allo 0,5% il secondo e il terzo anno e all'1% il quarto, il quinto e il sesto anno. Per le grandi allo 0,5% il primo anno, all'1% il secondo e il terzo anno, al 2% il quarto, il quinto e il sesto anno.

E poi, 6 anni per la restituzione sono sufficienti rispetto alla richiesta degli industriali di dilazionarla in 30 anni?

Non è quindi scontato che la domanda venga accettata perché è vero che per le grandi imprese scompare la valutazione sull'andamento degli ultimi mesi, ma resta quella generale sul profilo economico finanziario dell'azienda.

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