Debito pubblico, le strategie. Se sono queste due pericolose minacce per italiani

La nuova politica economica punta a dire addio al Fiscal Compact e al ripristino alla lettera dell'articolo 81 della Costituzione. Quello sui limiti del debito pubblico

Debito pubblico, le strategie. Se sono q

Investimenti pubblici e lotta in Europa


Il debito pubblico è uo dei problemi che tutti hanno molto in chiaro in testa ed è un freno chiaramente alla crescita della nostra economia, ma anche della nostra stessa società. E vedere le idee che circolano sullo stesso (idee che dovrbbero che dovrebbero essere chiare e decise), fa se non paura, un certo timore e preoccupazione, per almeno due rischi e pericoli per noi italiani, ovvero visto che se tali stretegie fossero confermate non si farebbe ancora nulla e non ci fosse una tanto forte ripresa economica che tutti sperano per poterlo diminuire (ma senza dire dove agire), noi tutti italiani correremo due rischi. Il primo u ulteriore aumento delle imposte, il secondo ben più grave ancora, un ritorno forte della crisi economica (se mai fosse passata davvero), con un possibile commissariamento della Ue.

Sono settimane di grande fermento per la politica italiana perché il countdown per le elezioni è ufficialmente iniziato. Arrivano a distanza di cinque anni dall'ultima chiamata alle urne e di conseguenza tutti i partiti hanno profondamente aggiornato le rispettive piattaforme programmatiche sulla base delle nuove esigenze economiche e degli equilibri interni tra coalizioni o tra le diverse anime intestine. 

C'è da dire che se sono queste le decisioni delle varie parti per diminuire il debito pubblico, è già una sconfitta in partenza con pochi numeri indicati precisati, quasi nulle chiarite le spese da eliminare e tutto puntando sulla ripresa dell'economia in maniera forte, fortissima

Liberi e Uguali

E non sfugge da questo schema il nuovo raggruppamento Liberi e Uguali che vede nell'ormai ex presidente del Senato, Piero Grasso, la sua punta di diamante. Il punto di partenza è però complicato per tutti: il Prodotto interno lordo che non cresce e, se lo fa, gli aumenti sono così modesti da non mostrare impatti significativi. Non solo, ma cosa succederà quando l'allagamento monetario del Quantitative easing verrà meno? Per Stefano Fassina, economista, deputato ed esponente di Liberi e Uguali, le prospettive sono tutt'altro che brillanti.

Sono tutti gli indicatori economici a mostrare una situazione di precarietà in Italia, dal debito pubblico che continua a mantenersi a un livello medio troppo elevato, al tasso di occupazione, oggetto di discussioni, e costantemente al di sotto delle aspettative. E a poco, fa notare Stefano Fassina nella sua lunga analisi ospitata sulle pagine del Foglio, sono servite le misure di contenimento del debito pubblico implementate negli ultimi anni dall'innalzamento del saldo primario alle nuove privatizzazioni di Eni, Enel, Cdp-reti. A suo dire, sono invece due i sentieri da percorrere sin dalla prossima legislatura: da una parte il rilancio di una nuova stagione di investimenti pubblici in Italia e dall'altra la lotta all'austerity tedesca in Europa. Sono queste le due colonne portanti della politica economica proposta da Liberi e Uguali. Ma naturalmente saranno solo i risultati delle elezioni politiche a tracciare la rotta da seguire.

Più esattamente, Fassina scommette sugli investimenti pubblici in piccole opere, per riqualificare il territorio e rigenerare le periferie, e nelle politiche industriali selettive. E non manca la stoccata (l'ennesima) alla Germania, con surplus estero al 9% del Pil, che frenerebbe la discesa dei debiti pubblici e genererebbe deficit di domanda interna e disoccupazione nel resto dell'Eurozona. Ed ecco allora che per uscire da questo vicolo cieco propone la condivisione dei rischi sui tassi di interesse. Almeno in piccola parte. Cosa fare? L'attribuzione al Fondo Salva-Stati di funzioni di assicurazione dei debiti sovrani dietro il pagamento di un premio di mercato per arrivare, alla convergenza dei tassi di interesse. Quindi il re-investimento dei premi pagati da ciascun Paese nel Paese stesso su programmi di infrastrutture.

Come ammesso dalla stesso Fassina, si tratta di una strada impervia e carica di ostacoli. Tuttavia, la ricompensa al traguardo può essere delle migliori: l'addio al Fiscal Compact e il ripristino alla lettera dell'articolo 81 della Costituzione. Quello sui limiti del ricorso all'indebitamento.

Lega

Alla Lega il debito non interessa, o meglio non è una priorità. Lo si può tagliare, ma solo ritrattandolo con l'Europa e andando oltre il 3% di deficit e finanziandolo anche con dei mini-bot solo per gli italiani. 

Movimento 5 Stelle

Anche in questo caso, sid eve andare oltre il 3% e non rispettare gli attuali accordi europei. Si può e si deve diminuire il debito pubblico con tagli alla spes, ma non vengono indciati nello specifico quali. C'è da dire che l'extra defit generato dovrà servire come nel caso della Lega a rilanciare l'occupaione e l'economia, ma anche rivedere le pensioni e inserire il reddito di cittadinanza

Forza Italia

La riduzione del debito deve avvenire di 30 punti in 5 anni grazie al miglioramento dell'economia con la flat tax, alle privatizzazioni matendendo comunque un obiettivo sia della Banca D'italia che dell'Europa ovvero il 4% di Suplus Primario.

Pd

L'obiettivo è quello di diminuire il debito di 30 punti in 10 anni come siono riusciti a fare molti Paesi indebitati. Il problema rimane la crescita e si punta ad un surplus primario di solo il 2% e si spera in una inflazione in netta crescita al 2%. Cosa al momento molto difficile da immaginare. Non si vuole toccare però alzare il deficit pubblico, come si voleva fare prima, ma stare negli ambiti Ue sotto il 2,9%