Dal 1 luglio, stop stipendi in contanti con alcuni casi particolari

Dal 1 Luglio stop al pagamento degli stipendi in contanti, ma ci saranno, comunque, dei casi particolari.

Dal 1 luglio, stop stipendi in contanti

Lavoro, dal 1 luglio stop alle buste paga in contanti


Dal 1 luglio, stop alle buste paga in contanti, anche se ci saranno alcune eccezioni e casi particolari. Cerchiamo di capire le nuove norme.
 

Stipendi e buste paga, stop ai contanti

Non ci sono più deroghe o proroghe della situazione attuale. La legge di Bilancio approvata fissa un cronoprogramma ben preciso tra tempistiche e modalità di attuazione delle norme. Di fatto sono concessi sei mesi di tempi per prendere confidenza con questa novità. Come dire, sarà impossibile sbagliare o fare finta di non sapere. E non ci sono differenze tra piccole e grandi imprese poiché le regole valgono per tutti, sia nei confronti dei lavoratori dipendenti e sia per quelli autonomi ovvero i collaboratori della società. La regola del divieto di pagamento di stipendi e contanti vale per tutti. Più precisamente, dal primo luglio 2018 i datori di lavoro possono corrispondere ai lavoratori la retribuzione o un anticipo attraverso una banca o un ufficio postale solo con uno de seguenti quattro modi:

  1. bonifico sul conto del lavoratore;
  2. strumenti di pagamento elettronico;
  3. pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. un assegno consegnato al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

Ci sono comunque delle eccezione a questo impianto normativo. Sono infatti fuori dall'obbligo del pagamento dello stipendio in contanti i rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione e i contratti per gli addetti ai servizi familiari.

Eccezioni

E qui entra appunto in gioco la figura del delegato, al quale la legge di Bilancio assegna un ruolo decisivo ovvero quello del sostituto del diretto interessato. Anche in questo caso ci sono alcune condizioni ben precise ovvero paletti dai quali non si può prescindere. In buona sostanza, il lavoratore a cui è destinata la retribuzione può incaricare una terza persona ma a due condizione. La prima è l'esistenza di un impedimento concreto ovvero comprovato seconda la definizione adottata in sede di legge di Bilancio.

In seconda battuta, la figura che può sostituire il diretto interessato e fare da delegato per ricevere il pagamento sono il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, con almeno 16 anni di età. I figli, in pratica, possono prendere il posto del padre o della madre solo se maggiorenni o se nella fascia anagrafica tra 16 anni compiuti e 18 anni. La norma si affianca al divieto di uso del contante ovvero al limite del trasferimento per importi pari o superiori a 3.000 euro.

Le regole 

La gestione dei contanti è uno dei temi in generale più delicati sia per cittadini che per le imprese e vi sono sia delle regole nuove aggiornate che si sono combinate insieme alle precedenti e altre che dovrebbero o potrebbero arrivare a breve in parte anche a sostituire alcune delle vecchie.

La regola di base è che l'utilizzo del contante è permesso per pagamenti inferiori, anche di un solo centesimo, al tetto di 3.000 euro. Il nostro Paese si è perciò messo alla parti con gli altri Stati continentali, ma nuovi aggiustamenti in collaborazione con l'Agenzia delle entrate sono all'orizzonte e potrebbero trovare spazio nella prossima manovra, ora allo studio. Si tratta di possibili nuovi limiti proprio perché la decisione di triplicare l'importo della precedente soglia non ha trovato riscontro unanime. Alla base delle disposizioni rinnovate c'è il contrasto al riciclaggio di capitali di provenienza illecita e all'evasione fiscale.

I pagamenti in contante sono allora ammessi fino al limite di 2.999,99 euro. E non serve fare i furbi. Il trasferimento è infatti vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiano, così come vengono definiti, artificiosamente frazionati. Significa che viene attuata un'operazione unitaria di valore pari o superiore ai limiti stabiliti attraverso più operazioni singolarmente inferiori al limite previsto, così da aggirare l'ostacolo. Ma ci sono anche due eccezioni: il frazionamento è possibile se è connaturato all'operazione stessa e se è la conseguenza di un precedente accordo tra le parti. Le disposizioni principali in merito all'utilizzo del contante sono allora

  1. la fissazione della soglia di 3.000 euro come limite da non superare
  2. il mantenimento del precedente tetto di 1.000 euro per i pagamenti eseguiti dalla pubblica amministrazione e per i servizi di rimessa di denaro con l'estero
  3. la cancellazione dell'obbligo di pagamento con strumenti tracciabili per i canoni di locazione e nel settore trasporti

Da segnalare che gli assegni emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono indicare il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

E nuove iniziative per diminuire i contanti

Un nuovo e più incisivo intervento per spingere l'emersione dal nero dei contanti. Spunta anche una sorta di nuova voluntary sul denaro cash tra le ipotesi allo studio per la prossima manovra. Di certo, il governo intende proseguire sulla strada del contrasto all'evasione, come ha assicurato sia gli esponenti di Palazzo Chigi e sia il direttore dell'Agenzia delle entrate. L'esecutivo vuole andare avanti sulle misure per la lotta ai furbetti del fisco, ma ha anche in mente di far uscire dal nero le operazioni in contanti con una nuova sanatoria.

