Decreto dignità, DEF misure previste nuovo Governo. E quando reddito cittadinanza, Flat Tax, pensioni, Pace Fiscale

Cosa vuole fare il governo: tra lavoro e misure sociali? L'attenzione è però anche sulle misure fiscali ed è quasi pronto il primo decreto d'urgenza.

Decreto dignità, DEF misure previste nuo

Cosa fa il governo: lavoro e sociale


In arrivo i primi importanti appuntamenti per questo governi. Si va dai primi attesi decreti, tra cui quello Dignità già annunciato, al Def d'autunno fino alla legge di Bilancio di fine anno. E anche se non tutti i cambiamenti ascoltati in campagna elettorale troveranno spazio, l'esecutivo ha anticipato la volontà di intervenire sulla flat tax (o dual tax), sulla cosiddetta pace fiscale (una sorta di maxi condono) e sulle pensioni con l'implementazione dello strumento di quota 100. Per il reddito di cittadinanza non c'è adesso tempo e soprattutto non ci sono subito le risorse necessarie. Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha comunque rivelato come sia allo studio ala creazione di un fondo dedicato. Il tutto mentre ha ribadito il blocco dell'aumento dell'Iva e l'individuazione degli interventi prioritari per dare attuazione al programma.

Cosa vuole fare il governo: lavoro e misure sociali

Ampio spazio viene dato al comparto occupazioni e misure sociali con la garanzia ai lavoratori non coperti dai contratti nazionali di un salario minimo, almeno fino a che non si arriva alla contrattazione collettiva. Quest'ultimo è un istituto diffuso nel mondo - in Europa non è applicato da Italia, Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia - e prevede trattative tra le parti sociali per individuare i minimi retributivi di riferimento per ciascun settore. Il governo Conte pensa alla revisione del Jobs act, accusato di aver precarizzato l'occupazione, specie quella giovanile. Nel mirino sono finiti i contratti a termine, per i quali si ipotizza una stretta con il superamento del decreto Poletti.

L'intervento sulle pensioni e superare la Fornero per il momento potrebbe limitarsi a misure preparatorie. Via libera subito a opzione donna - uscita a 57-58 anni con 35 anni di contributi - per rinviare alla legge di bilancio quota 100 e quota 41. Al via anche la riforma dei centri per l'impiego, primo atto per l'avvio del reddito di cittadinanza. A disposizione 2,1 miliardi di euro che saranno recuperati dai fondi disponibili a luglio per il Reddito di inclusione.

Le misure fiscali

Il governo Conte vuole tagliare l'Ires per le imprese a partire dal prossimo anno, ma allargando il tiro a tutte le partite Iva. Le imprese, incluse ditte individuali e società di persone si vedrebbero applicare sul reddito d'impresa o di lavoro autonomo un'aliquota secca del 15%. Per le Dta (imposte anticipate) delle banche resterà l'addizionale fino al 27,5% per non pesare sui bilanci. Il contratto di governo contiene l'impegno alla riduzione strutturale del cuneo fiscale. Per dire addio allo spesometro e agli studi di settore, il nuovo Governo da una parte dovrà dare piena attuazione all'ultima manovra di bilancio e far decollare la fattura elettronica che già prevede espressamente l'addio all'invio periodico delle fatture.

Dall'altra vuole rivedere il lavoro di trasformazione degli studi di settore nei nuovi Indici sintetici di affidabilità fiscali, le ormai note pagelle fiscali. Per l'addio allo split payment ovvero il meccanismo che prevede il pagamento dell'Iva direttamente da parte della pubblica amministrazione, la soluzione è sempre nella fatturazione elettronica. In questo modo, i dati sui movimenti dell'Iva sono subito noti al Fisco e quindi meccanismi come la scissione contabile sarebbero un inutile accanimento sulla liquidità dei contribuenti Iva. Difficile giustificare ancora in nome delle lotta alle grandi frodi la deroga per lo split payment quando diventerà operativa l'altra deroga ottenuta da Roma sull'obbligo della fattura elettronica tra privati. Anche se resta il problema degli incassi per l'Erario.

Il primo decreto d'urgenza

In attesa del Def e della legge di Bilancio, si punta a reintrodurre le causali: si ragione su tre motivi, tecnico-produttivi, organizzativi (tra cui i nuovi progetti) o sostitutivi per consentire alle imprese il ricorso a lavoratori a tempo. Ne mirino ci sarebbero anche le durate: qui allo studio è la possibilità di vietare alla contrattazione collettiva di allungare il tetto dei 36 mesi di durata massima. Sulle delocalizzazioni delle aziende che hanno ricevuto incentivi si punta innanzitutto trasformare in legge alcuni principi contenuti in una circolare del precedente governo. Si studia inoltre il modello francese con l’obbligo per le multinazionali di trovare un compratore che garantisca i livelli occupazionali. Opzione estrema anche l'applicazione di sanzioni fino al 2% del fatturato

Si arricchisce di giorno in giorno il pacchetto di semplificazioni fiscali che il nuovo governo vuole introdurre con il decreto legge di fine mese. Oltre al rinvio di sei mesi della fatturazione elettronica per i benzinai, si studia anche l'addio alla dichiarazione dei redditi cartacea e a strumenti come spesometro, studi di settore e redditometro. Il quarto pilastro del primo decreto d'urgenza del governo Conte è il divieto assoluto di pubblicità del gioco d'azzardo. Il contrasto alla ludopatia parte dunque dagli spot. Si tratta di circa 200 milioni di euro di investimenti annui effettuati dall'industria del gioco pubblico, almeno secondo le stime che circolano. Di questi almeno 80 confluiscono nelle televisioni.