Debito pubblico come si può davvero ridurre. Priorità cittadini non partiti politici

La strada maestra per la riduzione del debito pubblico è ovviamente la crescita economica. Ma se il Paese è non riesce a raggiungere la soglia necessaria ci sarebbe il piano B.

Debito pubblico come si può davvero ridu

Debito pubblico: come si può ridurre


Sono ormai anni, anzi, decenni che si parla di debito pubblico e di come ridurlo. Azzerarlo no, perché non è possibile e forse non ha neanche molto senso. Tuttavia è un dato di fatto che il livello raggiunto dall'Italia sia adesso insostenibile: circa 2.280 miliardi di euro, ma soprattutto è pari a circa il 130% del Pil. Frutto di anni di sperpero o comunque di spese facili e poco lungimiranti, smaltirne solo una parte è una impresa titanica e infatti le variazioni di cui i vari governi si fanno vanto sono così modeste da non impattare nel quadro dell'economia generale. Di più: dando uno sguardo ai programmi elettorali dei vari partiti, appare evidente come la riduzione del debito pubblico non rappresenti affatto una priorità nonostante gli allarmi di cittadini, esperti e non, e delle principali istituzioni comunitarie e internazionali. Eppure, ammorbidirne l'impatto è possibile

Debito pubblico: come si può davvero ridurre

La strada maestra per la riduzione del debito pubblico è ovviamente la crescita economica. Se il Paese si riprende ovvero riesce ad andare al di là degli impercettibili aumenti della produzione, può intervenire con più efficacia per limitare il peso dell'indebitamento. Se il livello raggiunto è pari a circa il 130% del Pil significa che non basterebbe - in via del tutto ipotetica - destinare tutti gli incassi di un anno e azzerare qualsiasi voce di spesa pubblica per ripianare il debito e rimborsare tutti i titoli di Stato alla regolare scadenza. Occorre un lavoro costante che dia risultati nel lungo periodo così da fare calare il rapporto tra il debito e la ricchezza nazionale, ma finora è stato fatto poco e male. Forse anche perché si tratta di un misura poco conveniente e produttiva a livello elettorale. Alla base occorre però un crescita economica sostenuta, costantemente al di sopra del 2% all'anno.

Ma se il Paese è non riesce a raggiungere questa soglia ci sarebbe il piano B ovvero frenare il deficit. Quanto? Al di sotto dell'1% del Pil così da fare scendere il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo al ritmo di 3 punti percentuali ogni 12 mesi. Ma sempre con una crescita economica sopra il 2%, vera e proprio conditio sine qua non. In fin dei conti è proprio questa la logica del fiscal compact ovvero il trattato europeo che impone a tutti i Paesi dell'area euro, Italia inclusa, di riportare il rapporto tra debito pubblico e Pil al 60% nel giro di 20 anni.

Priorità cittadini non partiti politici

Come premesso, sono gli stessi partiti politici a non voler ridurre il debito pubblico. O almeno a non volerlo con i fatti perché a livello di annunci sono tutti pronti a scommettere che la prossima sia la legislatura della svolta. Le prove? Il Partito democratico che ha come obiettivo la riduzione del debito di 30 punti in 10 anni. Forza Italia che promette una riduzione del debito di 30 punti in cinque anni o il Movimento 5 Stelle che rilancia: 40 punti in 10 anni. E se per la Lega non è un problema, Liberi e Uguali suggerisce di ridurre il debito facendo più deficit.







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di Chiara Compagnucci pubblicato il