L'operazione per sanare i propri debiti col fisco senza pagare sanzioni e interessi di mora dovrebbe portare in tutto tra quest’anno e il prossimo oltre 7 miliardi di euro, dei quali circa 5 nel 2017. Un dato che non tiene conto del potenziale extra-gettito e di altre misure che l'esecutivo sta appunto studiando. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe quella di fare pagare un forfait sul contante che si fa emergere, ma la proposta trova perplessità all'interno della stessa maggioranza.

Ai fini dei controlli del Fisco, rimarranno in vigore le regole su quelle spese che, se maggiori del 20% del proprio reddito dichiarato, potrebbero far scattare controlli e accertamenti. Includono abitazione (mutui, ristrutturazioni, collaboratori domestici, elettrodomestici, telefonia fissa e mobile), mezzi di trasporto (minicar, natanti e imbarcazioni, mezzi in leasing o noleggio), assicurazioni e contributi previdenziali (obbligatori, volontari e complementari), istruzione (anche scuole di specializzazione, master, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami e canoni di locazione per studenti universitari). E ancora, attività sportive e ricreative, cura della persona (abbonamenti pay TV, giochi online, cavalli, alberghi, viaggi organizzati e centri benessere), altre spese significative (donazioni in denaro a favore di onlus e simili, veterinarie), investimenti immobiliari e mobiliari netti (fondi d'investimento, certificati di deposito, valuta estera, oro, numismatica). L'onere della prova spetta sempre al contribuente.

Ma alcuni cambiamenti potrebbero arrivare

Stando a quanto riportano le ultime notizie, il ministro Di Maio, all'indomani dell'incontro con i rappresentanti degli imprenditori dell'associazione Drappo Bianco, che chiedono riduzione della spesa pubblica, della burocrazia e dell'imposizione fiscale, avrebbe chiaramente detto che è arrivato il momento di mettere a punto leggi anti evasioni che non penalizzino chi ha sempre pagato le tasse ma che siano mirate a colpire gli evasori. Solo in questo modo qualcosa in Italia potrebbe realmente cambiare anche se, come ben sappiamo, il fenomeno dell’evasione fiscale nel nostro Paese è talmente profondo e radicato che difficilmente, nonostante le diverse leggi, si potrà eliminare del tutto. Secondo un recete studio, ad evadere maggiormente le tasse sono principalmente i lavoratori autonomi e chi può contare su rendite immobiliari, ossia sugli affitti.

Il tasso di evasione totale è, infatti, pari al 37% per i redditi da lavoro autonomo e impresa, e sale al 65% in riferimento alle rendite provenienti da case, uffici e stabili. Dei circa 38,5 miliardi l’anno che mancano, 20,9 miliardi sono ‘mancanze’ da parte dei lavoratori autonomi, 14,7 miliardi dalle rendite immobiliari, e 2,6 miliardi dai dipendenti. Inoltre, dallo stesso studio è emerso che chi dichiara entrate tra 20 e 26 mila euro, ne nasconde oltre 13 mila, e chi dichiara oltre 75 mila euro l’anno, in realtà ne guadagna circa 106 mila.

Di Maio è ben consapevole del fatto che oggi ad essere maggiormente colpiti sono imprenditori e professionisti la cui vita, tra imposizione fiscale e poche tutele, è sempre più complessa. Se, da una parte, Di Maio è tra coloro che ritiene che alcuni strumenti volti all'accertamento fiscale dei contribuenti debbano essere eliminati, da spesometro, a redditometro e split payment, e sostituiti con meccanismi digitali senza alcun onere per l’imprenditore ma con incrocio dei dati da parte dello Stato; dall’altra, ha previsto nel contratto di governo Lega-M5s un provvedimento denominato ‘pace fiscale’. Si tratta di una sorta di condono per chiudere le pendenze ancora a carico di alcuni contribuenti che dimostrano di essere in condizioni economiche difficili.

Il ministro ha, dunque, spiegato di voler eliminare spesometro, per i controlli sui pagamenti dell’Iva, e redditometro, strumento in grado di incrociare tutti i dati dei contribuenti per scoprire eventuali evasori e grazie al quale l’Agenzia delle Entrate può verificare il reddito delle persone fisiche in base al possesso di determinati beni, introducendo una serie di misure a costo zero, con particolare riferimento agli strumenti digitalizzati che non siano a carico degli imprenditori, rendendoli, dunque meno impegnati.